"Aveva il cuore già spezzato per tutto quello che, inevitabilmente, sarebbe accaduto fra di loro. Perché se lei fosse stata sconfitta, l'avrebbe persa. E se avesse vinto, l'avrebbe persa ancora di più."
"Cosa faresti se ti dicessero che sei il villain della storia?"
Nella rigogliosa Riva di Vidrian fervono i preparativi per la Cerimonia della Destinazione, che ogni anno assegna i bambini del villaggio alla famiglia più adatta al loro Xen, il loro centro, e ne determina il posto nella società. A giocare un ruolo chiave nella Cerimonia sono gli Armon del Cerchio, l’autorità spirituale della riva.
Il giovane Bram Cadaval, apprendista del Cerchio, è inquieto. Non solo i suoi progressi sono fermi, ma è tormentato da visioni improvvise alle quali non riesce a dare un senso. Questo, e la sua incapacità a sintonizzarsi con gli altri Armon, causano in lui enorme frustrazione. L’inquietudine diventa angoscia quando Aral, uno dei bambini che attende la sua Destinazione, sparisce misteriosamente. Partire per la missione alla ricerca di Aral rappresenta per Bram la possibilità di riscattarsi e dimostrare ciò che vale.
Deva Loissen è la figlia di facoltosi commercianti di Riva di Terrena, abituata alla ricchezza e agli agi. La sua vita, però, è tenuta sotto costante controllo dalla famiglia a causa delle crisi autolesionistiche di cui talvolta è preda, come dimostra il suo viso, segnato da una vistosa cicatrice. Un giorno, al ritorno da una cavalcata, Deva assiste impotente allo sterminio della sua famiglia, bruciata da un inquietante fuoco nero. Scampa alla morte fuggendo, ferita, insieme al suo cavallo.
Mentre Bram e Deva intraprendono un viaggio alla ricerca della salvezza, il fantasma della guerra che cento anni prima sconvolse le Cinque Rive sembra risvegliarsi, per chiedere a queste terre un nuovo tributo di sangue e morte.
La prima metà del romanzo è stata entusiasmante, poi purtroppo la narrazione diventa più prevedibile e al tempo stesso frettolosa. Purtroppo la "villain" mi ha convinto poco, perché nonostante di lei tutti abbiano tanto da dire, la sua caratterizzazione risulta poco convincente. I personaggi meglio riusciti per me non sono neanche i protagonisti, ma il Capitano e l'Astromante. Ovviamente i miei preferiti sono anche i più sventurati, ma spero che nel seguito arrivi per loro qualche miracolosa salvezza! Mi è dispiaciuto anche non appassionarmi particolarmente alle storie d'amore principali, a questo triangolo sicuramente originale ma che non mi ha lasciato grandi sconvolgimenti emotivi. In guerra non esistono buoni e cattivi e ognuno può essere eroe o mostro a seconda dello schieramento a cui appartiene, questo concetto è molto caro al romanzo e sicuramente interessante, ma sento che c'è ancora tanto da dire e approfondire, anche qui rimetto le mie speranze nel seguito!
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Avevo molte aspettative su questo libro, che avevo scoperto quasi per caso e mi aveva attirato subito. Ed ero molto felice perché, al netto dei problemi, mi aveva preso e mi stava piacendo. Solo che poi sono arrivati gli ultimi tre capitoli... ed eccoci qui.
Partiamo dalle cose positive, per non deprimerci subito?
La storia scorre bene, non è particolarmente originale in alcune sue sfaccettature (anche se c'è stato un twist specifico che non avevo visto arrivare e che è stato davvero bello, cioè at its finest, ho adorato) ma funziona. Inizia in maniera abbastanza tradizionale per un fantasy, con la quest e un mistero da scoprire, un gruppo di personaggi variegati che si riunisce, un cattivo quasi alla Sauron salvo poi trovare una sua dimensione. La tematica centrale è molto buona ed è probabilmente la cosa che mi è piaciuta di più, ma ne riparliamo. I personaggi protagonisti buoni, in generale tutti. Devo dire di aver apprezzato la questione soprattutto di Bran e Deva come crescita sul fatto di trovare il proprio posto nel mondo in quanto cresciuti in un contesto che li ha resi insicuri ma solo perché chiedeva da loro altro che loro non fossero. Anche qui non la cosa più originale del mondo ma funziona nel modo in cui vediamo i personaggi interrogarsi per tutta la storia e arrivare, anche magari a torto, al posto dove si trovano meglio. A livello personale ho preferito i due personaggi più adulti perché naturalmente sono più nelle mie corde e da un lato credo che sia stata una scelta furba perché il target indirizzerebbe più su personaggi più giovani e invece permette anche ai millenials, diciamo, di ritrovarsi. Ma anche di questo ne riparleremo.
Lato worldbuilding, ero molto interessata alla questione delle Rive che era poi la cosa da cui ero stata attratta e, nonostante avrei preferito un maggiore approfondimento, la modalità di differenziazione delle varie rive mi ha soddisfatto. A questo aggiungo anche il sistema magico, che pur basandosi su "esiste la magia" ha alcune peculiarità che me l'hanno reso interessante. Il Cerchio, ma soprattutto le Arti Mantiche, permettono di avere una visione un po' meno generica della magia. Lato personale credo che come sia impostata qui l'Astromanzia funzioni anche a livello di storia.
E poi arriviamo al finale.
