Come ci si difendeva da morbi, infezioni, malattie e altri flagelli nella società di antico regime? In tre brevi capitoli centrati sull’epidemia di peste del 1630, il libro racconta i tentativi di medici e ufficiali di sanità per individuare sistemi efficaci di prevenzione, la riuscita politica di collaborazione fra Genova e il granducato di Toscana, e l’andamento dell’epidemia in un caso esemplare come Pistoia. Un impasto di erudizione e arguzia, senso del racconto e profondità interpretativa, una nuova occasione per gustare il talento storico e narrativo di Cipolla.
Carlo M. Cipolla (August 15, 1922 – September 5, 2000) was an Italian economic historian. He was born in Pavia, where he got his academic degree in 1944. As a young man, Cipolla wanted to teach history and philosophy in an Italian high school, and therefore enrolled at the political science faculty at Pavia University. Whilst a student there, thanks to professor Franco Borlandi, a specialist in Medieval economic history, he discovered his passion for economic history. Subsequently he studied at the Sorbonne and the London School of Economics.
Cipolla obtained his first teaching post in economic history in Catania at the age of 27. This was to be the first stop in a long academic career in Italy (Venice, Turin, Pavia, Scuola Normale Superiore di Pisa and Fiesole) and abroad. In 1953 Cipolla left for the United States as a Fulbright fellow and in 1957 became a visiting professor at the University of California, Berkeley. Two years later he obtained a full professorship. http://en.wikipedia.org/wiki/Carlo_M....
L’Italia e la peste nel XVII secolo. Una panoramica socio economica sull’epidemia di manzoniana memoria. Un excursus dettagliato sulle misure adottate e sui documenti ufficiali che racchiudono dati e testimonianze preziose sull’andamento della Peste Nera, nonché le descrizioni dei sintomi effettuate dai medici che in prima persona osservavano e registravano sintomi, cercando le cause e i rimedi. Infine un focus sul caso di Pistoia che occupa il terzo ed ultimo capitolo. L’uomo si trova così a dover fare i conti con un male invisibile e sconosciuto che si nascondeva nelle pulci di un animale che allora popolava le strade e le case: il ratto. Un male che contribuì significativamente ad aumentare le differenze sociali. Ai ricchi veniva concesso di restarsene in casa, dal momento che possedevano spaziose abitazioni, mentre i poveri che già vivevano in quartieri ammassati, venivano letteralmente buttati nei lazzeretti con il fine di passare la malattia distanziati in cui però, come si legge in alcune testimonianze, almeno 5-6 persone si trovavano a stare nello stesso letto per mancanza di spazio e dunque si ritrovavano in ogni caso assembrati senza alcuna distanza di sicurezza. Il saggio assume anche un tono ironico e drammatico al tempo stesso, descrivendo con amarezza l’errore di valutazione da parte dei medici su ciò che davvero causava la diffusione della peste e di come la banale osservazione di un frate sulle pulci (vero veicolo di trasmissione), che allora infestavano abitualmente letti e vestiti, sia stata paradossalmente ignorata e gettata nel dimenticatoio.
Non è un libro scritto male, ma per chiunque non debba scrivere una tesi sui dati epidemiologici della peste del 1600 è del tutto trascurabile: le notizie interessanti (poche) si perdono tra deduzioni ovvie e pagine e pagine di tabelle della cui utilità si potrebbe forse (o forse nemmeno quello) discutere. Forse una “partnership” con un epidemiologo avrebbe reso il libro più interessante al lettore profano o forse, banalmente, sarebbe stata sufficiente una conclusione qualunque: il libro appare, comunque, “tranciato” alla fine e toglie al lettore anche il piacere dello spiegone finale che, ogni tanto, restituisce il senso del tempo passato a leggere un libro non particolarmente affascinante.
Alcuni studi sulla peste di Cipolla, poi pubblicati anche in altri testi. Di inedito c'è il bel capitolo sulla peste di Pistoia negli anni 30 del 600.
Rilettura: alcune congetture con il Covid sono invecchiate malissimo (per esempio la correlazione inversa tra durata di un'epidemia e la sua letalità, che Cipolla confuta, della quale abbiamo avuto esperienza qualche anno fa)
Da quando è scoppiata l’epidemia poco più di un anno fa questo è il quarto libro al quale dedico una recensione su questo Blog che tratti appunto delle epidemie più o meno celebri del passato. L’autore è stato uno dei nostri più brillanti storici dell’economia. Ha insegnato in università italiane e americane e questo saggio specifico lo aveva scritto proprio quando era in America pubblicandolo solo in inglese. L’Editore il Mulino ha deciso di pubblicarlo postumo tradotto in italiano qualche anno fa. Si tratta quindi di un opera tipicamente accademica, rigorosamente basata sulle fonti ivi citate,scelte criticamente, ma trattata con il senso dell’humour e dell’ironia che caratterizzano i più noti piccoli saggi di Cipolla, che lo hanno fatto conoscere ed apprezzare al grande pubblico. leggi di più http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/
This could have been so much more interesting if it focused more on the plague and less on the political side of history. A touch more of science was needed 😂 Read this at 2x and it was like listening to regular speed, it was narrated that slowly
Interessante, ma troppo didascalico e focalizzato troppo su numeri e statistiche, speravo mostrasse più l’aspetto sociale e umano nell’approccio all’epidemia.
Una crasi di tre lezioni sulla peste del '600 in Italia edita postuma da parte dell'editore. Si sente che le lezioni sono slegate nonostante il tema comune, il che fa risultare la lettura meno mordente del solito. Rimane però una lettura estremamente interessante.