Mini rece in italiano perché il romanzo l’ho letto sì in francese ma per un book club italiano e queste sono più o meno le mie considerazioni alla discussione finale…
Questo bel romanzo storico mi è sembrato per certi versi un tentativo (o di essere parte di un tentativo collettivo, dei marocchini…) di scrivere e creare una memoria condivisa sulla storia coloniale del Marocco. Questo perché la guerra del Rif, che ha un ruolo così importante nella trama è… o è stata, un episodio abbastanza controverso della propria storia.
Solo una decina di anni fa, nei giorni in cui è morto Gheddafi, ero a Rabat e nella storica libreria “ Kalila wa Dimna” cercavo appunto un libro su questa guerra “dimenticata”. Ma in francese, scritto da marocchini, non ce n’erano, e alla fine avevo presto “La guerre du Rif : (Maroc 1921-1926)” di Vincent Courcelle-Labrousse e Nicolas Marmié, pubblicato da Tallandier. Ossia scritto da due francesi e pubblicato da un editore sempre francese.
Oggi invece ci sono (come minimo) sia questo romanzo storico, opera di uno scrittore marocchino che mi sembra politicamente piuttosto vicino al “Makhzen” (il “Palazzo”, che è sempre stato piuttosto critico di Abdelkrim e delle sua “repubblica”, perché percepiti come non solo, e non tanto, come anti-colonialisti ma anche contro la monarchia...) e su amazon.fr ho visto che nel 2016 è uscito un “Abdelkrim Al Khattabi (1882-1963) et la Guerre du Rif” di un certo Mehdi Benchabane (edito da al Bouraq), ossia (credo) di autore ed editore marocchino.
Tayeb, il protagonista della parte “storica” del romanzo, prima combatte con Abdelkrim contro spagnoli e francesi e quindi anche contro il sultano, 20 anni dopo però si arruola e combatte nella Seconda Guerra Mondiale con i francesi e per il suo sultano: questo personaggio è insomma un po’ una sintesi tra le due “anime” del Marocco…
Il romanzo mi sembra piuttosto accurato da un punto di vista storico, anche se forse Laroui a volte è un po’ disinvolto con le cifre dei morti durante la guerra del Rif e la cosiddetta “pacificazione”: ad es. afferma che gli spagnoli ad Anoual hanno perso 20mila uomini, in realtà l’esercito spagnolo era di circa 18mila uomini (e di questi quasi 5000 erano marocchini!), e i caduti in quella battaglia sono stati circa 10mila (in ogni caso, tantissimi e sconfitta a dir poco catastrofica). Oppure quando scrive che la resistenza antifrancese dal 1907 al ‘37 ci sono stati 38mila morti e si “vanta” che sono “plus que n’en fera la guerre d’Algérie entre 1954 et 1962” (sembra quasi dire: “algerini vi abbiamo superato!”), ma almeno secondo wikipedia.fr nell’esercito francese i caduti sono stati qualcosa meno di 9mila, 12mila (!) tra i goumiers marocchini che combattevano al loro fianco e intorno ai 100mila (!!!) tra i marocchini “resistenti” (chiaramente in buona parte civili).
Il lettore italiano è inevitabilmente colpito dal fatto che Laroui fa combattere Tayeb nella battaglia di Cassino, ma non accenna minimamente alle famigerate “marocchinerie” che seguiranno lo sfondamento del fronte, e che è l’episodio a cui noi (ingiustamente e semplificando un po’ troppo il loro ruolo) associamo la presenza delle truppe marocchine in quella battaglia.
Infine, nel romanzo c’è un certo contrasto tra la parte “contemporanea”, il racconto della coppia di ingenui francesi che acquistano il riad (imho con dei personaggi forse leggermente macchiettistici) e quella “storica” che è quasi sempre molto distaccata, raccontata (e quasi mai “mostrata”) da un narratore “onniscente”, quasi un libro divulgativo di storia alla moda di Montanelli o Biagi.
Per concludere: un bel libro, assolutamente da consigliare (e da quel che mi dicono, anche la traduzione in italiano è di prim’ordine).