Sono contento di avere in mano questa edizione con in copertina un particolare della Porta Romana di Ottone Rosai. Appena iniziata la lettura, già si sta camminando in salita lungo Costa de' Magnoli, Costa Scarpuccia...
Mi sembra quasi che sia estate.
A proposito, da un'intervista di Camon a Pratolini: «Che cosa significò per me Rosai? Probabilmente, a parte il grande artista che era, il debito che io ho verso Rosai, irrazionale come partenza, in seguito mi si rivelò prezioso. Le spiego: mi servì a capire immediatamente quali fossero alcuni dei miei contemporanei in cui riconoscermi, un po’ perché erano amici di Rosai, un po’ perché li ritrovavo nei libri che Rosai possedeva e mi prestava quando avevo quindici-sedici anni, dico: Jahier, Palazzeschi, Tozzi»
Prima di iniziare, Pratolini avverte il lettore che questo libro «non è un’opera di fantasia. È un colloquio dell’autore con suo fratello morto. L’autore, scrivendo, cercava consolazione, non altro. Egli ha il rimorso di avere appena intuita la spiritualità del fratello, e troppo tardi. Queste pagine si offrono quindi come una sterile espiazione». E in effetti la Cronaca dipinge, in tre tempi, un rapporto tra due fratelli, pesantemente segnato in apertura e in chiusura dalla morte.
Ma facendo tutto questo Pratolini stava anche compiendo l'ultima prova generale per le Cronache di poveri amanti: intorno al commovente legame contrastato e intimo tra i fratelli troviamo allora tanta topografia fiorentina, le vie, i ponti, le piazze, le latterie, il cinema, il biliardo, il ping pong; e poi la nonna, il maggiordomo del Barone inglese, la suora severa, la ragazza con lo sguardo e il portamento che eccitano, l'altra fanciulla con gli occhi furbi e ridenti, gli amici chiassosi, i compagni casuali d'ospedale, il medico che è una Cima e ha curato anche il Testone (ossia il Duce).
Tutto è pronto per alzare il sipario sui brulicanti intrecci che legano tra loro le vite degli abitanti di Via del Corno; e queste storie alla Storia.