Alex y Sara, pareja principal, van descubriendo los conflictos afectivos que los rodean en el contexto de un mundo global, heterogéneo y en pugna, a través de sus particulares idiomas y culturas, las que les impiden comprenderse completamente. “Geografía de la Lengua” es una novela que toma como protagonista a la lengua, órgano de la comunicación verbal y también erótica. El manejo de la doble acepción del término "lengua" se torna clave en la estructuración del texto y la relación amorosa de sus personajes. Andrea Jeftanovic nos entrega una novela profundamente sensual.
Andrea Jeftanovic is a Chilean writer. Born in Santiago in 1970, she is considered one of the most prominent authors of her country. She is the author of the novels Escenario de Guerra (2000) and Geografía de la lengua (Love in a Foreign Language, 2007), and of two volumes of short stories: No aceptes caramelos de extraños (Don’t Take Candy from Strangers, 2013) and Destinos errantes (2016). Of Jewish and Serbian ancestry, Jeftanovic grew up among three religions – Russian Orthodox, Catholic and Jewish. She studied sociology at the Catholic University in Santiago de Chile and in 2005 she finished a PhD in Latin American Literature at the University of California, Berkeley. Jeftanovic is not afraid of controversy, and sees art as ‘a space for moral experimentation’. She has received several awards, including the Chilean Art Critics Circle Award and the National Book and Reading Council Award. Her work has been translated into several languages and it appears in international as well as Chilean anthologies. Jeftanovic is a regular contributor to Quimera Magazine, Letras Libres, and El Mercurio. Theatre of War is her debut novel and her first book to appear in English.
”In aereo, da qualche parte tra Zurigo e rio de Janeiro, penso alla strana scelta di vivere amando in un’altra lingua. Da quel primo incontro, ogni tanto viaggio verso Nord. Attraverso emisferi, percorro paralleli, fusi orari, aeroporti, sale d’attesa. Arrivo con la lingua di fuori. Torno con la lingua frantumata, parlando un nuovo gergo. Vorrei buttare tutto all’aria. Un’asimmetria di ubicazioni. Nel frattempo scriviamo il diario di bordo di un amore a distanza, all’inizio del XXI secolo. Una storia con migliaia di fili e linee virtuali. Perché se corro verso di lui mi schianto contro lo schermo. Contro una pila di lettere, icone e file. Quando torno a casa, apro un messaggio.”
Sara e Alex provengono da un Sud e un Nord di due emisferi diversi; fanno conoscenza in un luogo neutro, l’aeroporto, e danno vita a un rapporto ibrido, a distanza o in presenza nella città di lei o di lui o in un luogo terzo, ”Le malelingue dicono che l’amore a distanza non funziona. Che è un’utopia amarsi senza una routine, senza una vicinanza. ma io ti porto sulla punta della lingua. Ricorda: è vietato copiare le frasi identiche. Dobbiamo interpretare i clic codificati sulla tastiera.”.
Un rapporto allo stesso tempo virtuale e reale, comunicando senza conoscere a fondo la lingua dell’altro, in cui tradurre è sempre una perdita e una finzione, ”Amare qualcuno in una lingua straniera per non comprendere esattamente ciò che dice e tuttavia percepire la differenza, senza che questa venga mai del tutto colmata. Un vuoto che si perde, o che si ripara in parte con uno sguardo, un gesto, una fantasia. Ascolto i cattivi presagi, “quegli amori fanno soffrire”, e mi mordo la lingua per non dire che mi sono innamorata di uno sconosciuto, di uno straniero; di qualcuno di cui non capisco tutti i messaggi, tutte le parole. Mi faccio beffe di tutti quegli ostacoli e continuo ad aspettarlo dall’altra parte dello schermo. Non mi interessa più cosa diranno. La lingua è il pavimento della bocca, il palato è il tetto. Non ascolto più.”
Sara e Alex ”fluttuano tra due mondi, con un’appartenenza frammentaria e intermittente a entrambi. […] Viaggiano malgrado lo scenario apocalittico previsto dagli analisti internazionali. […] Attraversano paesi mossi dalla voglia di espandere quel desiderio differito in incontri condensati.”, non conoscono il passato l’uno dell’altro e in particolare Alex non lo vuole conoscere, e neppure le rispettive cerchie di amici e conoscenti.
La necessità di implementare un linguaggio nuovo, un gergo comune, diventa il nuovo terreno comunicativo ed emotivo che passa non solo attraverso la lingua, intesa sempre sia come sistema per comunicare che come organo, ma anche attraverso i sensi, in una realtà che si trasfigura nelle sale d’aspetto, per le strade estranee, nelle camere d’albergo, persino nelle loro case che diventano sconosciute per l’altro, ma che irrompe con la sua furia distruttiva e straniante attraverso la narrazione degli attentati alle Torri Gemelle o a Beslan o Madrid e Londra, o alla fluttuazione del prezzo del petrolio, ”questa è la domanda fondamentale: come sopravvive una coppia nell’era atomica? E ai virus planetari?”; fino all’irruzione della malattia, che ha il linguaggio freddo della scienza e che cancella le parole, ”tutte le lingue crollano, persino quella che galoppa sullo schermo.”
Alternando entrambi i punti di vista, quello di Sara e quello di Alex, Andrea Jeftanovic racconta un amore che si dispiega attraverso i dispositivi tecnologici digitali, con la sovrapposizione tra reale e virtuale e la costruzione di uno spazio di realtà in cui non c’è posto per passato e futuro, ma solo l’immediatezza del presente; il fatto di essere stranieri e di appartenere a mondi differenti rende questo spazio di realtà, alla fine, una finzione che si esprime attraverso la creazione di una sorta di neo-lingua, ”un linguaggio personale, una terza lingua: assenza di punteggiatura, proliferazione di neologismi, termini mescolati, maiuscole capricciose. Una lingua al di fuori della violenza del mondo, uno spazio segreto che eluda la sorveglianza della polizia. In una lingua straniera si mente. Quindi stabiliamo un punto intermedio. Transitare da una lingua all’altra. Tradurre significa passare da una lingua all’altra, adattare, aggiungere, avvicinarsi, essere fedeli alla metafora.”
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una historia de amor en un contexto político global del principio de los dosmil, convulso, aunque no muy diferente a los tiempos que corren. estilo muy poético, lenguaje con adornos para hablar de sexo, amor a distancia, conflicto norte-sur global... le acabas pillandole el gusto al estilo de la autora, o por lo menos, te llega, a mí el libro me ha hecho llorar.
Geografía de la lengua es un libro sobre el amor y la distancia, sobre lo difícil de encontrar nuestro sitio en el mundo. Los protagonistas de esta historia se conocen en un avión, pertenecen a dos geografías distintas, el norte y el sur, a dos culturas diferentes y hablan dos idiomas diferentes, pero este cruce de caminos hará que sus vidas queden ligadas para siempre en diversos encuentros. Nos encontramos ante un libro sobre la identidad, la pertenencia a un lugar y el encontrarse a uno mismo. Una novela sobre el encuentro de dos personas más allá de las diferencias culturales e idiomáticas. Una obra conmovedora con una prosa novedosa y cautivadora que no dejará indiferente a nadie.