Chi ha annacquato la Guinness?
Un romanzo fatto di due capitoli: intorno a questi (l'undicesimo e il dodicesimo), il nulla.
Un nulla fatto di storielle banali, personaggi macchiettistici, situazioni in bilico fra il paradossale, la commedia romanticoagrodolce alla Nick Hornby e un umorismo inglese - pardon, irlandese - che dovrebbe far ghignare e invece, a malapena, strappa un sorriso; situazioni, quelle che raccontano le storie e le gesta dei due amici Jake e Chuckie (cattolico l'uno e protestante l'altro, ma tu guarda le combinazioni) che si inseriscono nella realtà storica della Belfast dei Troubles, degli attentati, delle fazioni, dell'IRA appena prima del "cessate il fuoco" della seconda metà degli anni Novanta.
E qui scatta l'incazzatura - mi si perdonerà il linguaggio da muratore di West Belfast - perché, mi dico, accidenti a te, Robert McLiam Wilson, sai scrivere due capitoli così belli e così intensi, così drammatici per il loro violento realismo, due capitoli di una forza e di una potenza inaudite, e che fai, me li mimetizzi in mezzo a più di quattrocento pagine di mediocrità e noia assoluta?
Vade retro, McLiam, due stelle sono anche troppe per quello che hai scritto, soprattutto pensando a quello che avresti potuto scrivere: ma chi credevi di essere, il Nick Hornby dei tempi d'oro?
Irlanda del Nerd, mi verrebbe da dire (e questa è una battuta che piacerebbe a a Chuckie. O a Jacke. O forse anche a Robert McLiam Wilson), se non fosse che siamo fermi ad appena un attimo prima: ma Chuckie e Jacke sono proprio due Nerd prima dell'avvento dell'era digitale, e il livello delle battute e dell'ironia è più o meno questo, ahimè.
Peccato, perché a Belfast c'è il mare.
Non l'avevo mai pensato, e McLiam Wilson me l'ha fatto capire, come nessuno mai, nelle belle parole dedicate alla sua città.
Poi, però, l'aria si fece pastosa, densa come melassa (lo dice persino lui), proprio niente a che vedere con lo spendore di una pinta di Guiness appena spillata, con l'emozione di un tramonto sul mare irlandese; e la sensazione di aver perso del tempo, fra situazioni grottesche e finali multipli telefonati (no, pure la doppia svolta gay no, per favore!), è troppo forte.
Che poi io preferisco le Lambic, o le Rosse, se proprio devo confessarlo.