Ottimo libro, sicuramente. Turtledove è un maestro nell'articolare il dualismo tra la Roma repubblicana e la Roma imperiale. Ed anche la trama è accurata, consistente ed intrigante. La storia si evolve tra battaglie palesi e non, in un gioco di guerra, diplomazia ed intrighi che, bisogna riconoscerlo, è un arazzo magistrale, e probabilmente sottovalutato dai lettori di oggi.
Anche le storie personali dei personaggi sono ben individualizzate, valorizzando in maniera eccellente i personaggi principali e le loro differenze.
Tuttavia, non posso non trovare una pecca in questo libro: manca di epicità e di passione. La guerra è vissuta in una prospettiva quasi da cronista, poco passionale, narrando gli eventi in modo piuttosto distaccato. Non riesco a non fare il paragone con il coevo Gemmell, il quale, se da una parte è molto meno accurato dal punto di vista storico (in Turtledove si riesce veramente a sentire il sapore dell'antica Roma, mentre Gemmel al contrario ne ricrea solamente un contesto geopolitico approssimativo, peraltro diluito in epoche storiche differenti), dall'altra è molto più intenso, ed i suoi libri mi danno molto più trasporto. Ma mi rendo conto che questo è più legato al mio gusto personale che ad una prospettiva oggettiva.