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Il velocifero

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Il velocifero era, negli ultimi anni dell'Ottocento, la diligenza per i viaggi celeri. Nel cortile del Cascinone, dove è ambientato in parte questo romanzo, se ne conserva un esemplare, ormai in disuso. La malridotta carrozza, luogo di giochi spensierati, diventa emblema di una saga familiare tra Ottocento e Grande Guerra, tra la Milano belle epoque e il contado, raccontata con gli occhi di due bambini, i fratelli Renzo e Silvia Bellaviti, che trasformano la loro pittoresca famiglia in una sorta di arca di Noè carica di parenti e animali. Un'arca, tuttavia, destinata a naufragare tra gelosie, debiti, le celle di un convento e le trincee del Carso.

418 pages, Paperback

First published January 1, 1963

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About the author

Luigi Santucci

62 books1 follower

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3 (4%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
January 23, 2025
Mi unisco al coro dei tanti commenti entusiasti e soddisfatti che già ci sono in giro. Storia di un'insolita arca di Noè: un'arca di Noè al contrario, che parte stracarica e va lentamente svuotandosi e naufragando. Oltre al tema classicone della famiglia, c'è il tema del nido e dell'importanza che questo riveste in rapporto con tutto il resto; c'è il tema del sentirsi traditi dagli altri, da coloro che ci circondano e dagli affetti più cari: sensazione di tradimento anche quando i comportamenti degli altri non sono messi in atto con malafede ma provocano ugualmente dolore e delusione cocenti.

Un signor romanzone, un romanzo d'altri tempi: sia per le dimensioni corpose, sia per l'ambientazione Belle Époque milanese (da leccarsi i baffi) , ma soprattutto per la densità del discorso, la succosità della narrazione: ogni pagina una cascata di parole attentamente scelte e dosate, ogni passaggio è un fiume in piena ma di una piena giusta, dirompente all'interno del suo alveo e non fa danni altrove. A farsi prendere la mano, il rischio è di sottolineare tutto, dall'inizio alla fine. Non manca neanche di una decisa vena poetica e pittorica, anzi diciamo pure impressionistica, e questo sì che gli fa guadagnare punti.

Le parti scritte in dialetto sono quantitativamente rilevanti: non mi hanno creato nessuna difficoltà, ho scoperto esserci una sorprendente somiglianza tra il dialetto milanese e il dialetto delle montagne dove sono venuta ad annidarmi.

Per non parlare della sorpresa di ritrovare, nel secondo capitolo, un brano che ricordavo con esattezza di avere letto in una antologia in quarta o quinta elementare. Ora ho scoperto che il brano era stato opportunamente tagliato e censurato, ma la sorpresa è stata ugualmente piacevole, è stato come chiudere un cerchio.

Verso i tre quarti della lettura inizio a realizzare che questo romanzo potrebbe essere un fratellino "minore" de Il Mulino del Po: minore perché è più smilzo del celebre triplo-tomone; perché abbraccia un arco di tempo un po' più contenuto; e poi perché la parabola dei personaggi è un po' meno epica; eppure, eppure, si può affermare senza tanti scrupoli che se un lettore ha gradito uno dei due, allora apprezzerà di certo anche l'altro.

Non manca di una qualche ingenuità nell'impianto della trama e in qualche profilo psicologico (i due fratelli Renzo e Silvia anche da bambini sembrano quasi adulti, accettano gli errori e le dimenticanze degli adulti con un'imperturbabilità che manco un prete o un filosofo navigato), ma tutto sommato sono ingenuità perdonabili quando tutto l'insieme è così godibile.

Il rapporto tra Renzo e Gianni - più che di amicizia, più che fraterno, più che tutto - è costruito davvero benissimo, ricorda la coppia Noodles-Max di Once upon a time in America. Oppure li si potrebbe vedere anche come Narciso e Boccadoro.

Il finale: sinceramente non ho capito quale sia la morale, la lezione che l'autore vuole insegnarci. In tutto il romanzo la religione ha un ruolo rilevante, direi quasi in maniera manzoniana; però per come si mettono le cose nel finale, l'autore sembrerebbe voler dare più ragione ai personaggi nichilisti che non a quelli credenti, altro che Manzoni. Forse bisogna pensare di metterli tutti insieme (proprio come sull'arca di Noè) e che abbiano ragione sia gli uni che gli altri. O forse è una sottospecie di finale aperto.

