"Per sua sfortuna - o fortuna, chissà - la coscienza umana è fatta in modo tale che chi legge nel giornale o sente alla radio la notizia della morte di milioni di persone non riesce a cogliere la portata di quanto è accaduto, non è in grado di figurarsi, di delineare, di comprendere o calcolare la misura tremenda del dramma che si è compiuto. [...] Questo limite è la fortuna della coscienza umana, perché ci preserva dai tormenti morali e dalla pazzia. E questo limite è la sfortuna della nostra coscienza, perché rende il genere umano indulgente, superficiale e poco severo sul piano morale." (pp. 25, 26)