La stagnazione
Ho letto vari libri di Piero Chiara ma nessuno mi è sembrato scritto con altrettanta bravura. L’ironia è più amara del solito, la prosa a tratti ricorda Simenon. I personaggi post bellici di Chiara sono sempre scossi dal conflitto a cui hanno preso parte pochi anni prima, lo è anche Piero che risiede sul lago Maggiore e decide di andare a Parigi per ritagliarsi la vita che aveva favoleggiato durante la guerra. Piero è un sopravvissuto deciso a godere degli anni che gli rimangono.
A Parigi dopo un breve soggiorno in un albergo, chiede alloggio presso una vedova, la signora Lenormand. Solo io subisco il fascino di un cognome simile? Un cognome da stopper francese naturalizzato spagnolo, un cognome con inglobato l’aggettivo indeterminativo, un gioco di parole alla Nino Frassica, alla Michele Foresta.
La signora Lenormand ha perso il proprio figlio (fuggito in oriente con una donna) e decide di ospitare Piero perché glielo ricorda. Lo ospita nella camera che fu di Maurice e poi inizia a voler esercitare un certo controllo su di lui come faceva nei confronti del figlio. La signora è sola, lui anche, le farebbe piacere cenassero insieme. Piero intanto, con i pochi soldi che possiede e senza volontà alcuna di trovare un’occupazione, si invaghisce di Valentina. Non è quello che si direbbe un colpo di fulmine, lei lo tiene a bada, lui sembra la frequenti perché non ha nulla di meglio da fare, ed è a questo punto della storia che Piero Chiara inizia ad orientare degli specchi. Avete mai provato a guardarvi la nuca? Vi siete guardati alle spalle?
Piero e il suo alter ego.
Constatai che era un po' più robusto di me, e forse mi somigliava davvero, benché sia difficile e anche sgradevole vedersi ripetuti in altre persone
La trama funziona, siccome non mi piace quando la trovo raccontata, evito di farlo a mia volta. Mi limito a riportare una frase di quelle che fanno chiarezza sui pensieri nebulosi. Qualcuno sostiene che il vero merito degli scrittori capaci, sia scrivere cose che in molti pensano senza riuscire a dare a quei pensieri una forma compiuta.
Il che voleva dire che tutto andava bene, sul lago, che il tempo stagnava, come bisogna perché la vita sembri un bene impossibile da consumare fino in fondo.
Con la stagnazione del tempo Chiara spiega i motivi per i quali la routine si appropria della vita di numerose persone. La ripetizione induce a pensare che verrà il momento di fare altro se intanto ci si occupa del solito.
Il protagonista asseconda il bisogno di evasione per poi rendersi conto di volere la stagnazione, la placida vita del bar affacciato sul lago.
Pallanza, Stresa, Luino, Verbania, Baveno: da ovunque si affacci quel bar la vista sarà magnifica.
Il lago che fu raccontato da Hemingway e Malamud è di Chiara, lui c’è nato e quando ne parla, si percepisce.