Quando l'ho acquistato, in dicembre, la libreria mi ha spedito un libro usato, edizione assolutamente vintage, ma in buone, anzi, direi ottime condizioni. Dopo quindici e passa giorni a viaggiare avanti e indietro nel borsone, l'oggetto ha cambiato completamente il suo aspetto: la sopracoperta ha iniziato letteralmente a sbriciolarsi e perché non perdesse pezzi l'ho rabberciata in modo fantasioso con strisce di scotch-magic e adesivini vari. Ma va bene così, i libri sono belli anche vissuti e ricuciti.
Profile Image for lise.charmel.
526 reviews196 followers
November 25, 2022
Bellissimo romanzo che racconta la storia di una famiglia milanese partendo dal 1908, con protagonisti una coppia di fratelli strepitosa (Renzo il maggiore, Silvia più piccola), che vediamo crescere mentre la famiglia attraversa fortune e rovesci, compaiono zii d'America e amici impetuosi ma inaffidabili, c'è un cascinone in campagna (a Chiaravalle per i milanesi e zone limitrofe), anche quello teatro di fortune e rovesci, ma pure una farmacia in Corso Monforte. c'è un nonno che fu dei Mille di Garibaldi, una vicina di casa che vide le Cinque Giornate di Milano, ma anche, dolorosissima, la Prima Guerra Mondiale.
La lingua è magnifica, solo posso trovare come difetto un'eccessiva filosofia religiosa del tutto, un Dio buono che stucca e che compare anche in luoghi dove non me lo immagino verosimile, solo in parte controbilanciata da uno zio antireligioso molto divertente, che però più prosegue la narrazione e più ci fa la figura del pitocco.
Comunque una bellissima scoperta, che peccato che un autore come Santucci sia finito dimenticato.
Profile Image for Dagio_maya .
1,112 reviews351 followers
October 1, 2022
Tutti lo avevano tradito: chi col morire, chi lasciandosi portar via dal proprio demone stolto.
Nessuno aveva capito che bisognava vivere, restare dove si era felici: sbarrare la porta alla morte e alle passioni, fermi, in una inflessibile congiura.”



Ho letto questo libro grazie alla bellissima iniziativa delle biblioteche del Comune di Milano (https://milano.biblioteche.it/milanod...) che quest’anno hanno condiviso romanzo Storici a me, perlopiù, sconosciuti.

Nella casa di via Monforte, 5 a Milano abita una famiglia estesa, quella dei Lorini/Bellaviti.
Nonni, zii, figli, nipoti compongono una bizzarra famiglia della media borghesia milanese.
Si parte con le migliori premesse: la donna di servizio che parla solo in dialetto infilando un proverbio dietro l’altro; il nonno Camillo ex garibaldino e farmacista inventore di un miracoloso elisir; lo zio Panfilo, ateo convinto con tratti alla Oblomov; la zia Linda, zitella e fervente credente in odor di follia...
Al centro I due eredi: Renzo e Silvia. Fratello e sorella incredibilmente legati di un amore quasi morboso.
Luigi Santucci ha una scrittura godibilissima ed è magistrale nella costruzione dei suoi personaggi che fin dalle prime battute risultano solidi e credibili.
Anche se direi che non ottiene, a mio avviso, lo stesso risultato con la mulatta Susy, personaggio con cui l’autore scivola facilmente nello stereotipo più scontato rendendo la sua figura poco più che una macchietta.
La pletora di personaggi, tuttavia, che abitano queste pagine, fa presto perdonare questo aspetto.
Santucci, inoltre ha una grande abilità nel cambio di registro: ironico e comico nella prima parte; drammatico nella seconda e .
Un po’ di delusione per il velocifero stesso che credevo più protagonista ma, in realtà, resta un fondale scenico, fermo nella sua metafora di mezzo potenziale al cambiamento e alla fuga che non avverrà mai.
Leggere questo romanzo è come attraversare uno stretto corridoio dove non puoi sottrarti dalla vista delle immagini incorniciate che lo attraversano.
Sono cornici che, tuttavia, seppur gradevoli rimangono chiuse in se stesse.