Parto dal presupposto che ritengo corretto il finale di Bran e Deva. Entrambi sono personaggi che hanno fatto la loro scelta e pur continuano a volersi bene non la rinnegano e il libro nemmeno ci dice se sia giusta o sbagliata, solo che è quello che volevano e ora possono dirsi loro stessi, quindi è una sorta di lieto fine e rispetta la tematica del libro. Ci fossero stati solo loro probabilmente non sarebbe stato così pessimo. Solo che ci sono anche gli altri due co-protagonisti. E il loro finale è così tanto brutto che rovina tutta la loro storia. Non sono sicura di aver capito bene cosa l'autrice volesse rappresentare con loro; so però che se li si toglie dalla trama, questa funziona uguale. Sembra che siano importanti per via delle profezie di Ev, ma di fatto non è così (perché si capisce che certe cose sarebbero accadute uguale anche se lei non ci fosse stata). A una certa la loro è una sottotrama che smette di intersecarsi con la trama principale, appaiono magie mai nominate prime (e anche abbastanza non sense) solo per complicare loro inutilmente la vita. Non è una questione di finale felice o drammatico, è una questione di importanza, e qui semplicemente è una cosa gratuita che nulla aggiunge alla trama o ai personaggi.
Ma la cosa peggiore a mio parere è il finale per quella che è la trattazione della tematica, i cui problemi iniziali finiscono per acuirsi. Il punto focale di questo libro è parlare del fatto che una cosa può essere buona o cattiva a seconda di chi la vive e di chi la racconta, dove mondi che sembrano positivi nascondono brutture e imperfezioni e crudeltà non sono invece così gratuite come ci si aspetterebbe. Per quanto mi riguarda è stata una buona scoperta, perché spesso (soprattutto negli YA) c'è sempre un generico cattivo da sconfiggere, per quanto giustificato, c'è sempre una fazione per cui il lettore dovrebbe fare il tifo. Qui invece l'intenzione dell'autrice non era di fare solo un colpo di scena ma proprio di avere due fazioni, entrambe con i suoi punti positivi e negativi senza che il lettore finisse per parteggiare per l'una o per l'altra. Peccato che questa tematica super-interessante sia trattata in maniera troppo semplicistica, rallentata all'infinito pur di non svelare subito le carte e alla fine si concluda in una cosa un po' paracula. Se da un lato posso capire l'intenzione dell'autrice nel fare in modo che sia la relazione tra Bran e Deva e il loro sviluppo a risolvere la situazione, la costruzione era stata tanto imponente che una risoluzione così mi ha fatto proprio sbottare: ah, tutto qui? Non bellissimo, nel climax finale. Tra l'altro ho avuto l'impressione durante la lettura che il libro stesse tentando di influenzarmi in maniera molto pesante verso una fazione invece che un'altra. Non credo sia stata una cosa consapevole da parte dell'autrice, credo semplicemente che sia il risultato del modo di impostare la trama, però il risultato non cambia. Da un lato, infatti, abbiamo il gruppo che ci viene detto che in realtà sono "i cattivi", che la guerra l'hanno iniziata loro, che trattano male la natura, gli animali, ecc. Però noi attraversiamo questo gruppo, incontriamo tante persone diverse, e per chi maltratta gli animali c'è chi non approva e chi li difende, per chi governa male c'è invece chi governa bene... Insomma, non mi è mai venuto da tifare né contro di loro né per loro, li ho presi semplicemente come un gruppo omogeneo dove ci sono cose positive e cose negative. Funziona. L'altro gruppo, invece... Chiaramente l'idea era "sì, hanno fatto cose malvagie ma per un bene superiore" e quindi anche qui si doveva apprezzare ciò che facevano e odiare il come. Però è qui che la storia fallisce, perché da un lato si concentra di più (troppo) sul confronto con l'altro gruppo, ignorando quindi parecchie cose che andavano spiegate meglio, e dall'altra cerca di muovere il lettore a pietà per uno dei personaggi principali con il risultato che a me questo continuo martellare del libro "guarda che bel personaggio, è grigio, ma è anche buono, è interessante, vero?" me l'ha fatta stare talmente sul cazzo che speravo si rivelasse davvero supermalvagia in un altro twist finale perché se c'è una cosa che odio è che un libro mi dica chi devo farmi piacere (non è un caso che io tenda ad amare i personaggi che le storie vogliono che si odino). Il risultato è che quest'altra fazione appariva molto meno grigia e interessante della prima, cosa che non avrebbe dovuto essere. Faccio un esempio spoiler per farmi capire meglio.
La conclusione del libro, o meglio il modo come questo confronto tra le due fazioni viene non-risolto, peggiora questo risultato, perché mi fa credere che la seconda fazione (quella cattiva ma per il bene superiore) di fatto non sia così grigia, perché per anni invece di trovare una soluzione così basica che non prevedesse di ammazzarne cento per salvarne mille abbia scelto consciamente di ucciderne cento perché faceva più comodo così. Per me si è persa completamente la complessità che era invece il punto bello del libro.
Vedo che molti parlano di un possibile secondo libro o addirittura una serie, ma io ho provato a cercare un po' e mi è parso comunque di capire che sia nato come autoconclusivo. Diciamo che anche da questo punto di vista il finale è paraculo, lasciandosi aperta la porta per un seguito. Solo che lo fa in maniera eccessiva al punto da danneggiare la conclusione del libro. Sono disposta a cambiare idea in caso di seguito, se mai ci sarà, perché come ho detto mi stava piacendo parecchio, ma come libro autoconclusivo lo devo purtroppo bocciare nonostante le numerose cose positive.
