Conosciuto in Italia come Mademoiselle Anne, questo manga non ha certo bisogno di presentazioni per quellɜ della mia generazione.
Benio (o Anne se preferite), diciassettenne anticonformista e lontana dagli standard di bellezza e femminilità del Giappone dell'epoca Taisho (1912 - 1926), viene costretta a fidanzarsi con il bel sottotenente Ijuin, poco più grande di lei e per metà tedesco, per colpa di una vecchia promessa tra la nonna di lui ed il nonno di lei. Furente per il suo destino ed i suoi sogni infranti, Benio, mette in atto una serie di peripezie - una più esilarante e disastrosa dell'altra - per farsi odiare da lui e dalla sua famiglia, così da rompere il fidanzamento. Ma la vicinanza forzata, il bel carattere di Ijuin e l'affetto incondizionato che la famiglia di lui prova per lei, fanno si che l'astio si tramuti prima in stima e poi in amore, ampiamente ricambiato.
Ricordo ancora quando da bambina guardavo gli episodi dell'anime su Super3 e, molto spesso, mi ritrovo tutt'ora a canticchiarne la sigla. Quello che non ricordavo invece erano i temi, anche abbastanza pesanti, trattati nella storia.
Tranne Ijuin, quasi tutti gli uomini (ed un certo numero delle donne più anziane) che Benio incontra sulla sua strada, sono maschilisti, misogini, razzisti ed omofobi.
Benio è costantemente bersagliata da critiche sul suo comportamento e aspetto poco femminili, non sa cucire, cucinare o rassettare, insomma, non è la perfetta padrona di casa e angelo del focolare che tutti si aspettano. È un "maschiaccio" bravissima nel kendo, pronta a girare da sola per la città a rischio di essere bersaglio di commenti e attenzioni non gradite, e anche un tantino manesca e amante del sakè. È aperta verso l'occidente e gli occidentali, a differenza degli adulti che additano chiunque non sia un giapponese purosangue. Difende strenuamente il suo amico d'infanzia Ranmaru, aspirante onnagata - ossia un attore di kabuki che interpreta solo ruoli femminili -, bello come una fanciulla e già discretamente famoso (e innamorato di Benio fin da bambino), quanto basta per attirarsi addosso le avances di uomini di mezza età che, dopo essere stati rifiutati dal ragazzo, non ci pensano due volte a sommergere Ranmaru di insulti omofobi.
Le parole usate e molte situazioni sono al limite della decenza, decisamente politicamente scorrette. La scelta degli editori giapponesi (e italiani) di lasciare i termini originali però per me è giusta, in quanto fa percepire non solo i passi avanti che il giappone ha compiuto negli anni, ma anche quele era la società del Giappone nel 1918 e 1919 (anni in cui è ambita la storia di questo primo volume) e del Giappone degli anni '70, periodo in cui venne pubblicato questo manga (fu serializzato infatti dal 1975 al 1977). Molti dei termini offensivi e derisori usati per Benio, Ijuin e Ranmaru, infatti, venivano usati in Giappone proprio in quegli anni, e non solo lì purtroppo. Basti pensare alla parola okama (traducibile in italiano come "fin0cchi0"), che veniva usata abitualmente nei riguardi degli omosessuali, non solo in modo dispregiativo o "ironico", ma semplicemente per identificarli. Ricordare al mondo da dove si è partiti (utilizzando anche manga, libri e film come memorandum), dovrebbe essere un monito per non tornare indietro ma, invece, evolverci in una società più civile umana ed inclusiva. Purtroppo non ci stiamo riuscendo molto bene.
Altro tema affrontato (di cui non mi ricordavo assolutamente) è la guerra. Non farò spoiler, ma c'è molto drama negli ultimi capitoli di questo volume per il destino crudele che attenderà Benio e Ijuin.
Sicuramente questo è uno di quei manga che hanno fatto la storia - specialmente nel panorama degli shōjo -, da recuperare assolutamente anche per questa bellissima edizione da collezione.