Sì, tutto era chiaro e giusto. Panfilo, Betta, Linda e tutti quei vivi nella casa non avevano una loro vita autonoma: fuori da quell’incastro di mobili e di oggetti, estratti dall’ingranaggio dei loro piccoli piaceri, dei consuetudinari frizzi e battibecchi, forse non esistevano neppure.
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
September 7, 2022
Bella l'ambientazione e bello l'uso del dialetto (finalmente ho capito qualcosa!!). Da riscoprire la lingua di Santucci, un altro scrittore di cui colpevolmente non avevo mai sentito parlare.
La saga familiare è "vera", i personaggi sembrano davvero palpitare sotto il velo sottile della carta, con le loro miserie, fortune e sogni (più o meno leciti). Una famiglia, e una casa, i cui rapporti evolvono fino ad arrivare alla Grande Guerra.
Profile Image for Georgiana 1792.
2,419 reviews162 followers
September 23, 2022
Un romanzo che fin dal principio sembra essere pervaso dalla malinconia, una malinconia che influisce sul lettore, facendogli ripensare alle tradizioni della sua infanzia, soprattutto in occasione delle festività, prima di Tutti i Santi e poi di Natale, con una famiglia riunita sotto lo stesso tetto, il cambio degli armadi, la cucina, le usanze caratteristiche che sono uniche per ogni famiglia. I due protagonisti, Renzo e Silvia, vorrebbero che le cose rimanessero sempre così, e immaginano durante i loro giochi - in cui diventano Crisante e Daria - di poterle preservare utilizzando il velocifero che è nella rimessa della casa dei nonni paterni, il Cascinone, come un'arca tutta speciale.
Con il passare degli anni, la malinconia si trasforma in vera e propria tristezza nel vedere questa famiglia che prima si smembra alla morte del nonno, poi si riunisce grazie all'eredità di uno zio e al desiderio di Renzo di riportare tutto indietro a com'era prima, come se lui fosse davvero Noè, che raduna sulla sua arca tutte le persone a cui vuole bene e tutte le proprietà che gli danno la sicurezza che sentiva durante l'infanzia. Ma quando ormai si affaccia alla vita adulta, le cose cambiano, e Renzo non riesce più a tenere stretti i pezzi, gli esemplari da proteggere nella sua arca, che si disperdono di nuovo ciascuno per la sua strada, finché alla fine, ogni sogno di Renzo non viene spazzato via dalla Prima Guerra Mondiale.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Veronica Minucci.
105 reviews7 followers
September 12, 2022
La storia è anche carina, ti proietta nel secolo scorso, ma i dialoghi... Proprio, no, non ce la facevo. Il dialetto in quel modo è davvero troppo difficile da comprendere per chi non lo conosce. Onestamente, ad ogni discorso diretto dovevo andare a cercare online che cosa dicevano, facendo diventare così stressante la lettura.
Profile Image for Elettra.
359 reviews28 followers
September 28, 2022
È a mio parere un bellissimo romanzo storico che ci descrive la vita di una famiglia milanese di fine Ottocento / primi del Novecento, famiglia molto particolare allargata a zii e nonni, con annessi di domestiche di casa, cocchieri e tutte le persone che girano intorno ad una famiglia. Gli echi della storia sono di sfondo alle vicende: dai fasti garibaldini di nonno Camillo e di nonna Margherita, ai ricordi vaghi ma risoluti delle giornate di Milano della cucitrice di casa fino alla prima guerra mondiale e ai suoi orrori. Renzo e Silvia assorbono nell’atmosfera della loro famiglia quei sentimenti di serenità, di valorizzazione dei valori civici e morali che se pur legati a quell’epoca, non sarebbe male rivedere e valorizzare anche nella nostra. Bellissimo è l’affresco della Milano di allora con i suoi modi di dire, le sue abitudini, illustrate con grande perizia spesso in dialetto meneghino che, anche per chi, come me non è milanese, suona alle orecchie come una piacevole musica. Santucci scrive con leggerezza e senza ampollosità della bellezza di un tempo passato; il suo stile garbato ed elegante sa catturare il lettore che segue con interesse sempre maggiore le vicende narrate delle quali si sente partecipe. Potrei scrivere ancora di più, tanto il libro mi è piaciuto, ma il tempo è tiranno… e mi fermo qui!!!!
Profile Image for Marta.
896 reviews13 followers
October 15, 2020
Il velocifero (1963)

Mi ha molto appassionata la saga della famiglia Lorini\Bellaviti (con l'aggiunta degli Ettori) di viale Monforte 5 a Milano. Bella l'ambientazione nella Milano di inizio '900 con ancora echi di Garibaldi e Cinque Giornate, peccato per la morale cattolica che permea il libro e che risulta a volte stucchevole (personalmente non credo alla vocazione di Silvia, la reputo frutto di delusione e paura del mondo). I personaggi restano impressi, e anche l'atmosfera.
Profile Image for Monica.
251 reviews28 followers
September 27, 2022
Non sempre si può aggiustare quello che è rotto.

