Jump to ratings and reviews
Rate this book

Un uomo solo

Rate this book
Una profonda malinconia è la nota dominante di quest'ultimo racconto cassoliniano, che si svolge in un piccolo paese della provincia di Grosseto, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale.
Il paesaggio mirabilmente nitido, tagliato da grandi fasce d'ombra e di luce, si fonde, con lo stato d'animo dei personaggi: la giovane Grazia, che si getta nella vita con la sua volontà di dominio e le sue torbide contraddizioni (in quel senso è uno dei più complessi caratteri femminili creati da Cassola), a suo padre Tito, che dalla vita sta prendendo congedo. A poco a poco Tito si rivela il vero protagonista, che accentra l'interesse del narratore e del lettore. Anarchico ottocentesco, candido e onesto, non si è mai piegato al fascismo e ne ha sopportato le conseguenze: intorno a lui c'è il vuoto, e tutto si rivela come un'illusione. L'ideale anarchico non trionferà mai, i migliori sono in carcere o emigrati, la massa è inerte; anche la moglie e la figlia lo disprezzano perché non ha saputo farsi largo nel mondo, diventare un borghese. A Tito, nella sua solitudine, non rimane che una sterile soddisfazione: "la coscienza di aver tenuto fede alle proprie idee".

135 pages, Paperback

First published January 1, 1978

1 person is currently reading
48 people want to read

About the author

Carlo Cassola

108 books48 followers
(Roma, 1917 - Montecarlo di Lucca, 1987)
Frequenta il Ginnasio-Liceo "Tasso" e in seguito l'"Umberto I", per poi iscriversi, nel 1935, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Roma. L’attività letteraria era già cominciata negli anni ’30: tra il ’37 e il ’40, egli aveva licenziato diversi racconti, (alcuni dei quali pubblicati sulle riviste “Meridiano di Roma” e “Letteratura”), in seguito riuniti nel volume “La visita” (1942). Pare evidente, negli scritti succitati, la suggestione dei “Dublinesi” di Joyce (“In Joyce scoprii il primo scrittore che concentrasse la sua attenzione su quegli aspetti della vita che per me erano sempre stati i più importanti e di cui gli altri sembravano non accorgersi nemmeno”), primo passo verso quella poetica del quotidiano avviata a divenire la sua cifra stilistica abituale. In buona misura ambientati in Toscana, nella zona compresa tra Volterra e Marina di Cecina (“Per affetto e per organica intelligenza di poesia, Cassola ne ha fatto non una provincia, e sia pure la sua provincia, ma un luogo, anzi il luogo dell’anima”, ebbe ad affermare Mario Luzi), i successivi lavori dello scrittore sembrano avvicinarsi, seppur percorrendo gli abituali sentieri lirico-intimistici, a tematiche neorealistiche e resistenziali: “Fausto e Anna” (1952), “Il taglio del bosco” (1954), “Esiliati” e “La ragazza di via Valadier” (1956), “La ragazza di Bube” (1960) son tra le sue cose più riuscite, certo quelle che gli danno il successo ed una notorietà assai vasta. Sono, anche, le opere destinate a procuragli l’ostilità di gran parte della critica, espressa tramite recensioni impietose (“La ragazza di Bube” è definito da C.Annoni “la scatola cellofanata per la società del boom”) e, a volte, feroci (Italo Calvino parla di “romanzi sbiaditi come l’acqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota l’unto dei sentimenti ricucinati”). Tutto ciò non muta la direzione della sua ricerca di narratore, intesa come d’uso a “squarciare il velo opaco che nasconde le cose”: c’è, filo rosso ineliminabile dell’intero suo universo, una profonda sfiducia nella storia, che mai gli verrà perdonata in tempi di accalorato dibattito ideologico. Peraltro, il prosieguo del suo discorso viene in effetti inficiato dall’insistere sull’equivalenza saggezza-rassegnazione, evidente nei vari “Un cuore arido” (1961), “Il cacciatore” (1964), “Storia di Ada” (1967), “Paura e tristezza” (1970), “Monte Mario” (1973), “Troppo tardi” (1975), “L’antagonista” (1976), “Il ribelle” (1980). Nell’ultimo decennio della sua esistenza, egli si dedica vieppiù a un’intensa attività pacifista, ecologista, antimilitarista, espressa in testi quali “La lezione della storia” e “Letteratura e disarmo” (1978), “Contro le armi” (1980), “Diritto alla sopravvivenza” (1982),“La rivoluzione disarmista” (1983).

