Dalla sperimentazione del dolore fisico e dal sospetto che la medicina scientifica abbia trascurato il paziente, inizia un viaggio in Appennino sulle tracce di chi ancora guarisce attraverso gesti, simboli e parole. Si rivela così un mondo in cui ammalato e guaritrice condividono la visione di un universo regolato da leggi che accomunano tutti. Le guaritrici hanno mantenuto una visione magica del male che va convinto a uscire dal corpo dopo essere stato incantato, addomesticato con le parole. Generazione dopo generazione, si preserva la virtù, quella faticosa predisposizione alla cura che non prevede ricompense. "Segnare" è un privilegio e una maledizione; occorre essere sempre disponibili, andare a recuperare l'ammalato persino sulla luna.
Un libro potentissimo, interessante, ben scritto, si legge velocemente perché ti "aggancia" Parla di cura, di ritualità ancora in vita, dell'importanza fondamentale delle parole che a dirla tutta nella "medicina" hanno completamente dimenticato e che usano malissimo. Un viaggio dentro le nostre radici, in processi di cura e spiritualità che dovremmo tenere vivi invece di dimenticare ..
Uno straordinario diario di viaggio nel mondo misterioso e magico delle guaritrici d'Appennino. Il racconto si srotola come il filo di un gomitolo attorno al significato di cura, tra formule e riti antichi che si ripetono tre volte al tramonto e si tramandano oralmente di donna in donna, invocando i santi e incantando i mali per convincerli a tornarsene da dove sono arrivati. "La lepre e la luna" ci conduce nel mondo della segnatura come pratica di intermediazione tra due dimensioni, con l'uso di parole che scorrono come acqua e si prendono cura, a differenza della medicina moderna che le ha smarrite, come un fiume ormai asciutto, vuoto. Mario Ferraguti, depositario di questi racconti orali, li porta in letteratura attraverso questo romanzo, il secondo pubblicato dalla casa editrice indipendente Exòrma, che è soprattutto un' indagine antropologica, con la sua inconfondibile prosa dallo stile poetico da cantastorie, tant'è che non ho potuto fare a meno, leggendolo, di pensare a un fuoco, un falò intorno al quale sarebbe bello ascoltare dalla sua voce questi racconti.
L’autore mi piace, uno stile pulito e colloquiale. La storia si basa su una ricerca delle guaritrici ancora esistenti nell’Appennino parmense. Interessante all’inizio, ma poi ha finito per stancarmi. Non lo consiglierei. Consiglierei invece, sempre di Mario Ferraguti, un altro libriccino: “La voce delle case abbandonate”. Davvero bello.