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Thomas Jay

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Thomas Jay è uno scrittore di culto. Dal chiuso di una cella racconta la sua incredibile storia ad Ailie, una studentessa impegnata in una tesi sulla sua opera. Dopo un'infanzia povera ma fantasiosa, accanto a una nonna rivoluzionaria e a una zia amorevole, Thomas Jay viene spedito in America. A dodici anni entra per la prima volta in riformatorio; trova il modo di scappare e si rifugia nella lavanderia di Max. Maestro silenzioso e discreto, Max accende nel ragazzo l'amore per la letteratura ma soprattutto lo incoraggia a scrivere. Anche il critico Samuel Atkins crede in lui e fa pubblicare il suo romanzo In the Dim, in the Light, destinato a diventare una pietra miliare della narrativa contemporanea. Carattere inquieto e ribelle, Thomas Jay trascorre l'intera giovinezza fuggendo da un riformatorio all'altro per approdare infine al carcere, quello vero, e all'ergastolo. Si salverà dalla disintegrazione fisica e morale soltanto grazie al proprio talento, alla forza di un grido poetico che valica le mura della prigione. "Chi lo incontra firma un contratto con l'eternità", dice il professor Atkins ad Ailie per metterla in guardia dal suo scrittore preferito. Ma Ailie si è innamorata di Thomas Jay prima ancora di conoscerlo e vuole raccogliere i suoi ricordi e l'ultimo, estremo desiderio d'amore.

293 pages, Hardcover

First published March 1, 2012

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Sandra.
965 reviews340 followers
December 4, 2014
"Thomas Jay" è un libro da leggere piano, da rileggere, da tenere sul comodino, a portata di mano, da gustare nel tempo per scoprirne ogni volta un aspetto nuovo, per godersi le emozioni che di volta in volta, a seconda dello stato d'animo di chi legge, suscita.
L'inizio mi ha lasciato perplessa, mi sono trovata di fronte ad un romanzo epistolare che raccontava la vita di un ragazzino problematico, mi aspettavo che la storia proseguisse per un certo verso, invece, man mano che la lettura proseguiva, la storia cambiava. Nel senso che non è la vita di Thomas Jay il fulcro del libro, ma è la sua interiorità, il suo percorso interiore in forza del quale, grazie alla scrittura, è riuscito ad esprimere al mondo il "suo" mondo. Thomas Jay è un uomo prigioniero nel fisico, ma libero nell'anima: "è nella pienezza interiore che colmiamo i vuoti dell'esistenza" -dice-.
Thomas Jay è uno scrittore, che trasfonde il suo cammino verso la comprensione di sè stesso e delle persone che incrociano la sua strada, nei libri che scrive. Libri che ti viene voglia di leggere, e arrivi alla fine con il rammarico che quei libri non esistono.
E' un libro con una scrittura raffinata e sensibile, che tocca l'anima.
Profile Image for piperitapitta.
1,055 reviews471 followers
October 24, 2014

[18 giugno 2012]
A distanza di tre anni e mezzo torno a leggere il 'Thomas Jay' di Alessandra Libutti, nella nuova edizione di Fazi. Che dire oltre al fatto che sono felice per questa autrice conosciuta attraverso il gruppo 'Due chiacchiere con gli autori' proprio qui su aNobii e ora approdata ad una casa editrice di grande notoriet��? Soprattutto 'brava!' e bravi anche a Fazi che ha realizzato un book-trailer degno di tale nome: se non avessi gi�� letto questo romanzo e se non avessi gi�� deciso di rileggerlo, dopo averlo visto non avrei saputo resistere.

http://www.anobii.com/books/Thomas_Ja...

http://youtu.be/W6i8HSd_1ag

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thomas jay scende all'inferno e poi inizia a risalire, lentamente, a volte cadendo anche pi�� in basso.
la sua vita �� un viaggio interiore attraverso il rifiuto, il dolore, la rabbia e l'ineluttabilit�� delle cose, alla ricerca soprattutto di se stesso e di un suo posto nel mondo.
thomas jay legge e cresce attraverso i grandi classici, assimilando dante e dickens, respirando proust e dostoevskij; scrive e nella scrittura trova la sua forza, attraverso una lunga corsa che sembra non finire mai, scalando una montagna che sembra non avere una vetta. quella lunga corsa e quella montagna senza vetta che sono metaforicamente la storia della sua vita e che gli consentiranno di fermarsi solo quando avr�� capito che non saranno n�� la rassegnazione n�� la redenzione a salvarlo, ma solo la riconciliazione con se stesso e l'apertura verso il mondo.

