Il giorno di Ferragosto cadono le bombe sulle città bombe atomiche. Dove esplodono, la morte arriva improvvisa; e anche dove la vita sembra resistere, in breve la nube radioattiva la spazzerà via. In un angolo di Toscana stretto tra il mare e la campagna qualcuno è Lucky, per esempio, un cane lupo dalla mole impressionante ma dall'indole amichevole, e il professor Ferruccio Fila, suo padrone, un uomo irrequieto e solitario. È dal loro punto di vista che la catastrofe viene raccontata nei primi due romanzi qui raccolti, Il superstite e Ferragosto di morte, mentre Il mondo senza nessuno descrive una realtà in cui ogni forma di vita animale è ormai scomparsa. Testimonianza dell'ultima fase della produzione letteraria di Cassola e del suo impegno civile, improntato a un pacifismo e a un antimilitarismo radicali, i tre romanzi - pubblicati tra il 1978 e il 1982 e qui raccolti per la prima volta - furono concepiti da Cassola come capitoli di una stessa vicenda. A differenza di tanta letteratura e cinematografia apocalittica, non ci parlano di fragorose esplosioni e teatrali paesaggi in rovina, ma descrivono con lirica suggestione l'agonia di una morte estenuante, l'atmosfera di totale silenzio e solitudine di un paesaggio in cui il vento rimane «la sola cosa che desse l'impressione della vita».
(Roma, 1917 - Montecarlo di Lucca, 1987) Frequenta il Ginnasio-Liceo "Tasso" e in seguito l'"Umberto I", per poi iscriversi, nel 1935, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Roma. L’attività letteraria era già cominciata negli anni ’30: tra il ’37 e il ’40, egli aveva licenziato diversi racconti, (alcuni dei quali pubblicati sulle riviste “Meridiano di Roma” e “Letteratura”), in seguito riuniti nel volume “La visita” (1942). Pare evidente, negli scritti succitati, la suggestione dei “Dublinesi” di Joyce (“In Joyce scoprii il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della vita che per me erano sempre stati i più importanti e di cui gli altri sembravano non accorgersi nemmeno”), primo passo verso quella poetica del quotidiano avviata a divenire la sua cifra stilistica abituale. In buona misura ambientati in Toscana, nella zona compresa tra Volterra e Marina di Cecina (“Per affetto e per organica intelligenza di poesia, Cassola ne ha fatto non una provincia, e sia pure la sua provincia, ma un luogo, anzi il luogo dell’anima”, ebbe ad affermare Mario Luzi), i successivi lavori dello scrittore sembrano avvicinarsi, seppur percorrendo gli abituali sentieri lirico-intimistici, a tematiche neorealistiche e resistenziali: “Fausto e Anna” (1952), “Il taglio del bosco” (1954), “Esiliati” e “La ragazza di via Valadier” (1956), “La ragazza di Bube” (1960) son tra le sue cose più riuscite, certo quelle che gli danno il successo ed una notorietà assai vasta. Sono, anche, le opere destinate a procuragli l’ostilità di gran parte della critica, espressa tramite recensioni impietose (“La ragazza di Bube” è definito da C.Annoni “la scatola cellofanata per la società del boom”) e, a volte, feroci (Italo Calvino parla di “romanzi sbiaditi come l’acqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota l’unto dei sentimenti ricucinati”). Tutto ciò non muta la direzione della sua ricerca di narratore, intesa come d’uso a “squarciare il velo opaco che nasconde le cose”: c’è, filo rosso ineliminabile dell’intero suo universo, una profonda sfiducia nella storia, che mai gli verrà perdonata in tempi di accalorato dibattito ideologico. Peraltro, il prosieguo del suo discorso viene in effetti inficiato dall’insistere sull’equivalenza saggezza-rassegnazione, evidente nei vari “Un cuore arido” (1961), “Il cacciatore” (1964), “Storia di Ada” (1967), “Paura e tristezza” (1970), “Monte Mario” (1973), “Troppo tardi” (1975), “L’antagonista” (1976), “Il ribelle” (1980). Nell’ultimo decennio della sua esistenza, egli si dedica vieppiù a un’intensa attività pacifista, ecologista, antimilitarista, espressa in testi quali “La lezione della storia” e “Letteratura e disarmo” (1978), “Contro le armi” (1980), “Diritto alla sopravvivenza” (1982),“La rivoluzione disarmista” (1983).
La valutazione comprende la trilogia nel suo insieme. Il primo libro narra l'apocalisse atomica in Toscana dal punto di vista di Lucky, un cane lupo trascurato dal proprio padrone, dalla mole impressionante ma dal cuore gentile. E' il migliore dei tre, e, nonostante molte ripetizioni e alcuni passaggi bizzarri, meriterebbe una stella in più, il secondo libro narra la vicenda dal punto di vista del suo padrone, Ferruccio, ripete gli stessi concetti ma con un protagonista molto poco piacevole, ma ben caratterizzato. Qui le ripetizioni cominciano ad essere tediose. Il terzo libro, seppur molto corto, è inutile. Ancora gli stessi concetti espressi in seconda persona dopo la fine del mondo.