Come si evince dalla bella postfazione di Comiche a cura di Nunzia Palmieri, Celati ha avuto l'ispirazione per questo romanzo durante il servizio militare, quando un amico psichiatra gli portava da leggere alcuni scritti manicomiali. Tra questi, una sorta di giornale redatto da un paziente in cui, tra le altre cose, riportava pezzi autobiografici, manie di persecuzione e un notiziario del manicomio in una modalità spesso assurda e priva di logica come anche la sintassi.
Afferma Celati: "...La cosa essenziale che andavo cercando è un tessuto di parole che stanno in piedi per pura sonorità mentre si divaga senza sosta di qua e di là, passaggi con deviazioni d'argomenti, nessuna linea retta, parole che si accavallano".
In Comiche ci sono tutte cose unite alla passione dello scrittore per le bagarre tipiche dei film comici che caratterizzeranno anche il romanzo successivo, Le avventure di Guizzardi. Il risultato è una miriade di situazioni bizzarre e strampalate raccontate con la sopracitata maniera avanguardistica di costruzione delle frasi. Il tutto ambientato in una casa di villeggiatura per insegnanti fatta di cartone che fa parte di una sorta di universo dell'assurdo celatiano comune anche a Guizzardi. A testimonianza di ciò, appaiono tre villeggianti, Malservigi, Tofanetto e la signorina Frizzi che ricompariranno anche in Guizzardi, ammesso che si tratti sempre gli stessi personaggi.
Onore al merito alla casa editrice Quodlibet per aver riproposto quest'opera di Celati da anni diventata introvabile. Non solo. Questa edizione propone anche la prima parte di una nuova versione del romanzo riscritta completamente tra il 1972/'73 con alcune parti che erano state scartate per la prima edizione Einaudi.