Il commissario Martusciello e l'ispettore Liguori sono alle prese con tre casi di scomparsa e una morte sul fondo di un cratere. Blanca, esperta di decodifica e intercettazioni, li aiuterà nella ricerca del brusio dei fatti. Lo rintraccerà nell'intelligenza sentimentale più che nella tecnologia. I tre affrontano indagini che si muovono per le strade di Napoli: da Posillipo ai 600 Alloggi, dal Corso al Casale, dai sobborghi industriali ai palazzi antichi. Nella città dove periferia e centro si abbracciano, i segreti hanno voci femminili di amori difficili. La vittima è, ancora una volta, una donna.
Blanca è ipovedente, per lei solo macchie, senza colori. Ha perso la vista da ragazzina in un incidente domestico.
Blanca è una donna che sa custodire il dolore. Ha gli occhi gonfi di ombre, ma vede lontano e arriva prima degli altri. È una donna che sa aspettare, che sa ascoltare, che sa capire. Blanca è mistero.
Blanca vive a Napoli, ma il suo commissariato è a Pozzuoli. (Thomas Jones, Vista della Certosa di San Martino a Napoli, 1780 ca.)
L’ho riletto piano (slow book?). Conoscevo già la trama, non avevo fretta d’arrivare, di scoprire chi ha fatto cosa.
L’ho riletto per conoscerlo meglio, per avvicinarmi a Blanca, per assaporare le parole, gustarle, arrotolarle. Patrizia Rinaldi mi spiazza sempre, tutti i suoi libri che ho letto (sei) hanno parole diverse, parole altre, che non mi aspetto, che mi piacciono, che cerco di trattenere, che nutrono.
Di recente, il mese scorso, la serie su RAI 1 è stato un raro strano caso: non strano e non raro il grande successo, ma il fatto che sia così diversa dai romanzi, ma anche che ne sia così intimamente legata. Pozzuoli e Napoli sono state trasferite a Genova, la protagonista è più giovane e a suo modo più allegra e sbarazzina, meno carica di dolore. Lo strano e il raro dipende da una scelta registica che per la RAI è rivoluzionaria, una regia forte, colorata, funky.
Questo è il volto della Blanca televisiva: Maria Chiara Giannetta, addestrata a recitare una cieca da Andrea Bocelli.
Alla fine il segreto viene fuori, come deve succedere ogni volta, c'è sempre un'altra storia, c'è più di quello che si mostra all'occhio. W.H. Auden
Linneo, il cane di Blanca, è un esempio di cast perfetto.
Patrizia Rinaldi è sadica: il suo personaggio più importante, la sua affascinante invenzione entra in scena a un terzo della storia – per me che la conosco già, e non riesco a dimenticarla, è stata un’attesa snervante. Non che il commissario Martusciello, l’ispettore Liguori, l’agente scelto Carità, Pozzuoli e Posillipo, Napoli tutta, non mi abbiano saputo intrattenere piacevolmente fino a pagina 60: ma Blanca è un’altra cosa, ha un’altra chimica.
La sovrintendente di Polizia Blanca Occhiuzzi, detective dell’anima dallo sguardo imperfetto, ha una bella bocca, zigomi segnati, capelli corti. E uno sguardo opaco, ma gli occhi suoi ti attraversano il petto. È ipovedente dall'adolescenza, a causa di un incendio nel quale la sorella maggiore perse la vita. Vede solo ombre. Trasformando il limite in risorsa, questa menomazione ha sviluppato in lei la capacità di "leggere" le persone attraverso la voce, e non solo: intuirne sentimenti, emozioni e talvolta anche intenzioni. Di capire se sono sincere o se mentono.
Secondo me, Patrizia Rinaldi, oltre che sadica, deve essere anche un po’ masochista: scrivere di Blanca deve essere un piacere sottile e intenso, come ha fatto a trattenerlo fino a questo punto, come ha fatto a privarsene così a lungo?!
