Un percorso alla scoperta delle immortali storie tragiche, tra tormenti, amori e follia, che arriva dritto al cuore della nostra anima. La tragedia è il regno dell’irrazionale, il trionfo degli istinti che si traducono in atti estremi, per questo Platone la temeva e la avversava; perché fa emergere la materia informe e oscura della mente e la concretizza non in parole, ma in personaggi che agiscono e somigliano così tanto a veri esseri umani. Tutto nella tragedia avviene qui, nel mondo degli uomini e delle donne. Per le nostre sofferenze non c’è una spiegazione, né sono giustificate da una colpa o da un piano divino, esistono, esiste questo groviglio in cui siamo legati: sono una parte inevitabile del gioco e in fondo a tutto c’è il mistero. Giulio Guidorizzi ci rivela, con l’acribia del grecista, i segreti del mondo degli antichi, e ci mostra, con lo sguardo appassionato del narratore, quanto di noi ancora sopravvive di un tempo tanto lontano eppure vicinissimo. Le eroine e gli eroi del dramma greco portano infatti alla luce i mille volti che ci abitano, svelandoci ciò che eravamo, ciò che siamo e ciò che, malgrado i tempi che cambiano, continueremo a essere.
Giulio Guidorizzi (Bergamo, 1948) è un grecista, traduttore e accademico italiano. È codirettore, con Alessandro Barchiesi, della rivista Studi Italiani di Filologia Classica. Autore di numerosi saggi critici, è traduttore di testi greci, in prosa e in poesia. Per l'Istituto nazionale del dramma antico ha tradotto Eracle (2007) e Ifigenia in Aulide (2015) di Euripide. Nel 2013 ha vinto il premio Viareggio Rèpaci per la saggistica con Il compagno dell'anima. I Greci e il sogno e il premio De Sanctis (categoria saggio breve) per l'Introduzione a Il mito greco (Gli eroi). Vive a Milano.
Un libro che ci voleva, arrivato per caso ma al momento giusto. Uno squarcio che mi ha mostrato la mia grande ignoranza e quindi mi ha incuriosito abbastanza da farmi decidere di studiare quello che non so, e che mi ha ricordato perché la storia antica e la letteratura antica hanno già tutto al loro interno.
“Tragico infatti, in senso greco, non è sperare in una ricompensa né credere che ogni cosa sia orientata da una forza superiore, né sublimare il dolore e neppure cercare di comprenderlo: piuttosto, è riconoscere che non esiste spiegazione per gli eventi umani, ma solo mistero, e che appunto, forse, quando si rinuncia a cercare una spiegazione, allora si comincia a capire”
La tragedia greca sembra star lì da secoli solo per sbatterci in faccia la verità più scomoda. Uomini e donne sono "creature di un giorno". Che ci sia o meno una mano a guidare i nostri destini, il nostro viaggio è breve e accidentato. L'espressione può essere intesa non solo come un "memento mori" (sì, sì, mo' me lo segno...) ma anche in riferimento alla velocità con cui si può salire sul tetto del mondo o precipitare nel più profondo degli abissi. Ogni giorno la vita può sbatterci in faccia il suo mistero. Guidorizzi è un divulgatore che sa parlare anche a chi non ha fatto studi classici e a chi li vuole rispolverare.
Grazie a questo libro ho riscoperto la mia passione per la mitologia e ho iniziato ad appassionarmi di Tragedia: un saggio molto interessante ma soprattutto stimolante, ben scritto, molto chiaro e avvincente. Davvero un’ottimo “cavallo di Troia” per entrare appieno nelle scritture dei tragediografi e nella psicologia dei più famosi miti ed eroi.
Molto apprezzato come primo avvicinamento alle tragedie greche dopo anni. Mi mancava questo mondo, cazz. Così continuo la mia settimana di immersione classica.
"Forse il motivo che rende la tragedia così vicina all'uomo moderno e che, anche se ammettiamo che un essere umano decida quale via scegliere, o che un occhio guardi dall'alto le nostre cose e difenda la giustizia (ma diceva Euripide, non è vero che lo fa) possiamo comunque essere spinti alla rovina dalle energie irrazionali che ci agitano dentro e di cui non abbiamo il controllo." Guido Guidorizzi
“«Catarsi»: passare attraverso le emozioni più forti e farle proprie, lasciandole entrare e uscire dall’animo. Pietà e terrore, due pulsioni opposte perché la pietà avvicina e il terrore allontana.”