“Unvergessen” (l’edizione italiana è: Dimenticare mai) è un libro interessantissimo perché offre uno spaccato umano ricchissimo ed inusuale. Franz Thaler è un sopravvissuto ma non l’unico né l’unico che ha scritto la sua testimonianza. La particolarità del vissuto di questo sarentino si poggia su 3 elementi:
1. Racconta in prima persona della terribile pagina di storia delle Opzioni che ha spaccato l’Alto Adige a ridosso della seconda guerra mondiale, squarciandolo in due fazioni nemiche: i Walscher o i Dableiber e i Deutscher. I primi erano coloro che avevano rifiutato la proposta di Hitler di lasciare l’Italia per congiungersi al mondo tedesco, i secondi invece erano coloro che si sentivano fedeli al passato storico di lingua tedesca dell’Alto Adige e che non avevano mai digerito né il nuovo assetto territoriale post prima guerra mondiale né soprattutto la radicale italianizzazione imposta dal fascismo e che erano pronti a lasciare le loro terre per tornare nel mondo tedesco. E’ un tema che tocca un nervo scoperto per i Sudtirolesi e che ancora oggi non amano parlarne. Ecco perché è un’importante testimonianza.
La (numerosa) famiglia Thaler opta per restare, considerati i sacrifici che avevano fatto per costruirsi una casa e per ottenere la loro proprietà. Da quel momento vennero tutti quanti vessati dalla maggioranza della loro comunità che aveva invece optato per lasciare tutto e partire: lo stesso Franz viene escluso persino dalle lezioni di tedesco a scuola. Con l’avvento della guerra, Franz è idoneo per combattere – per il fronte tedesco. Non capisce come mai lui, “Walscher” quindi “italiano” adesso debba andare a combattere per Hitler e la Germania. Si rifiuta quindi di presentarsi e scappa sui monti, dove mena una vita durissima e solitaria. Viene tradito e minacciato di pesanti ritorsioni sulla sua famiglia se non si fosse presentato. Franz allora si consegna ed entra all’inferno.
2. Franz Thaler sfiora l’occhio della Gorgone con una semplicità e con una fede che mi ha lasciata sbalordita (soprattutto in quanto atea). Tanti, tantissimi sopravvissuti ebrei hanno perso la loro fede nei campi perché sostenevano se esistono i campi, non può esistere Dio. Franz invece, come Giobbe, non mette mai in discussione quello che gli succede. La sua unica preoccupazione è riuscire a tenere duro e tornare un giorno poi a casa. E’ talmente sincero in questo suo sentimento che poco dopo la sua liberazione, quando ancora non poteva rientrare per tantissimi motivi, nel tempo libero che ha a disposizione, nonostante l’incubo che ha dovuto vivere, riesce a trovare la gioia per incidere sulla sua gavetta, dei fiori. E indubbiamente, la fede lo ha aiutato tantissimo, durante e dopo. Ma non solo la fede: anche il senso molto semplice che lui ha della vita lo ha aiutato molto a ritrovarsi, soprattutto una volta rientrato – in maniera a me altrettanto stupefacente perché non so quante persone il giorno dopo il loro rientro a casa da sei mesi d’inferno, indeboliti fisicamente ed emotivamente, si sono messi i vestiti da lavoro, si sono rimboccate le maniche e si sono messe a lavorare (nei campi, poi!!) perché comunque il proprio mangiare (sebbene fosse tornato in famiglia) ciascuno se lo deve procurare da sé. Thaler quindi ci mostra un aspetto della altoatesinità molto difficile da cogliere per chi non lo è (vedi poi il punto successivo): un sereno senso del dovere che tiene a bada molti sentimenti, che paiono anzi considerati non veramente importanti.
3. Franz Thaler quasi in controcorrente con quanto scritto al punto 2, è il primo altoatesino di cui leggo che manifesta dei sentimenti profondi: piange, per esempio. Dalla paura, dallo sfinimento, dalla gioia. E ce lo racconta. Con dignità, con compostezza, con poche parole, ma mostra anche la sua grande umanità, cosa invece difficile da riscontrare nella letteratura sudtirolese. Franz monta su tutte le furie contro le ingiustizie sociali, che gli tocca ancora subire qualche volta dopo il suo rientro e decide di adoperarsi per il resto della sua vita per un “mondo migliore”, ma non all’americana: alla Franz Thaler. Con semplicità, con serietà, con equilibrio, coi fatti. Una persona che sembra voler sparire ma che ci offre una grande lezione di umanità.