Questo è il primo pensiero che ho avuto alla fine della lettura. Un immenso e nostalgico ricordo d'infanzia che prende vita attraverso un susseguirsi di gesti quotidiani che raccontano la serenità di una famiglia milanese con tutte le sue ordinarie imperfezioni. E che appartengono un pò a tutte le famiglie italiane.
Fino al momento dello sfacelo, che arriva con la morte del nonno. E a cui il nipote Renzo, idealista e sognatore, cerca di opporsi, districandosi tra familiari e amici che non gli semplificano di certo le cose.
Tutti personaggi vivi ed emblematici. A partire da nonno Camillo, vera colonna portante del nucleo, l'insostituibile Marietta col suo immancabile dialetto milanese o lo zio Panfilo che vive come un parassita cinico e pigro.
Un romanzo ingiustamente sottovalutato.
Profile Image for Ma Guar.
60 reviews
February 7, 2021
Le parti in milanese sono troppe e pesanti, nonché incomprensibili senza una traduzione. Ma è una storia scritta come si deve, una saga familiare in cui non si pretende di narrare cento anni di storia, ma una decina scarsa, così da approfondire personaggi, caratteri, loro evoluzione, e sentirsi parte di quella famiglia. Così si scrivono le storie sulle famiglie, facendoci entrare dentro, e i casi sono due: o ci si sbatte e si narrano in più volumi, tipo Galsworthy o Howard, o si seleziona cosa narrare. È un libro di altri tempi, da recuperare dall'oblio e Santucci scrive divinamente
Profile Image for Liliana.
206 reviews3 followers
February 3, 2023
2.5
La prima parte ha sprazzi di liricità, ma, dal mio punto di vista, si sente che è invecchiato. Alcuni episodi vengono risolti banalmente (vedi il litigio tra il nonno e il signor Ettori), anche se la descrizione del clima familiare e degli affetti mi ha riportato al mio modo di vedere le cose quando ero una bambina, quando anche "il mondo bugiardo degli adulti" non veniva percepito. La seconda parte si fa più interessante perché Renzo prende coscienza di come il mondo effettivamente "gira", dei tradimenti, degli interessi e delle disillusioni. Il finale, però, mi ha un po' deluso e non saprei definirlo se frutto di una spes contra spem o della morale cristiana.
7 reviews
January 6, 2023
Ce lo ha dato il nostro prof di italiano in prima superiore. Ero partita molto titubante, soprattutto perché vecchio. Ci sono alcune parti noiosette, ma la storia in se è molto interessante e ben scritta. C’è di tutto in questo libro. Storie amorose, avventurose, nella povertà, nella ricchezza, nella pace, nella guerra… Panfilio mi ha colpito particolarmente: “T’è toccata anche a te questa disgrazia di venire al mondo... vuoi un consiglio? Aspetta che sia passata, sta’ fermo, sdraiati, muoviti il meno possibile. Non c’è altro da fare: aspettare che passi. Mio caro.”
Profile Image for Manuela.
95 reviews
July 6, 2024
Stilystically it recalled me the famous novel of Gabriel Garcia "One hundred years of Solitude", although in the Garcia masterpiece the localtion and other facats are fiction
This is the story of a fictional Milan family from the late 19th Century up to the second World War: it moved me at the end when the last living member dies on the front hit by an Austrian soldier.
The funniest parts are the ones written in the local slang.
This book is the mirror of Milan in the early 20th Century.
Profile Image for LaCitty.
1,048 reviews185 followers
October 15, 2022
Il velocifero non è un libro perfetto, ha delle pecche indubbie, ma mi è piaciuto molto nonostante tutto.
La prima parte racconta l'infanzia dei due protagonisti, Renzo e Silvia, un'infanzia scanzonata, piena di episodi divertenti, ma slegati tra loro. La seconda parte, invece, è narrativamente più coesa, ma anche più malinconica e il capitolo finale, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, mi ha commossa anche grazie alla scelta di alternare la voce di Renzo dal fronte a quella di Silvia diventata .
Questo cambio di tono è uno degli elementi che può spiazzare il lettore. L'altro è la caratterizzazione di alcuni personaggi che appare un po' carente. Il loro cambiamenti sembrano esclusivamente funzionali al fare progredire la trama e non motivati da un percorso di crescita ed evoluzione. Così soprattutto Susy e Gianni appaiono sacrificati a questa logica, ma in parte anche Silvia. Gli altri personaggi, invece, anche quando solo appena abbozzati, appaiono convincenti: così abbiamo Marietta, la serva che parla in milanese, è più spesso una macchietta, ma ha i suoi drammi da sbrogliare; Margherita, la nonna, che dopo la morte del marito, ma rimane un punto di riferimento per la famiglia, Enrica con il suo passato "pericoloso", Panfilo che sopra tutto vuole riposare.
A questo aggiungete l'ambientazione milanese, con una città non descritta, ma il cui spirito aleggia forte su tutta la storia.
Per me è una promozione piena.
Displaying 1 - 14 of 14 reviews

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