Chi è l'imboscato? È chi indossa la divisa, ma trova per sé una posizione da cui stare al sicuro dai pericoli della guerra. "Imboscato" è l'insulto che i soldati in trincea lanciano ai soldati nelle retrovie. "Imboscato" vale soltanto un poco di più che "disertore". Attilio Frescura, arruolato nelle Milizie Territoriali, combatté la Prima Guerra Mondiale da imboscato e ne era talmente consapevole da farne il titolo delle sue memorie. Eppure, anche dalla seconda fila ebbe modo di toccare con mano l'orrore del conflitto: le sofferenze dei civili, i soldati feriti, le condanne a morte dei disertori. Ne scaturì uno dei pochi diari di guerra immuni alla retorica nazionalista e, in virtù di ciò, un grande successo editoriale, riproposto oggi in occasione del centenario dell'intervento italiano nella Grande Guerra.
Bisogna assolutamente tener presente che si sta parlando di un diario, non di un saggio o di un romanzo autobiografico: l'autore annota i piú svariati fatti e circostanze, alcuni dei quali non dicono granché a un lettore del terzo millennio. Molto interessanti sono invece le feroci critiche alle mancanze tattiche e strategiche dei comandi superiori, oltre che le osservazioni sulla retorica che caratterizzava i resoconti giornalistici dal campo e l'ironia con la quale Frescura si sofferma a valutare condotte e parole dei vari esponenti del fronte interventista, a guerra iniziata. L'italiano è spesso eccessivamente pomposo, velleitariamente dannunziano. In definitiva, non è certo il più notevole tra i tanti memoriali di quegli anni, ma presenta dei motivi di interesse.