ho letto questo romanzo tra due grandi autori che sto affrontando in due gruppi di lettura, virginia woolf, della quale sto leggendo il diario e la ricerca del tempo perduto di marcel proust: non �� stupefacente come a volte i libri trovino un loro incastro perfetto nelle nostre storie di lettori?
Profile Image for arcobaleno.
651 reviews163 followers
February 4, 2013
Una partita a scacchi
Non si gioca per vincere ma per studiare l'avversario

Thomas Jay, personalità complessa, si pone con strafottenza al mondo; pochi gli affetti, a scandire i periodi della sua vita, ma significativi. Trova nello scrivere l'unica valvola di comunicazione con gli altri, un modo per ritrovare se stesso e la voglia di vivere, la strada per il suo riscatto. I personaggi che inventa non sono altro che allegorie con cui presenta se stesso e le storie che scrive si mescolano a quelle della sua vita, in un continuo rimandarsi.
Per T.J. la scrittura è come giocare una partita a scacchi. Ha i pezzi con la loro identità che non puoi modificare. Il re è il re e si muove di un passo, l'alfiere per diagonale, la torre sulle linee. Muovi i tuoi pezzi in testa, cambi situazioni, intessi gli schemi. Crei un'intera storia da una semplice scacchiera.
E della partita della sua vita T.J dice: tra tutti i pezzi preferisco la torre perché sta ai margini ed è il più indipendente; inoltre si muove solo nel finale e decide la partita, quando gli schemi non servono più.

Con scrittura veloce e giusto senso dell'ironia, l'Autrice riesce a toccare risvolti psicologici e introspezioni complesse.
Il romanzo si presenta in forma epistolare. Il tipo di scrittura, i dialoghi serrati mi hanno però dato a volte l'impressione di leggere un romanzo scritto in prima persona da due personaggi diversi, le lettere come capitoli di un'autobiografia: una costruzione quasi 'forzata'.
Purtroppo non avevo ancora letto il romanzo quando ho partecipato alla sua presentazione nella mia città. Mi sarebbe piaciuto sapere da Alessandra i motivi di questa scelta.
Ora che l'ho letto posso però dire con sincerità, rispondendo alla sua dedica, che "la sua storia si è fatta amare".
Profile Image for Sabrina.
Author 15 books119 followers
November 4, 2021
Quando mi è stato proposto di leggere questo libro, ammetto che inizialmente non sapevo cosa aspettarmi poiché mi lasciava uscire del tutto dalla mia confort zone, ma l'idea di ascoltare un audiolibro con una voce che amo particolarmente, quella del bravissimo Ivan Anoé, era così ghiotta che non ho potuto evitare di gettarmi all'avventura e, che dire, ho fatto bene.
Fare la recensione di un audiolibro è nuovo, per me, poiché sono abituata a prendere appunti, di solito, delle cose che leggo mentre qui devo andare totalmente a memoria.
Ma andiamo per ordine e parliamo un po' della trama di questo libro che è arrivato alla sua terza edizione in anni dall'uscita.
Stafano Lorenzini è il nostro protagonista, colui che si nasconde dietro lo pseudonimo di Thomas Jay.
Quando il padre e la nonna muoiono, a unidici anni viene mandato in America dall'unico parente che può accudirlo: sua madre, una madre che sinora è sempre stata assente e che non ho alcun amore per suo figlio.
La vita serena che sino a quel momento viveva in Italia andrà in frantumi quando, a causa di una bravata finirà in riformatorio e da quel momento la sua vita sarà una continua detenzione, tanto che, a causa di alcune "piccolezze" commesse, a soli ventunanni riceve una condanna di ergastolo.
In tutti gli anni di dolore che continua a perseguitarlo, però, scrive In the dim, in the light e Climbing Clive, Carousel, le opere che formano per l'appunto Thomas Jay.
 
È davvero complicato parlarne, ma posso dirvi che seppur io non sia amante della prima persona, sentir parlare Stefano con la voce di Ivan è stato come sentire davvero un racconto, la storia tormentata di un'anima che nella vita ha avuto solo difficoltà che hanno presto soppresso tutte le piccole gioie che gli capitava di incontrare.
Questo di certo non è un libro per tutti, poiché è un'opera cruda, potente e che affronta tematiche davvero delicate ma sicuramente è un'opera che ti lascia pensare poiché storie come quelle di Stefano non sono così irreali e le si riscontrano ancora nella vita di tutti i giorni, in quelle vite probabilmente silenti di cui nessuno parla.
Davvero consigliato. Complimenti all'autrice.
Profile Image for Camilla P..
90 reviews116 followers
December 13, 2012
Quello che mi ha incuriosita subito, leggendo la presentazione del libro nel post per la catena di lettura, è stata la centralità della letteratura nella trama. Non solo il protagonista è uno scrittore, ma anche gli altri personaggi principali sono collegati al mondo dei libri, in un modo o nell’altro.
Tuttavia, è innegabile che si corre un grosso rischio scegliendo di raccontare, in forma romanzata, il processo che si nasconde dietro la scrittura. Avvicinandosi alla meta-narrazione si può finire per dare alle stampe qualcosa di più vicino a un manuale, o peggio, a un panegirico dello scrittore-personaggio (e, nei casi peggiori, anche dello scrittore-autore), piuttosto che a un buon romanzo.
Alessandra Libutti ha affrontato piuttosto bene queste problematiche – specie considerando che questo è il suo romanzo d’esordio – ma non è riuscita a sfuggir loro del tutto.