Patrizia Rinaldi scrive gialli, e questo non è un elemento a suo favore: i gialli e derivati nelle varie tonalità di nero, secondo me, stanno intasando le librerie, stanno rovinando il gusto – sbaglia chi sostiene che gialli e derivati nelle varie tonalità di nero sono l’ultima frontiera dell’inchiesta, che arrivano laddove il giornalismo ha smesso di indagare – sono evasione, puro intrattenimento, riposo. Tutto bene quando valgono la lettura: ma il calcolo è nettamente a favore di quelli venuti male, sciatti, improvvisati, tirati via.
Nisida, con l’Istituto Penale Minorile di Napoli, dove insegna Patrizia Rinaldi. Nisida è un isolotto attaccato all’estremità di Posillipo, ma appartiene al comune di Bagnoli. Un poco più a nord c’è Pozzuoli, col commissariato dove lavora Blanca.
Patrizia Rinaldi, invece, scrive – e, scrive musica: le sue parole hanno suoni che incantano e conquistano – si possono prendere e lanciare in aria come fa il funambolo, torneranno giù sempre nell’ordine preciso a ricomporre la strofa. La trama conta, ma non è l’essenziale: come quando leggevo di Marlowe, quello che conquista è l’atmosfera, il ritmo, i personaggi, l’ambientazione, i dialoghi, l’immersione che subisco felice.
Preziosa e disfatta, prepotente bellezza di tufo e merletti, incanto di mare e terra, carne pietra e ricordi: questa è Posillipo, secondo Patrizia Rinaldi, e anche secondo me. Questa è Blanca, secondo me.
La copertura della Galleria Umberto I di Napoli fu terminata nel 1890.
29 luglio 2013 rilettura Blanca è una donna che sa custodire il dolore. Ha gli occhi gonfi di ombre, ma vede lontano e arriva prima degli altri. È una donna che sa aspettare, che sa ascoltare, che sa capire. Blanca è mistero.
L’ho riletto piano (slow book?). Conoscevo già la trama, non avevo fretta d’arrivare, di scoprire chi ha fatto cosa. L’ho riletto per conoscerlo meglio, per avvicinarmi a Blanca, per assaporare le parole, gustarle, arrotolarle. Patrizia Rinaldi mi spiazza sempre, tutti i suoi libri che ho letto (quattro) hanno parole diverse, parole altre, che non mi aspetto, che mi piacciono, che cerco di trattenere, che nutrono.
Alla fine il segreto viene fuori, come deve succedere ogni volta, c'è sempre un'altra storia, c'è più di quello che si mostra all'occhio. W.H. Auden
Thomas Jones: Veduta della Certosa di San Martino con Castel Sant'Elmo (1700).
Vite scandite dall’insoddisfazione, da una routine che ha fatto sbiadire l’amore, dalla delusione o dal rimpianto. C’è molto dolore, di ogni genere, negli angoli, lungo le strade, nelle case di una Napoli martoriata ma sempre bellissima. È nell’aria, inasprito dal sole e da paesaggi mozzafiato di cui Patrizia Rinaldi ci fa sentire il profumo. Le vicende che fanno capo al commissariato di Pozzuoli sono quelle tipiche di ogni città: rapimenti, fatti di sangue, violenze sulle donne, quelle che purtroppo vediamo in tv o leggiamo sui giornali, quelle che si ripetono quotidianamente, e portano con sé i volti di tutte le donne uccise. Gli uomini del commissariato non sono eroi, hanno fisime, manie, malinconie come tutti e come tanti, soffrono di solitudine. Una solitudine che il lavoro smorza solo in parte e riaffiora la sera, quando si torna a casa. Ma soprattutto c’è Blanca, che vede solo ombre, ma i cui occhi grandi e scuri sembrano leggerti dentro, scavare tra le pieghe della mente. Blanca è straordinaria, forte, sicura, nonostante l’handicap visivo che le impedisce di dimenticare il suo dolore e che allo stesso tempo le fornisce la chiave per intuire e comprendere il dolore degli altri. La trama è semplice, lineare, ma passa in secondo piano. A catturare l’attenzione sono le ombre in cui Blanca si muove, la sua capacità di immaginare quello che la circonda, la sua personalità dirompente. Blanca è come Napoli, ferita e seducente. Possiede la sensualità morbida del Mediterraneo e la determinazione delle sue donne. Leggere Patrizia Rinaldi è un piacere autentico. Le sue frasi sono brevi e incisive. La sua prosa essenziale ma suadente. Stordisce e affascina come il mare d’agosto.