Ci sarebbe solo un'aggiunta sullo stile, ma non la farò perché ci ho fatto caso più per una questione personale che per altro e poi non sono nemmeno un editor e quando leggo lo faccio per hobby. Però una cosa la voglio dire: non credo sia necessario inserire un verbo di parlata a ogni dialogo, la maggior parte delle volte basta descrivere le azioni del personaggio per far capire chi parla senza riempire il testo di "commentò", che è pure un verbo con un significato specifico e non un sinonimo di "disse".
La scrittura di Chiara è come un fiume in piena, potente e trascinante, che trasporta con passione all’interno di un mondo con i suoi colori, odori, sapori e sfumature. Minuziosamente ha tessuto una tela fatta di sentimenti, luci ed ombre che giocano tra il passato e il presente, tra chi siamo, chi crediamo di essere e chi ci dicono che dovremmo essere, portandoci assieme ai suoi personaggi a compiere una scelta. Non importa quale sia, sono liberi di farla nel bene e nel male, in ogni caso da questo viaggio (forse il primo di molti) ne usciranno profondamente cambianti. Le Cinque Rive è un fantasy che affonda le radici nel nostro mondo, ci parla di dolore, di trauma, di rabbia e di disperazione, ma anche di identità, libertà, speranza e amore. E tanta magia! È una storia fatta di personaggi spezzati e cicatrici, ma anche di coraggio e motivazione. Difficile non affezionarsi ad ognuno dei personaggi, per quanto io abbia follemente amato Evanette. Così come è difficile non avere voglia di consumare pagina dopo pagina. Davvero una lettura evocativa ed appassionante, nonché una grandissima speranza e incoraggiamento per lettori di fantasy e autorə italiani di fantasy!
“Quello che dicono di te, non sei tu. Sono i loro pensieri, derivano dalle loro insicurezze e dalla loro smania di immolare al giudizio qualcuno che sia altro da loro. Cercheranno sempre il peggio, sai? Reale o immaginario. E quando lo troveranno, si sentiranno tranquilli e superiori nel loro poter fare appena di meglio.”
Le cinque Rive ha una grande capacità: quella di riuscire a toccarti dentro. E' un libro fortemente introspettivo, nonostante sia un fantasy, e per questo, non può far altro che toccarti da vicino in qualche modo. Chiara è riuscita a creare dei personaggi tridimensionali che si fanno amare (vedi Evanette), odiare (Bram), mal sopportare (Deva): per ognuno di loro, sono riuscita a provare dei sentimenti, più o meno forti che siano, non sempre piacevoli, ma comunque dei sentimenti. I traumi, le paure, le malattie mentali, si intersecano alla perfezione con il mondo magico, e spesso è difficile capire chi è l'eroe e chi il cattivo. Chiara è riuscita a lasciare i lettori nel mezzo: "e mo, nella lotta infinita tra male e bene, chi scelgo?!" Primo di una saga, ha delle potenzialità enormi: mi aspetto grandi cose dal sequel, perché se queste sono le premesse, io ho aspettative altissime! Ma andiamo sui tecnicismi: scrittura magistrale, world building accurato, non manca la strategia militare, le storie d'amore caratterizzate da tanta fluidità (anche se io una non la accetto, ecco), e una trama piena di avventura che ricorda molto il tipico cammino dell'eroe. Piccolo contro: alcune parti forse sono leggermente più lunghe di altre. Insomma, se mi cercate, mi troverete qui, ad attendere il sequel.
Finalmente un fantasy italiano degno di questo nome! Questa storia mi ha stupito, mi ha fatta emozionare, e mi ha regalato scenari incredibili, e plot twist che mi hanno lasciata a bocca aperta.
Si vede tanto l'attenzione, la cura e il duro lavoro nella stesura di questo romanzo ( come dovrebbe essere sempre, ma come purtroppo non accade sempre). Si tratta di un fantasy classico, in un mondo fantastico sull'orlo della guerra, con forze del "male" e forze del "bene", anche se poi scopriremo essere molto più complicato di come appare. Nonostante questo, devo comunque dire ( come è giusto che sia) alcune cose che non mi sono piaciute;
1 Ho visto questo romanzo essere esposto nelle librerie come Young Adult. E assolutamente è un romanzo fantasy classico, adatto a un pubblico adulto, non tanto per i suoi temi ma per il suo ritmo, per la sua densità e il suo spessore. Dubito che un quindicenne riuscirebbe ad andare oltre le prime pagine, non è un libro per ragazzi. E se vi aspettate il contrario ne rimarrete parecchio delusi.
2 C'è stato uno sforzo enorme da parte dell'autrice nel fare queste descrizioni mega dettagliate e ""nuove"", che delle volte funzionavano, ma delle volte stonavano, dire " le mani danzavano" per mostrare mani tremanti, non funziona. Ed è un triste autogol. La scrittrice è brava, e non ha bisogno di sforzarsi in descrizione strambe, per risultare "all'altezza" la storia è buona, funziona. Non serve altro. Stessa cosa per i modi di dire dei personaggi, usano espressioni bizzarre che ci possono stare per definire un mondo nuovo, diverso dal nostro, ma che necessitano di essere contestualizzate, se no non solo stonano e fanno storcere il naso, ma risultano proprio strane e " uscite dal nulla", quindi occhio.