Benché il risultato finale sia apprezzabile, infatti, non ho potuto fare a meno di pensare che tutto il libro sia stato scritto più per parlare di Thomas Jay lo Scrittore, dal primo romanzo alla produzione matura, più che per raccontare la vita di Thomas Jay il Personaggio.
Per carità, io per prima ho adorato i titoli e le idee che stanno alla base dei libri di Thomas Jay: sono pseudobiblia meravigliosi, di quelli che vorresti poter comprare in libreria. Tuttavia, in particolare nella terza parte del romanzo, mi è sembrato che l’analisi dell’attività letteraria del protagonista sia stata un po’ troppo pervasiva, a scapito di un effettivo sviluppo della trama.
Personalmente, pur mantenendo alcune delle parti più marcatamente letterarie (che talvolta sono veramente interessanti), avrei sfruttato quelle pagine per approfondire un pochino di più l’unico personaggio che non mi ha del tutto convinto: Ailie.

Ho provato sentimenti altalenanti nei suoi confronti: da una parte, ho scorto una donna che sta ancora cercando di scoprirsi, di superare le proprie esperienze negative, di affermarsi come sé – un percorso che porterà avanti anche leggendo i libri del protagonista, cui dedicherà la propria tesi di laurea. Dall’altra, invece, mi è sembrato che in certi punti il suo personaggio venga appiattito dalla funzione “catalizzatrice” che ha nei confronti di Thomas Jay – quasi come se la sua unica ragion d’essere in questo libro fosse la rinascita dello scrittore; come se, in sostanza, fosse più un meccanismo della trama che un vero personaggio.
Un vero peccato, perché nei momenti migliori è un personaggi sfaccettato e interessante, in grado di tenere testa al carattere difficile di Thomas Jay.

Gli altri personaggi, in generale, mi sono piaciuti. Pochi e ben definiti – sia che si tratti di figure più particolari come Samuel Atkins (professore autoritario e fortemente sicuro di sé, scopritore di Thomas e relatore di Ailie), sia che richiamino un poco qualche cliché (penso in particolare a Max, tipico burbero dal cuore d’oro, povero ma erudito, che nonostante la caratterizzazione lievemente stereotipata mi è piaciuto molto).

Su tutti loro, però, regna indiscusso Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini: il protagonista, lo scrittore, il narratore.
E’ lui stesso a raccontarci la storia della sua vita, sotto forma di lunghe lettere, e lo fa mettendo nero su bianco tutti i suoi sbagli e i suoi successi. Costretto a passare gran parte della sua vita in carcere, spesso sottoposto a un trattamento che non definirei umano, la sua esistenza è attraversata da un tema chiave, il paradossale fondamento di ogni sua azione: la lotta per la libertà, come diretta conseguenza della ricerca di un senso per le nostre vite. Uno scontro continuo, violento, sempre seguito dalla sconfitta e poi dalla ripresa, perché arrendersi significherebbe condannare sé stessi a una dannazione perpetua. Uno degli “strumenti bellici” preferiti dal nostro protagonista è, ovviamente, la letteratura: come ogni arma, sarà sia fonte di protezione, sia di dolore.

Stefano vive in condizioni inusuali ed estreme, perciò la sua non può che essere una lotta ai confini del sostenibile – confini, tra l’altro, spesso e volentieri superati; e sa benissimo di non poter resistere ancora per molto, ma sa anche che sono state le sue scelte, nella maggior parte dei casi, a portarlo alla situazione in cui si trova. Per cui stringe i denti e va avanti, costruendosi una corazza sempre più spessa.
Non risulta sempre simpatico o piacevole, anzi: a volte l’ho trovato antipatico e avrei voluto dargli una scrollata, soprattutto in certi punti in cui sembra porsi come unico detentore di chissà che verità. Tuttavia, essendo in linea con la caratterizzazione del personaggio, questo l’ha reso solo più reale ai miei occhi.