«Lei gli si sedeva vicino a rammendargli incertezze.» Ammetto che non guardo le serie tv italiane. Non m’acchiappano. Magari è un problema... anagrafico. Guardavo gli sceneggiati; m’avrà rovinato Il mulino del Po... Quando la Rai ha trasmesso Blanca (liberamente tratta dai libri di Patrizia Rinaldi), in ossequio al mio preconcetto, non l’ho guardata. E pensavo che anche i libri... Poi però mi sono imbattuto in un commento di @orsodimondo su uno dei libri della Rinaldi. Commento, come al solito, intrigante, e poi... quattro stelle! Tant’è. Libro accattato e letto in un fiat. La sovrintendente di polizia Blanca Occhiuzzi, specializzata in décodage e ipovedente per un drammatico incidente capitato quando aveva dodici anni, viene assegnata al commissariato di Pozzuoli. A pagina 52, accompagnata dal suo pastore tedesco, farà ingresso nell’ufficio del commissario Martusciello. A pagina 53 sono già innamorato. Di Blanca? No, di Patrizia Rinaldi, dei suoi Campi Flegrei e della sua scrittura. È nata e vive a Napoli e, oltre a scrivere racconti e romanzi, lavora nell’ambito di laboratori di lettura e scrittura per ragazzi nei quartieri ‘a rischio’ e partecipa a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. «Lasciarono il motorino in alto, in una stradina che camminava lungo il castello di Baia. Marinella si avviò giù per la discesa: era più ripida di come la ricordava, ma ormai erano là. A metà percorso si fermarono per riposarsi. Marinella su quello strapiombo finalmente si sentì al sicuro: “Gabriele, guarda il mare”. “si vedeva anche da su”. “Sì, ma il mare cambia”.» Qualche anno fa, Edoardo cantava Quanto costa la felicità? Venti lire soltanto, la giostra è là... Ah! Campi Flegrei...
Non è malvagio, anche la scrittura prova a non essere banale; purtroppo non riesce ad affascinare. Personaggi principali e secondari, trama e risoluzione del crimine mancano di respiro. Tutto si svolge in maniera cupa; la vittima e il crimine restano nello sfondo mentre le vicende personali degli investigatori sembrano la parte più importante del romanzo, cosa che in un poliziesco non dovrebbe mai succedere, imho. Blanca è un personaggio interessante, ma non basta ad aggiungere interesse al romanzo. La scrittura non è pessima, ma artificiosa e con orrori di punteggiatura quelli sì criminali.
La trama è semplice. Mi sono piaciuti i personaggi, "normali", che vivono le loro vite con i rispettivi problemi e che cercano di dare risposte attraverso il loro lavoro di indagine, senza clamori ma con sensibilità. È stato piacevole stare al loro fianco.
Indisciplinata nelle letture come nei pensieri. Indisciplinata e disordinata, ecco qui un noir italiano ambientato a Pozzuoli e dintorni. Uh anema! si dice, si dice per esprimere meraviglia e incredulità. Sarà per la mia scarsa abitudine al genere, ho trovato i capitoli iniziali un po' confusi anche se a fine libro mi sono resa conto che caratterizzare i vari personaggi nel loro quotidiano aiuta a non 'perderli di vista' nel corso della storia. Storia ben delineata in cui la protagonista si inserisce con dolcezza e decisione e non lavora mai da sola, anche se lo è, esponendosi con semplicità. Fino alla fine in cui 'ricordando diventa' e ciò che intuisci ad un certo punto s'avvera ed è ben scritto.
