Non ringrazierò mai abbastanza l’amico che oramai svariati anni fa mi fece conoscere Hugo Pratt e Corto Maltese, introducendomi così facendo all’interno del mondo del fumetto d’autore. Sebbene infatti apprezzassi già da tempo la tecnica dell’illustrazione attraverso disegni e tavole di vari disegnatori provenienti da tutto il mondo non avevo, sino ad allora, trovato nulla che sapesse unire in modo magistrale questa arte e la potenza immaginativa di una grande storia di fondere, cioè, disegno e racconto senza sacrificare nessuna delle due componenti per favorire l’altra.
Ritengo che Hugo Pratt rientri alla grande nel novero degli autori e non solo dei disegnatori proprio perché è riuscito a rigenerare nuovamente entrambi i campi, quello della letteratura e quello del disegno, in modo così originale da rendere necessari diversi epiteti per potersi riferire alla sua opera. «Letteratura illustrata» è forse il più famoso e, a dire il vero, quello che meglio la identifica.
«Non conosci Hugo Pratt? Procurati Una ballata del mare salato, poi dimmi cosa ne pensi». Divorato in un paio di ore, per potersi gustare pienamente l’intero albo, quel giorno mi procurai non solo il volume consigliatomi ma, di ritorno a casa, ne acquistai almeno altri tre iniziando in questo modo una raccolta che mi sono riproposto, un giorno, di portare a termine.
Scelgo quindi di riservare a Una ballata del mare salato una futura recensione e dedicarmi inizialmente a questo Le elvetiche, che vedono impiegato Corto Maltese, la creatura sicuramente più famigerata di Hugo Pratt, in un fantasioso viaggio.
Si, un viaggio, perché ogni racconto di cui Corto è il protagonista o un comprimario tra altre potenti figure narrative, si configura come un viaggio. Corto Maltese è marinaio di professione, ma le sue peregrinazioni lo hanno dotato di una filosofia di vita molto particolare e gli hanno fornito un bagaglio culturale invidiabile. Dalle alpi europee ai mari caraibici, dalle steppe siberiane alle verdeggianti colline irlandesi: tutti questi luoghi sono stati per Corto una palestra di vita dove imparare non solo le più svariate arti e le più incredibili storie ma anche le infinite fluttuazioni e variazioni delle anime e dei sentimenti umani.
Ambientata in Svizzera, questa avventura è, come dicevo, un viaggio ma si tratta di un viaggio nella cultura scritta e orale di secoli più che un vagabondaggio geografico. Giunto nel Canton Ticino, l’incipit della storia rivela un Corto impegnato nella consegna di un prezioso vestito color rosa di Thuringia alla figlia di un vignaiolo che si era dimostrato ospitale ed amichevole. Il dono, ottenuto chissà come dal marinaio, era molto prezioso in quanto quel colore, come Pratt ci rivela: «[…] è un colore poetico. Se chiederete un colore con questa denominazione nelle boutiques alla moda, oppure al rivenditore di colori artistici, vi guarderanno con qualche perplessità, perché è un colore che non esiste in commercio. È una sfumatura di colore che avviene per composizione alchemica e non chimica. Per creare quella sfumatura ci vuole una formula poetica».
