In una Glasgow perennemente piovosa, l’opinione pubblica è scossa da una serie di delitti particolarmente raccapriccianti, in quanto uno degli organi delle vittime viene poi recapitato alle relative famiglie quasi fosse un pacco regalo. La polizia non sa da dove partire. E, in questo quadro grigio e sfortunato, vive un personaggio altrettanto grigio e sfortunato, Barney Thomson, un barbiere semplice, un uomo comune, dall’aria apparentemente mite ma che cela, in sé, tanta rabbia: nel salone in cui lavora, infatti, i due colleghi, preferiti dalla maggior parte dei clienti, lo relegano sullo sfondo, mentre a casa, la sciatta moglie Agnes gli preferisce banali soap opera in tv. Insomma, Barney vive un’esistenza frustrata…e non trova conforto nemmeno nell’anziana madre, che rimesta in cucina minestre maleodoranti e di indubbia provenienza e, di fronte alle lamentele del figlio, non fa che incitarlo alla vendetta e alla violenza.
Per gli amanti delle storie thriller, è facile prevedere come, a un certo punto, la rabbia che Barney cova esploda tutta insieme, innestando una serie di azioni che porteranno tutti, la polizia compresa, a facili fraintendimenti.
Non ho trovato questo libro di Douglas Linsday divertente, come citato in diverse recensioni, nemmeno gli ho intravisto un’ombra di quell’humour nero tanto decantato. No, è un thriller dal ritmo veloce e dalla forte tensione psicologica, in cui l’assassino si configura fino alla fine (e non è la prima volta!) come una vittima lui stesso della società, meschina, indifferente, ingiusta, che non è in grado di includerlo e di valorizzare quello che, inizialmente, c’è di buono in lui. Un incompreso che diventa assassino…ma è proprio così?
Consigliato!