Il merito va anche, senza dubbio, allo stile dell’autrice. Riesce a rendere la scrittura personale di una corrispondenza epistolare, senza perdersi in termini altisonanti e chissà quali costruzioni arzigogolate, pur mantenendo il sentore di una certa cura formale - è pur sempre uno scrittore che redige queste lettere!
Mi è sembrato, inoltre, che sia riuscita piuttosto bene a rendere la psiche maschile; ma, essendo anche io una donna, non saprei dire quanto questa mia impressione sia veritiera.

Nonostante tutti questi pregi, però, rimangono i difetti di cui ho parlato all’inizio della recensione: per questo il voto finale non sarà particolarmente alto.
Mi spiace più di quanto lasci trasparire, perché in generale i componenti, analizzati di per sé, sono lodevoli – tanto che avrei anche potuto soprassedere un poco alle imperfezioni sopra citate; tuttavia, è l’insieme che non sempre è riuscito a convincermi del tutto. Ci sono punti in cui il libro scorre, pieno di passione e forza, entusiasmante nella sua bellezza; e poi ci sono parti che si trascinano, pesanti, come se l’autrice non sapesse bene come arrivare da una svolta della storia all’altra – facendo affondare quel che c’è di buono.
Tento di spiegarmi meglio, e perdonatemi se per farlo uso una metafora culinaria: è come se gli ingredienti fossero tutti di ottima qualità, ma la cuoca, distraendosi un attimo, avesse fatto bruciacchiare la torta.

E’ per questo che nutro grandi aspettative nei confronti di Alessandra Libutti: la base è lì, è ottima, c’è! Se continuerà a scrivere, credo proprio che potrebbe rivelarsi un grande talento.
Personalmente, spero di poter leggere presto qualcosa d'altro di suo e di poter confermare queste mie impressioni.
Profile Image for Valeria P..
87 reviews
October 23, 2022
Bella sorpresa! I tortuosi percorsi, gli errori, i ripensamenti e la solitudine di T. J. non sono poi così estremi od estranei, non ci vuole molto a ritrovarli nella nostra vita quotidiana... intenso e profondo, l'ho avuto grazie ad un bel gesto dell'autrice, appartenente al gruppo "Due chiacchiere con gli autori", che lo ha inviato in viaggio tra i potenziali lettori: grazie!
Profile Image for EMILIO SCUTTI.
242 reviews22 followers
November 3, 2021
Personaggi costruiti tavolino, dialoghi molte volte ovvi, trama inconsistente ricordo e mi ripeto, la lezione del grande Hemingway, il lettore non s’inganna è lo scrittore deve scrivere solo quello di cui sa.
Profile Image for Otillaf.
162 reviews1 follower
August 15, 2019
Buon esempio di metanarrazione, scrittura fluida, ottime riflessioni sulla letteratura
Profile Image for ferrigno.
554 reviews113 followers
October 2, 2012
Stile impeccabile, strepitoso protagonista

Alessandra Libutti ha uno stile fluido, secco, elegante. Niente narcisismi, virtuosismi, ampollosità, retorica. Una scrittura cristallina. Complimenti.

Ho apprezzato moltissimo le prime due lettere (è un romanzo epistolare).
La prima per le atmosfere vagamente dickensiane: l'infanzia turbolenta di Thomas Jay raccontata senza pietismi e senza enfasi.
La seconda lettera, mi ha commosso, è di una intensità straordinaria.
La terza e ultima lettera è forse di lettura meno agevole, vuoi perché la vicenda si avvita un po' in se stessa, vuoi perché è concettualmente più complessa e richiede una certa concentrazione. Merita una rilettura.

Tempo fa ho letto un saggio di Carver sulla scrittura. Carver sconsiglia vivamente di scrivere romanzi che abbiano per oggetto scrittori che scrivono romanzi. Lì per lì mi sono chiesto perché mai, ma leggendo la terza lettera di "Thomas Jay" m'è venuto un po' di dargli ragione. Dove il racconto si è focalizzato sull'attività di scrittore del protagonista, il mio interesse è un po' calato, pur notando moltissimi spunti interessanti.
Comunque un bel romanzo.
Profile Image for Romano Fiocchi.
Author 8 books5 followers
November 1, 2012
Strutturato come un paradossale Bildungsroman, Thomas Jay lascia affiorare tra le righe della narrazione due sentimenti che appartengono inequivocabilmente all’autrice: l’amore per i libri e per il cinema.
Qui il resto della mia recensione: http://www.tuononews.it/tn/article/7D...
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