3 la storia, la vera storia, la parte ritmata, interessante, inizia dopo più di 300 pagine di lente, dense, e a volte davvero noiose descrizioni. Nella storia accadono relativamente poche cose, che secondo me è un peccato. Non sono una fan di questo tipo di scrittura, perché appunto molto LENTA, e con poco ritmo. Può piacere per carità, ma allontana molti lettori, ed è un peccato. Può sembrare pretenziosa, troppo esagerata, e noiosa. Più volte avrei voluto chiudere il libro, ma ho avuto fiducia nella storia. Non so se molti altri saranno così pazienti.
Adesso ( e qui SPOILER)
Voglio parlare del fantastico plot twist sulla relazione tra la protagonista femminile e l'imperatrice maledetta, è stato FIGHISSIMO. La parte che riaccende la storia, che cambia le carte in tavola e che ti fa dire " Ohhh, adesso sono curiosa". Il loro rapporto è stato raccontato con una delicatezza e una cura, incredibili. Ho amato ogni parola. Mi è piaciuta tantissimo l'immagine della guerra che la storia protrae, entrambe le parti equalmente mostrate nelle loro ragioni, nei loro orrori, in un modo veritiero, dove chi è il buono e chi è il cattivo, rimane sospeso. Come spesso accade in molte guerre. Penso che questo sia stato il lato più interessante e bello di questa storia. Davvero una figata. Aspetto con ansia il prossimo volume!
*4,5/5* Assolutamente consigliato, leggetelo! (Se non altro per dare a me qualcuno con cui parlarne) Di solito questi sono commenti che lascio alla fine, ma in questo caso ho voluto dirlo subito perché, se non aveste voglia di arrivare fino in fondo, almeno io so di averlo raccomandato; trattandosi di un high-fantasy scritto da un'autrice italiana, mi sento proprio in dovere di consigliarlo a più persone possibile. Penso si sia capito che il libro mi è piaciuto. Non sapevo bene cosa aspettarmi, nell'approcciarmi ho avuto quella titubanza "sfiduciosa" da booktok, ma allo stesso tempo ho sentito il libro chiamarmi fin dal momento della sua uscita, e non mi sono potuta sottrarre. Le cinque Rive del titolo sono le regioni che costituiscono la terra di Radian, e ognuna di esse ha una propria peculiarità che ne determina una forte identità e la differenzia dalle altre: Alta è la Riva dove la magia scorre libera tra i suoi abitanti, Sama è la più defilata ma produce artigianato di qualità; a Terrena vige l'innovazione tecnologica e a Vidrian ognuno conosce il suo posto in un cerchio d'ordine ed equilibrio. Morvha è la Riva maledetta. Questo mondo l'ho visto sollevarsi dalle pagine: si avvertono odori e colori, e soprattutto si percepisce lo spostamento da un luogo all'altro. Ci si preoccupa delle sue sorti. I personaggi, allo stesso modo, sono tridimensionali e vivi. Bram e Deva appaiono inizialmente come protagonisti classici, senza qualcosa di nuovo da dire, e invece ci mettono poco a far capire di essere innanzitutto "persone". Sono pieni di dubbi e incertezze ma anche di aspirazioni, sogni, volontà di diventare le versione migliore di loro stessi. Évanette e Lyran portano sulle spalle un passato e fardelli di cui si percepisce la pesantezza e che, vischiosi, rimangono incollati tanto a loro quanto a chi legge (io li amo. Evanette, poi, è un personaggio con scritto Helena Bonham Carter in ogni gesto ed è una trasposizione che morirei per vedere). La narrazione è ricca di tanti altri personaggi, che hanno il loro impatto e che restano ben impressi. La vera forza, comunque, è che nessuno è bianco o nero. Ciò che ho apprezzato molto è il ritmo lento, che si prende il tempo di illustrare con calma il mondo nuovo in cui ci si trova e che tratteggia meraviglie e contrasti che lo abitano; i personaggi si evolvono e il tempo del viaggio si distende nel modo giusto per fartene avvertire la stanchezza e i cambiamenti che porta con sé; tuttavia, non annoia mai. L'autrice adotta uno stile che si impegna a creare atmosfere, a far scaturire emozioni, a dipingere immagini; ci sono alcuni piccoli scivoloni, soprattutto in alcune linee di dialogo e nella ripetitività di certi concetti, ma in generale io ho trovato la prosa avvolgente ed evocativa. Parlando di romance, c'è un twist in cui non speravo e che per questo motivo è stato inaspettato ma, almeno da parte mia, felicemente accolto. E c'è una ship a cui mi sono consacrata. Anche le tematiche che si leggono sullo sfondo hanno una certa potenza: sfruttamento delle risorse, cambiamenti climatici, commercio indiscriminato, industrializzazione. Non sono esplorati con dovizia di particolari, ma sono abbastanza presenti da farsi capire e da far riflettere. A livello di trama c'è uno snodo narrativo importante che potrebbe sembrare lì solo per spingere avanti la trama, ma il modo per giustificarlo, anche se tirato, c'è e nella totalità dell'intrattenimento e dei feels per me può essere perdonato. Il finale è sfumato, farebbe pensare a un seguito - e io lo vorrei - ma c'è quel po' di speranza nelle ultime righe che potrebbe anche far concludere qui la storia lasciando il resto all'immaginazione. Mi dispiacerebbe, sono sincera. Bene, con questo papiro spero di aver convinto anche solo una persona a leggere "Le cinque rive". Io ribadisco il grande apprezzamento, e aggiungo i complimenti per la bellezza dell'edizione.