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
9 (12%)
4 stars
27 (38%)
3 stars
25 (35%)
2 stars
8 (11%)
1 star
2 (2%)
Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Nood-Lesse.
427 reviews324 followers
January 12, 2025
Vi farò un po’ confonde

Ho cercato il titolo “Un Uomo Solo” è il primo risultato non è stato Christopher Isherwood, bensì Carlo Cassola. L’ho interpretato come un segno e ho deciso di dare priorità allo scrittore italiano. Mi piace quando le letture trovano il modo di attaccarsi le une alle altre e poi Cassola lo avevo già letto ed apprezzato in almeno un paio di libri. Per tutta la prima parte l’ho apprezzato anche qui, mi ha raccontato il mondo dei miei nonni, l’interludio fra la prima e la seconda guerra mondiale che coincise in Italia con il ventennio fascista. Il protagonista del libro è Tito Mariani, un falegname cocciuto che si è votato all’anarchia. È lui l’uomo solo a cui anche la moglie e la figlia rinuncerebbero a far compagnia. Gli rimproverano la scarsa malleabilità che ha reso le loro vite complicate. Impegnato politicamente già prima dell’avvento del fascio, ora è diventato persona scarsamente raccomandabile, quanto i suoi amici comunisti. Prima erano quattro amici al bar, ora dal bar li hanno allontanati e sono costretti ad incontrarsi di nascosto lungo la strada che porta al cimitero, da cui si gode un bellissimo panorama che spazia da Follonica alle terre di Siena. Disquisiscono di politica, dei numi tutelari Marx, Bakunin, Kropotkin, Cipriani. Sono state proprio queste discussioni che alla fine mi hanno stremato. Credo che Cassola volesse rappresentare l’ideale contrapposto allo spicciolo della vita quotidiana che raramente lo contempla. Lo spicciolo lo ha affidato alle tecniche di adescamento a scopo matrimoniale portate avanti dalla mamma e dalla figlia. Il fidanzamento di Grazia con Angelo è messo in discussione dalle simpatie politiche di Tito che secondo il suocero nuocerebbero alle sue (del suocero) attività imprenditoriali. Tito è votato all’integrità, la moglie è incline al compromesso, la figlia completamente asservita all’amor proprio, una post adolescente arrivista e lunatica che oggi avrebbe una dozzina di profili social attivi.
Dei vecchi romanzi mi piace l’uso che si faceva della lingua

Lei si è fatta l'idea che io sia come mio padre. Ma a volte i figli dirazzano..

Dirazzare, non l’avevo mai trovato, da noi si usa “uscir fuor di razza”

Cosa invece conoscevo già era
Lo sapevo che questa figliola ci avrebbe fatto confondere

In toscano significa tribolare.
“Bimbo un mi fa confonde” diceva mio nonno che credo avrebbe letto Cassola con più gusto di me.
Profile Image for Marco Svevo.
433 reviews21 followers
December 3, 2020
"Il difficile viene dopo (...). Se noi facciamo peggio degli altri, tanto vale che non si sia conquistato niente".
Mi ricorda qualcuno... Anarchia unica via.

"Quante illusioni s'erano fatti anche allora. Adesso lui non se ne faceva più.
Sapeva che l'anarchia non avrebbe mai trionfato".

Come non detto.
Profile Image for Tosca.
91 reviews1 follower
April 11, 2023
Un libro delicato, la prova che non servono trame complesse per scrivere un bel libro. Semplice e piacevole, una bellissima lettura
Profile Image for Edvige Ciccarelli.
217 reviews
October 28, 2023
È una storia piccola e dalla trama sottile quasi banale. Eppure il disegno dei personaggi è mirabile, così pure il rendere con precisione e leggerezza, uno spaccato della politica e della società italiana nei primi anni del fascismo. Tito, il vero protagonista, quasi fa tenerezza nel suo essere puro, incompreso e nel suo essere solo e armato unicamente della sua coraggiosa coerenza.
Profile Image for Sergio.
1,350 reviews133 followers
December 8, 2018
Non uno dei migliori racconti di Carlo Cassola! Peccato
Profile Image for Alessandra.
60 reviews1 follower
September 2, 2025
Io, Cassola, non riesco a non apprezzarlo. L’apporto politico di questo racconto e delle altre sue opere ne rappresenta la bellezza. Peccato per il resto della trama e dei personaggi che fanno attrito e levano spazio a Tito e alle sue idee.
Displaying 1 - 6 of 6 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.