Premessa: è il primo libro che leggo della Rinaldi, quindi questa è una recensione un po', come dire... "zoppa". Comunque... In effetti questo romanzo mi ha lasciata un po' disorientata, nel senso che mi aspettavo di più, dopo aver ascoltato pareri molto favorevoli. Però apprezzabile, davvero. La storia non è niente di particolare: un classico noir col morto (anzi, due) ed un assassino (o più assassini) da scoprire, in una Napoli che, dai bassi alle ville, è un continuo scoprire, con i suoi personaggi e le sue storie. Bella scrittura, tutto sommato; linguaggio un po' ricercato, direi quasi "sofisticato ". La Rinaldi ha comunque la capacità di rendere antipatici alcuni suoi personaggi... solo alcuni, per fortuna. In questo l'ho trovata molto brava. Mi è piaciuto moltissimo il suo personaggio, Blanca, l'ipovedente: calma, riflessiva, educata, dolce, ironica, dura, protettiva, inflessibile... il tutto dettato da una grande sofferenza dentro, profonda, intima, indicibile... un perfetto mix per una donna che ha fatto, del suo deficit fisico, il suo punto di forza. Un "Brava", quindi, a Patrizia!
il giallo, seppur ben costruito, è un pretesto perché blanca è essenzialmente una storia di donne in cui ogni personaggio femminile è il frammento di un affresco che si completa man mano che la storia va avanti. e c'è una napoli accennata e allo stesso tempo molto presente - grazie a dio senza elementi folcloristici e blanca, la donna intelligente, ipovedente e ipersensibile che dispensa umanità e grazia. gli uomini? ci stanno anche loro e sono personaggi simpatici e un po' malinconici, che potrebbero sembrare secondari e invece sono fondamentali all'architettura del romanzo. è letteratura di genere? no, non direi. mi è piaciuto, sì - emotivamente e razionalmente.
Patrizia Rinaldi usa un linguaggio ricco, sontuoso, che appassiona durante la lettura. Blanca Occhiuzzi viene quasi tratteggiata con pochi schizzi di colore, lei che è diventata cieca a 13 anni. Personaggio molto diverso rispetto alla versione televisiva, qui Blanca è più matura e più silenziosa, ma non per questo si ama meno. Liguori e Martusciello più ostici che mai, meno presenti di quanto mi aspettassi. Gradevole, lo consiglio.
Per questo libro mi avvalgo del detto "Il mondo è bello perchè è vario." E poi lo stronco! Ho acquistato questo testo molto incuriosita dalla serie tv, carina anche se un po’ inverosimile, e con la quale le cose in comune son ben poche, giusto nome e cognome di alcuni personaggi, che però caratterialmente non corrispondono, e Blanca, che però ha età diversa, storia diversa, cane diverso. Vado contro corrente: lo stile proprio non mi è piaciuto; qualcuno lo definisce poetico e ricercato, posso concordare sul ricercato, ma per me il risultato finale è uno stile pesante, poco limpido, confuso, freddo, per nulla coinvolgente. Alcuni passi li ho dovuti rileggere più di una volta per capire cosa veniva descritto, alcune situazioni sono lasciate come in sospeso, altre chiuse in modo secco, così …all'improvviso. Il finale è frettolosissimo, nemmeno del tutto chiaro; poi in poche righe ogni personaggio è rimandato al suo destino, in modo molto distaccato. Ho letto libri meravigliosi nonostante uno stile crudo, essenziale e distaccato, ma qui i personaggi non mi hanno catturata, anche mettendo a nudo le proprie e per lo più tristi e aggrovigliate vicende personali; l’ambientazione non mi ha accolto e fatto evadere dalle quattro mura di casa, nonostante la calda terra partenopea; la lettura non mi ha destato alcuna emozione, eccetto la rabbia verso la fine: succede quel che succede, ma glacialmente tutti passano oltre. Seguirò la serie, se avrà un seguito; sarà inverosimile ma è sicuramente più emozionante; agli altri libri dico no, grazie! A “Blanca” dedico il titolo di “peggior giallo che abbia letto”, facendogli rubare il podio all’improbable-fanta-thriller della Belle. Per questo almeno una stellina se la merita. Meno male che ho preso l’ebook: è costato meno e non porta via spazio in libreria!
Anche ***1/2 Giallo strano, molto. Libro complesso, spezzato, contorto, involuto. Difficile da seguire - e per un "comphort book" non è che sia il massimo. Però scava dentro, e ci rimane...