Le cinque rive mi fa venire in mente una Gemma nascosta. Non posso dire troppo, altrimenti sarebbe uno spoiler, ma chi lo ha letto capisce a cosa mi riferisco. Mi sembra che in giro se ne parli poco o almeno non quanto meriterebbe, perché Le cinque rive è un ottimo fantasy. Forse il problema è che ultimamente a spopolare sono i romantasy e qui, sebbene ci sia una parte sentimentale, il grosso della trama è fantasy puro, al 100%, alla vecchia maniera: un gruppo di (anti)eroi che si trovano insieme quasi per caso e viaggiano e superano prove per sconfiggere un nemico e soprattutto scoprire se stessi. Il primo aspetto che colpisce, fin dai primi capitoli, è la solidità del tutto: della trama, dei personaggi, delle ambientazioni, del sistema magico. È un romanzo razionale, ben costruito e ben meditato in ogni sua parte, dalla prima all'ultima riga. Le cinque rive, con le loro caratteristiche, sono assolutamente affascinanti e sembra di essere lì, si vorrebbe essere lì. Questo romanzo inizia come un fantasy classico e in effetti l'impostazione generale è quella, ma il solito conflitto tra i "buoni" e un "cattivo" da sconfiggere cambia completamente volto. Tutto si ribalta quando meno te lo aspetti, sei spinto a mettere in discussione quello che hai appena scoperto e a parteggiare alternativamente per l'una e per l'altra fazione a seconda di cosa sembra giusto in quel momento. Ogni azione può essere giusta o sbagliata a seconda della prospettiva da cui viene presentata o del motivo che la determina. È molto difficile distinguere tra bene e male in questo libro. Non ci sono buoni per cui parteggiare a ogni costo e nemici da odiare senza remore, ci sono semplicemente dei personaggi che fanno ciò che ritengono buono o necessario in base alle circostanze in cui si trovano. Questo è senz’altro un punto di forza, però mi chiedo se al tempo stesso non rischi di trasformarsi in un punto di debolezza. Mi spiego meglio. Ultimamente nel fantasy vanno molto di moda i "personaggi moralmente grigi" e i “cattivi” che in fondo tanto cattivi non sono, perché magari agiscono per una giusta causa o sono comunque spinti da motivazioni complesse. A volte il risultato è discutibile e non c'è una vera ambiguità, ma accade sempre più spesso che i lettori siano talmente affascinati dalla figura negativa da arrivare a parteggiare per lui o lei (basta pensare al Darkling di Tenebre e ossa). Quello su cui trovo interessante riflettere è che tutto questo si sta trasformando in un cliché ripetitivo, come fino a qualche anno fa lo era la distinzione netta tra bene e male, tra buoni e cattivi. Ormai mi sembra che sia quasi prevedibile essere sedotti dal “cattivo”, comprendere le sue ragioni eccetera, tant’è che un’autrice ha scritto una saga intera dedicata a un “cattivo” (sto parlando di Assistant to the villain). Tra un po’ per essere originali dovremo ripescare il vecchio cliché del “cattivo e basta” alla Lord Voldemort. Forse sarebbe tempo, per il fantasy, di provare a battere strade nuove, anche se mi rendo conto benissimo che non è affatto semplice. Se qualcuno ci riuscisse, avrebbe tutta la mia ammirazione. In ogni caso, Chiara Cecilia Santamaria si rivela una penna eccellente, dallo stile curato, forbito ed elegante che non perde mai scorrevolezza e non teme le descrizioni o di soffermarsi sullo stato d'animo e la psicologia dei personaggi. Nulla è affrettato o improvvisato, tutto è calcolato con cura e alla fine sembra l'unico esito possibile. Se si pensa che è il suo primo romanzo e che probabilmente migliorerà in futuro, posso dire che non vedo l'ora di avere tra le mani il seguito di questa splendida avventura.
Dare un giudizio a questo libro è difficile, perché nel complesso è un libro che mi è piaciuto anche se nella seconda metà vengono compiute delle scelte di trama che mi hanno proprio fatto chiedere "Perché?", oltre ad avermi fatta arrabbiare.
Ma partiamo con ordine. La scrittura mi è piaciuta, è una bella penna quella di Chiara Cecilia, seppur a un certo punto ho trovato le descrizioni ripetitive, soprattutto riferite a un personaggio, che appesantivano la lettura.
L'ambientazione è bella come anche il sistema magico, e anche la caratterizzazione dei personaggi perché hanno le loro ragioni nel compiere le proprie scelte, seppur non sempre corrette.
Le cinque rive ha il pregio di non essere prevedibile, cosa che per certi versi mi ha rallentato la lettura, perché mi muovevo in un territorio sconosciuto.
Passando ai tasti dolenti: che motivo c'era di complicare gli archi narrativi di Avevano già una conclusione non felice, perché creare questa drammaticità, che è diventata eccessiva? Soprattutto perché i loro capitoli hanno dei picchi di disperazione, poi speranza, poi disperazione... e via continuando. Se si era scelto un determinato finale, lo si poteva raggiungere senza questi giri, che hanno avuto solo lo scopo di allungare il brodo e creare angst senza un reale motivo. In più non ho capito perché Ev è stata imprigionata ad Alta con lo scopo di sfruttare dato che lei lo aveva già utilizzato per , cosa per giunta avvenuta off screen come se non fosse importante, quando invece ha il suo peso non indifferente. Personalmente non ha avuto senso, dato che sembrava l'unico personaggio potenzialmente risolutore nel conflitto tra le due fazioni.
