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Gramsci, Manzoni e mia suocera. Quando gli esperti sbagliano le previsioni politiche
Gli esperti di politica fanno sempre più fatica a orientarsi in un territorio mobile, di cui è facile smarrire la mappa. Anche perché concentrano l'attenzione sui protagonisti della ribalta politica – i governi, le istituzioni, i partiti – e trascurano il retroscena sociale. In particolare, ignorano quei «microclimi d’opinione» che improntano i mondi locali e i rapporti interpersonali. In questo modo, però, molti fenomeni diventano invisibili e inspiegabili. Per ritrovare la bussola, nello spazio ai confini tra politica e società, Diamanti chiama in aiuto due padri nobili della cultura italiana. E non esita a cogliere i suggerimenti di una «politologa pop» che gli sta vicino...
- GenresNonfiction
120 pages, Paperback
First published January 1, 2012
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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
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February 17, 2022Leggendo (sempre meno, dato che Repubblica ormai va usata solo per incartare il pesce) gli interventi di Diamanti degli ultimi temi, avevo avuto l'impressione che ormai tendesse a inventarsi delle categorie interpretative nuove ogni volta.
Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfondito, come da stile-Mulino) Diamanti esprima la sua disaffezione alle categorie dominanti, alle elaborazioni sulla fine delle identità e dei "vecchi modi di far politica" e sulla nuova politica mediatizzata e personalizzata.
Diamanti sostanzialmente propone di incrociare le tecniche di ricerca di massa (i sondaggi, per dirla brevemente) e le conoscenze di senso comune ricavate "dalle suocere". Un metodo che in se non sembrerebbe sbagliato, ma che applicato alla piccola trattazione della Lega presente nel volume, appare insufficiente.
Diamanti davvero pensa che le difficoltà avute dalla Lega durante il centocinquantenario dell'Unità siano spiegabili coi sondaggi per cui agli italiani piacciono Garibaldi e Cavour? O c'erano movimenti nella società in azione in quel momento che non si riuscivano a leggere solo con sondaggi generali e conoscienze personali?
Probabilmente la narrazione dominante sulla "democrazia mediatica" non è la sola di cui ci si debba liberare per capire qualcosa. Bisogna quantomeno liberarsi anche dal tabù sulle analisi di classe...
Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfondito, come da stile-Mulino) Diamanti esprima la sua disaffezione alle categorie dominanti, alle elaborazioni sulla fine delle identità e dei "vecchi modi di far politica" e sulla nuova politica mediatizzata e personalizzata.
Diamanti sostanzialmente propone di incrociare le tecniche di ricerca di massa (i sondaggi, per dirla brevemente) e le conoscenze di senso comune ricavate "dalle suocere". Un metodo che in se non sembrerebbe sbagliato, ma che applicato alla piccola trattazione della Lega presente nel volume, appare insufficiente.
Diamanti davvero pensa che le difficoltà avute dalla Lega durante il centocinquantenario dell'Unità siano spiegabili coi sondaggi per cui agli italiani piacciono Garibaldi e Cavour? O c'erano movimenti nella società in azione in quel momento che non si riuscivano a leggere solo con sondaggi generali e conoscienze personali?
Probabilmente la narrazione dominante sulla "democrazia mediatica" non è la sola di cui ci si debba liberare per capire qualcosa. Bisogna quantomeno liberarsi anche dal tabù sulle analisi di classe...
April 5, 2025
Con questo libricino Diamanti si interroga se i paradigmi dominanti nella scienza politica siano ancora attuali in questo contesto di profondo cambiamento culturale e sociale. Lo fa, sapientemente, scomodando le grandi teorie e i grandi pensatori della teoria politica, da Putnam a Berger e Luckman, passando per Manin, Katz e Sartori. Il testo, seppur breve, è denso di riferimenti si pone l’obiettivo di avviare un generale ripensamento sulla necessità di porre una maggiore attenzione agli aspetti di micro-politica, del sentire comune, della base elettorale e del “senso comune”.
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