La collina di Posillipo si annunziò preziosa e disfatta. Marinella ne sentì il sapore di datteri di mare e dolci arabi, quelli che al primo morso le sembravano troppo mielati e al secondo l’abituavano. La bellezza prepotente la indispettiva, non concedeva confronti. L’incanto bastava a se stesso e offendeva il resto.
Ma come? Uno per i figli scava e aggiusta, e finisce che sono progetti che non li riguardano nemmeno. Uno pensa: lei no, sarà libera, non farà la trafila mia, avrà quello che le serve, se lo andrà a cercare dove vuole. Invece Giulia che fa? Torna a Napoli, a scassarsi i piedi, come me
«Quanto dura il dolore?». Blanca le cercò le mani, le fece correre le dita sui polsi, riconobbe il lieve rilievo delle vene. Spostò i polpastrelli verso le unghie corte dal bordo ruvido. Sulle mani profumo di glicine. «Finché non sei stanca di farlo durare» magari...
Blanca Se un libro ti “acchiappa” al punto che quasi non riesci a smettere di leggere, vuol dire che è un buon libro. È il caso di Blanca, appunto. Nulla a che vedere con l’ottima fiction prodotta dalla RAI: luoghi, personaggi e atmosfere sono diversi quanto il giorno e la notte.
Pagina dopo pagina, Patrizia Rinaldi riesce a confezionare un giallo dalle tinte noir, in cui due rapimenti e due omicidi si intrecciano in un colpo solo. È riuscita talmente bene che, alla fine, il vero colpevole è la persona “meno sospettabile”. Scrivo “meno sospettabile” perché, in questa storia, sono tutti colpevoli e tutti sospettabili — vittime comprese!
Letto dopo aver visto la serie televisiva che ho capito, ora, è un trasposizione piuttosto libera. Il paragone tra originale e adattamento è inevitabile e, in generale, mi è piaciuto decisamente più il secondo (caso raro). Tra gli aspetti positivi del romanzo sicuramente il commissario Martusciello e Blanca che, nonostante sia piuttosto diversa dalla ragazza colorata dello schermo, è un personaggio più credibile, a cui ci si affeziona subito. Tra quelle negative Liguori che risulta talmente antipatico nelle sue pose che sono sicuro sia ispirato a una persona reale.
Difficile entrare nello stile di scrittura, a mio parere bisogna essere preparati alla sintassi "spezzettata", specialmente l'avvio per me e stato arduo. Ci ho messo un po' a capire dove andavo a parare e - cosa rarissima per me - sono stata tentata di interrompere la lettura. Dopo un po' ci si abitua e in più lo stile diventa più fluido, fatto che mi ha aiutata molto. Leggero anche i romanzi successivi, per verificare se la cosa si ripete.
Sono rimasta inizialmente un po' delusa dal libro perché mi ero innamorata della serie e le differenze sono tante. Dopo la metà, però, sono riuscita a considerarlo come un'opera a se stante ed è un giallo godibile e di piacevole lettura!
Non mi ha convinto fino in fondo anche se la Rinaldi ha fatto un ottimo lavoro sulla costruzione dei personaggi, con un'ottima caratterizzazione. Però ho trovato la storia noiosa e poco coinvolgente
Con questa lettura confermo che i gialli non sono tra le mie preferenze. Potrebbe anche essere un bel libro ma l’ho trovato particolarmente arzigogolato, inutilmente. Trama apprezzata.
La scrittura particolare, molto concisa ma dritta al punto. Non aspettatevi la serie tv @blancalaserierai bensi un racconto diverso e a sé stante. A me piace molto di più la Blanca di @rai1official
La narrazione lenta e confusa all'inizio del libro non rende scorrevole la lettura e purtroppo non riesce a coinvolgerti subito. L'assestamento verso la metà della storia arriva a mio avviso troppo tardi e non riesce a rendere incisivi ne i personaggi né l'indagine. Blanca ha tutte le carte per diventare un personaggio unico che lascia il segno. Speriamo di imparare a conoscere meglio lei e i personaggi che gravitano intorno al distretto nel successivo libro.