Passiamo a Bram. Credo che lui abbia sofferto della sindrome del figlio NON preferito, perché quel titolo è di Deva. E sia chiaro, è normale che chi scrive possa avere una preferenza tra i propri personaggi, ma a quel punto dovrebbe intervenire l'editor ad appianare le discrepanze. Comunque, probabilmete è una mia mancanza ma... esattamente qual è il suo potere? Creare proiettili e scudi magici? Di Deva sappiamo tutto, perché abbiamo visto ogni singolo momento del suo addestramento, mentre quello di Bram avviene off screen. Sappiamo solo che insegna come usare il Cerchio agli altri Armon, cosa che non avrà un utilizzo. Se nella prima parte del libro vediamo quanta importanza hanno i suoi sogni di veglia, improvvisamente arrivato a dove incominciano ad avere senso non si ferma a pensarci, glissa il pensiero molto rapidamente. Perché l'autrice voleva mettere Deva e Bram in due posizioni diverse, quindi era scomodo che lui si interrogasse su determinate cose, perché serviva da un'altra parte. O il che compare convenientemente alla fine , quando ormai era tardi per qualsiasi riflessione. Nella sua fuga viene dato valore al giudizio di in quanto futuro Sapiente ma in vista della battaglia non viene nemmeno presa in considerazione l'idea di sentire il parere del bambino. E anche questa è una scelta di convenienza, perché si voleva che la storia andasse in una direzione, quindi il pretesto di trama al 75% del libro lo mettiamo da parte, perché non serve più.
Il finale mi è sembrato pigro. Un non voler arrivare a una risoluzione perché, per come vengono presentate le fazioni, entrambe hanno torto ed entrambe hanno ragione. Quindi non si è voluta prendere una posizione. Oltre a non lasciare aperture, quindi perché sento parlare di una continuazione? E mi chiedo, se la soluzione del libro è stata non ci si poteva pensare prima? Davvero non avevano la capacità di creare qualcosa del genere Bram nel suo epilogo è distrutto perché lo scontro dei suoi poteri e quelli di Deva ha causato , mentre Deva questo senso di colpa non l'ha. Si preoccupa solo che il suo love interest stia bene.
Parlando della piega romance di tutto il libro, non è gestita male. In alcuni momenti è esacerbata e per il personaggio di Deva rovina il suo arco del personaggio, perché passa da essere dipendente alla sua famiglia, poi ai love interest. Non matura una sua indipendenza ed è un peccato perché, narrativamente parlando, non evolve.
Un altro personaggio maltratto è Evanette, sulla quale sono state riversate tematiche grosse e pesanti che non sono state affrontante, oltre che per questo personaggio . Non è un bel messaggio da mandare, secondo me.
In conclusione, non è un libro che sconsiglio, anzi penso che possa dare spazio a molti spunti di riflessione perché affronta delle tematiche belle: come l'appartenenza, la scoperta del vero sé, il mentire/omettere a fin di bene, . La penna è buona, come dicevo all'inizio, solo doveva essere un po' alleggerita.
Un libro eccezionale! Non è stupenda solo la storia, i personaggi, i luoghi, ma è anche scritto magistralmente. Vivi ogni avventura immedesimandoti nei protagonisti, ti immagini ogni luogo come se lo avessi di fronte e apprezzi ogni riva per la sua diversità geografica. Ho cercato di dosare la lettura, di godermi il libro poco alla volta, ma la voglia di scoprire come continua e come finisce è troppa. L’ho divorato. E una volta terminato mi ha lasciato lo stesso vuoto che lascia una lunga saga. Emozionante e intenso. Ho apprezzato moltissimo come l’autrice abbia inserito temi contemporanei in un libro fantasy. Un fantasy che riflette sulle nostre problematiche attuali. Che ti permette di riflettere non solo a livello personale, seguendo la crescita dei personaggi, ma anche a livello sociale. Ho scoperto questo libro da tiktok ed non solo ha confermato le mie aspettative ma le ha ampiamente superate. Inutile dire che spero nel seguito e nel seguito del seguito. Complimenti!
Quando arriva il seguito? Un fantasy come non ne leggevo da anni, un word building preciso, protagonisti ben delineati e mai banali. Ad un certo punto pensavo di aver intuito il proseguo, ma i colpi di scena hanno ribaltato tutto. E ho adorato il fatto che non esista una netta separazione tra bene e male e che, anzi, non si è mai sicuri da che parte stare.