Se la motivazione è arcana e poetica, l’artificio narrativo con cui Corto viene calato nel reame del magico e del fantastico è l’incontro con un giovanetto di nome Klingsor. Giovane solo nella forma, si capisce immediatamente come questo personaggio sia in realtà a cavallo tra due piani di realtà, quella sensibile e quella dell’immaginario. Egli è la creatura di Wolfram von Eschenbach, di Herman Hesse e di altri innumerevoli scrittori ma si nutre anche della musica di Wagner che nelle sue opere musica magistralmente questa figura nemica del Graal. Antagonista in ogni opera che lo rappresenta, Klingsor è una figura tormentata e malvagia che, in questo caso, funge da catalizzatore nel processo di traslazione di Corto dal piano del reale sensibile a quello del reale immaginato. La magia che autorizza questo processo è quella della lettura del libro che narra le avventure di Parsifal, ma la sapienza narrativa di Hugo Pratt fa in modo che la realtà e la fantasia entrino in una sorta di giro della morte in cui i confini labili tra i due piani sfumino sino a rendersi indistinti e indistinguibili. Il reame visitato da Corto lo accoglie con l’apparizione di uno spaventapasseri animato in vesti di marinaio e, a dire il vero, stranamente assomigliante allo stesso Corto tanto nell’aspetto quanto nelle avventure al servizio della Marina militare. Il secondo incontro di Corto è nient’altro che la Grande Mietitrice. Scheletrica, in veste nera e con tanto di falce non si risparmia qualche battuta di spirito in stile Hugo Pratt: «Nessuno si aspetta questo giorno. Qualcuno è riuscito a sfuggirmi. Forse una decina di maledetti individui e nemmeno molto fortunati… … Che non è facile vivere in eterno io lo so!». Tentando di fuggire alla Morte, indirizzato dentro ad alcune caverne da iscrizioni ebraiche, Corto incontra nuovamente Klingsor. Quest’ultimo ha abbandonato le spoglie di ragazzo e compare qui in tenuta da cavaliere. Ancora una volta Pratt mischia le carte in tavola contribuendo ad alzare il grado di curiosità del lettore e confondendo i piani in cui si svolge l’intero racconto includendo, questa volta, anche il piano della realtà del lettore stesso. Un meccanismo ambizioso messo in piedi nell’arco di sei vignette. L’apparizione di fate a testa in giù è la riproposizione comica della Tentazione in persona, motivo di alleanza tra Corto e Klingsor allo scopo di ripristinare l’onore e la bontà del cavaliere. L’incredibile si mischia all’incredibile e se i corvi parlanti fanno amicizia con Corto parlando una strana lingua paleoveneta così un gorilla viene dagli abitanti della fiaba scambiato per un orco ma in realtà ha solamente avuto problemi con delle scimmie a causa di una partita di banane. A questo punto è evidente a Klingsor che solamente Corto potrà ripristinare il suo antico valore facendolo ritornare un degno pretendente al Graal. Ancora molte peripezie lo attendono, tutte superate da Corto con la sua intramontabile arguzia e il suo spiccato senso dell’umorismo. Attraversare un crepaccio sul filo di una spada gigante riposizionandola per camminare sulla parte piatta della lama è niente rispetto a ballare una quadriglia sulle note della «Danza di paglia» con le rappresentazioni della Danse macabre, di gran lunga uno degli episodi più divertenti dell’intero racconto. Ma gli episodi divertenti e ironici continuano a sommarsi, a cominciare dal Graal che si lamenta perché tutti i cavalieri che bevono dalla fonte dell’eterna giovinezza servendosi di lui poi si intascano il sacro calice e quindi bisogna sempre fornirne uno nuovo al cavaliere seguente. In un improbabile processo d’accusa nei suoi confronti, con Klingsor come avvocato difensore, Corto sarà giudicato dai più svariati personaggi di ogni epoca, reali e inventati, con il Satanasso in persona ad accusarlo. I testimoni a favore del Maltese saranno tutti i personaggi che hanno preso parte, con lui, a questa storia incredibile. Tra loro il grande nemico/amico di Corto Maltese, suo opposto eppure a lui così simile, il grande Rasputin. Geniale figura inventata anch’essa da Hugo Pratt riesce a trovare spazio alla fine della storia, manifestandosi come spesso accade nelle vesti di nemesi di Corto ma anche nei panni di suo più grande amico.
Gli elementi della grande narrazione in questo racconto ci sono tutti. Bella trama, colpi di scena e trovate narrative a profusione come scherzi, giochi di parole, parodie. Il tono scherzoso dell’intera vicenda riesce però a conservare le caratteristiche di una epopea epica, senza smorzare l’aura mitica di tutte le correnti culturali citate dalla storia ma fondendole perfettamente tra di loro mano a mano che la storia prosegue. La grandissima quantità di personaggi che agiscono dentro il racconto di Pratt è calibrata in modo da permettere un eccelso lavoro nell’ambito delle reciproche relazioni, facendo in modo che ogni figura sul palcoscenico, compreso lo stesso lettore, abbia il suo giusto spazio all’interno del racconto stesso.
Divertentissimo e impegnato allo stesso tempo Le elvetiche è un volume che mi sento di consigliare assolutamente non solo agli amanti del grande fumetto d’autore ma anche agli appassionati delle avventure fantastiche e della grande narrazione.