sono arrivata al 90%, mi fermo qui. e sono arrabbiata. questo è l’unico modo con cui posso descrivere questo libro che era partito in modo eccellente, ottime riflessioni, buon inizio di storia e intrigante; poi non si sa cosa succede: la scrittura rallenta e diventa ripetitiva e noiosa, i personaggi perdono di complessità (cambiano anche di carattere, e non per la crescita che “dovrebbero” fare) e le “coppie” sono impossibili da apprezzare (perché a quanto pare i personaggi si INNAMORANO in 2 righe, senza un minimo di feeling o tensione). ma non è qui che nasce il problema, dalla seconda metà inizia una storia diversa, senza senso ne filo logico, ESEMPIO; una ragazza che amava il “fidanzato” fino a due ore prima lo tradisce e capisce di essere innamorata di una ragazza che conosce da 2 giorni e con cui ha parlato 3 volte. non posso, non c’è la faccio, in un epic fantasy io voglio una storia che sia capace di prendermi e di farmi appassionare, E SOPRATTUTTO se si crea una componente romance maledizione, deve essere fatta bene, altrimenti si scrive un fantasy fatto e finito. questo libro aveva un potenziale enorme sprecato in 20 pagine. per me è un no, sono davvero delusa, mi aspettavo molto di più. (considerando anche quanto costa)
Quando si dice : i Fantasy italiani non hanno niente da invidiare a quelli stranieri ! Ecco questo è uno dei motivi per leggere questo libro : è bello e la scrittura è davvero poetica e con delle descrizioni veramente uniche , evocative. Ti trascinerà in un mondo magico con problematiche assolutamente attuali (come il cambiamento climatico ma anche lo sfruttamento degli animali / rischio di estinzione e la devastazione che consegue alle guerre nella vita di chi sopravvive). Altri temi attuali e trattati in maniera sia delicata ma anche forte sono la malattia mentale e la dipendenza da sostanze. Il viaggio dei protagonisti sarà carico di domande e loro “lotteranno” fino alla fine per avere le risposte che cercano. Ci saranno anche altri spunti di riflessione : perché il termine Strega viene sempre usato come dispregiativo ? Perché la donna con un potere viene temuta e si vuole sempre mettere a tacere ? E i predestinati sono obbligati per forza a seguire il loro percorso come se fosse già stato scritto o possono fare scelte su chi voglio essere e diventare ? E se il cattivo è mosso da intenti che per lui sono giusti è davvero il cattivo della storia ? Insomma questo e molto altro lo troverete in questo racconto che è si uno Young Adult ma ha davvero tante tematiche importanti e non vi deluderà !!
Leggere questo libro è stata una vera e propria avventura. Mi ha sorpresa, mi ha stupita e mi ha lasciato senza fiato. Faceva letteralmente male quando ero costretta a staccare gli occhi dal libro. Magnifica la storia, magnifica la scrittura, è stato tutto grandioso. Ho amato i personaggi, anche se mi è risultato più difficile riuscire immaginare quelli secondari e alcune scene ho dovuto rileggerle più volte perché non mi erano ben chiare, ma a parte questo, ottimo libro. Per questi ultimi dettagli e per il fatto di un particolare trope che non amo particolarmente (che ho rivisto anche nella saga di Acotar e in generale nei libri della Maas) non me la sento di dare 5 stelle. In più a volte rimanevo confusa dal tempo che passava all’interno del libro e dal rapporto nato tra due personaggi che mi è parso un poco frettoloso, mi sarebbe piaciuto che fosse stato approfondito meglio (preferisco gli slow-burn). Alla fine credo che questo libro si meriti 4 stelle. Mi ha dato molto le vibes di “La guerra dei papaveri”, ma anche della saga del mondo emerso di Licia Troisi (tutti libri che ho ✨adorato✨) Lo rileggerei? Si, anche se mi piacerebbe tanto sapere cosa succede dopo il “Dopo” e sperare in su sequel nonostante la nostra Chiara ci abbia detto che il libro fosse nato come stand alone.
Purtroppo ricorderò questo libro per un viaggio infinito in treno per dei rami sulla ferrovia. Ma è un buon libro, quindi poteva essere un terribile e infinito viaggio in treno e non lo è stato.
È un 2.5, in realtà, ma ho deciso di abbondare perché non è affatto un brutto libro.
È scritto bene, sebbene ci sia qualche imprecisione qua e là e la focalizzazione salti da un personaggio all’altro anche all’interno dello stesso paragrafo. Il wordbuilding ha dei tocchi di genio (la filosofia degli Armon, le varie specialità magiche di Alta) e delle cose già viste, tipo “terra dei cattivi”.
Ecco, il punto di forza sta nel tentativo di ribaltare la classica dicotomia bene/male del fantasy — tentativo che però non sempre riesce: l’intero personaggio di Deva mi è parso troppo in balia della trama, che l’ha portata in una certa situazione perché *doveva* essere lì. E la trama stessa cambia direzione in favore di questa soluzione un po’ troppo rapidamente: c’è un solido build up nella prima parte che viene sovvertito in maniera così brusca che il lettore ha l’impressione di essersi perso un pezzo. Personalmente, è stato anche il momento in cui parte della curiosità per vedere come andava a finire è scemata.
Ho apprezzato molto le tematiche, che appunto non sono mai presentate in bianco e nero, ma allo stesso tempo mi è parso che lo stile a volte le telegrafasse un po’ troppo.
Insomma, un buon libro che però non mi ha convinta del tutto.
Be’, mi sono lamentata talmente tanto di questo libro che non so esattamente se vale la pena fare una recensione. Ma la faccio lo stesso, quindi partiamo dal worldbuilding. Bellissima la mappa a inizio libro che chiarisce sempre tutto e bella anche l’idea delle varie Rive, ma poco approfondite. Non hanno delle caratteristiche particolari se non l’odio per Mohrva o l’uso della magia. Tutto qui?
I personaggi. Non sono riuscita a farmene piacere nemmeno uno. Ho sentito poco feeling tra di loro, non si è creato quel legame indissolubile per la quale si è pronti a fare di tutto l’uno per l’altro. Li ho percepiti più come quattro personaggi messi lì per la storia, ma senza una vera e propria affinità.
Lo stile di scrittura l’ho trovato lento e con descrizioni a volte non necessarie se non a riempire le pagine. Troppi giri di parole, troppe parole in generale.
3,5 ⭐ ci sono elementi che mi sono piaciuti molto come per esempio il fatto che non sia chiaro da che parte schierarsi, che i comportamenti dei personaggi siano contraddittori e complessi. L'arco narrativo dell'Astromante è stato sicuramente il mio preferito. Non ho apprezzato invece i poteri di alcuni personaggi che sembrano non essere coerenti con quelli di chi gli sta intorno e il finale che non mi sembra essere giustificato. Il ritmo poi è lento all'inizio e velocissimo alla fine, avrei preferito qualcosa di più stabile.
Potrebbe essere la rivelazione del mio 2023. Grazie Chiara per averci regalato due personaggi maschili non töxic e quella sorpresa commovente di cui avevamo disperatamente bisogno che è Evanette. Per Deva grazie un po’ di meno (si scherza, forse). Il resto l’ho detto tutto qui: https://vm.tiktok.com/ZGJ325FCr/
Un fantasy y/a ben costruito, dal world building e personaggi interessanti, elementi magici e un pizzichino di romance. Si legge molto bene, scorrevole e piacevole. Se si pensa poi che inizialmente è stato pensato come stand alone si apprezza ancora di più. Felice di aver trovato un fantasy italiano meritevole!
Un fantasy che ho trovato originale e appassionante. Non nascondo di aver fatto fatica a leggere le prime pagine (ma in fondo non è sempre così?), ma intorno al quinto capitolo la trama comincia a farsi intrigante, in quel modo che staccare gli occhi dalle pagine ti da dispiacere. La parte centrale è solidissima e continua così fino agli ultimi capitoli, dove un po' di pathos si perde per la velocità con cui le cose accadono, ma una volta terminato tutto appare funzionale. Un po' di incertezza la da anche il non sapere fino all'ultimo se il libro sarà autoconclusivo o se la storia avrà un continuo. Chiaramente il finale apre ad un seguito e scopro ora che sarà parte di una saga, pensare che questo possa essere solo l'incipit di un racconto ancora più epico mi riempie di attesa. Ci sono così tante domande, sia sui risvolti di trama ancora da svelare (quale sarà il ruolo del bambino? cosa scopriremo sulla ancora sconosciuta riva di Sama?) che su quelli già svelati (dove ci posizioniamo di fronte alle due fazioni? la federazione, per me, sembra avere ancora più ombre di quante ne abbia l'impero di Sarshan, che invece mette tutto alla luce del sole). I personaggi sono scritti molto bene, soprattutto i principali che hanno interi capitoli dedicati a loro che ci fanno empatizzare con loro. Ma anche il personaggio dell'imperatrice Sarshan, che invece è pieno di non detti, e descritto bene e in alcuni passaggi è da brividi. Penso sia il mio personaggio preferito. Il romanzo non manca di introdurre temi cari anche alla nostra realtà, come quello ambientale. Ciò che ho apprezzato di più è l'impossibilità di dichiarare cosa sia bene e cosa sia male, perché entriamo nel profondo dei pensieri di personaggi diversi con convinzioni opposte che a loro modo sembrano schiaccianti. Anche questo è un grande specchio della società in cui viviamo.
Davvero un ottimo romanzo, non vedo l'ora conoscere il futuro (e immagino anche di più sul passato) delle cinque rive e dei suoi personaggi.
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Avevo aspettative alte per questo libro ma è riuscito lo stesso a sorprendermi. Chiara dimostra una capacità di scrittura eccellente, un lessico ricco ma senza essere complesso, una bravura nella struttura narrativa davvero notevole. E poi la storia, che bella! Un vero fantasy dal sistema magico diverso dal solito, un mondo sfaccettato e ricco di bellezza, intriso di magia, tutto da scoprire. Personaggi originali, tematiche non comuni, un approfondimento psicologico impressionante. Leggete questo, e ditemi ancora che il fantasy non serve a parlare di tematiche importanti. Chiara è riuscita a parlare di temi forti ma in modo delicato e rispettoso, e a creare una serie di personaggi “grigi” in cui tutti possono trovare una parte di sè. L’unico difetto è che non ci sia subito un seguito!
Le Cinque Rive è davvero un buon fantasy, mi è piaciuto moltissimo, mi ha coinvolto e mi ha fatto affezionare ai personaggi ma ci sono delle cose che non mi hanno convinto. I villain sono poco approfonditi e, anche se le loro ragioni vengono spiegate, ho sentito la mancanza di un maggior approfondimento e di un villain ben definito. D’altra parte, i buoni appaiono troppo perfetti e la storia d’amore ha delle fondamenta un po’ troppo fragili che non mi hanno permesso di affezionarmi appieno alla coppia.
Libro avvincente, inizialmente ben costruito, con elementi che ho molto apprezzato e con ottime potenzialità, le quali purtroppo si perdono e scivolano via in un finale che sembra frettoloso: sono rimasta davvero delusa.
P.s. quella frase dietro il libro "cosa faresti se ti dicessero che sei il villain della storia" è un mezzo spoiler che mi ha inquinato tutta la lettura, la prima volta che l'ho notata avevo già letto la prima parte del libro e mi ha veramente contrariato!
È davvero molto bello e ben scritto come fantasy italiano, ho visto molti riferimenti ad altri fantasy e molti riferimenti alle passioni di Chiara che seguo da un pò. Consigliato..tenete presente che non è un libro autoconclusivo.
Finalmente un fantasy italiano come si deve! World building ben strutturato, sistema magico interessante e personaggi moralmente grigi. Peccato per il triangolo amoroso, che per quanto originale, mi ha convinta poco perché mi è sembrato un po' troppo frettoloso. Direi che si attende il seguito con ansia!