Allora è vero. L’ha detto finalmente anche Lui, il Papa: troppa comunicazione fa male! Me lo aspettavo. Ho citato lui, Benedetto XVI che se ne intende. Ma desidero anche citare una mia vecchia, cara zia, che è ancora da queste parti, vicino ai cento anni. Soleva dire, quando c’era ancora, intendo quando era ancora in sé: “Anche il veleno, purché sia poco, non fa male”. Insomma il classico “q.b.” dei medici: “quanto basta”. Il problema sta proprio là: “quando” dire basta e ... “quanto” basta?
Nel mondo della comunicazione contemporanea “i piccoli pezzi” non finiscono mai di essere messi insieme. Mi riferisco ai "small pieces loosely joined" della teoria del web di David Weinberger messa su qualche anno fa. Il libro è stato tradotto in italiano col titolo di "Arcipelago Web". Quei "pezzettini" sono sempre più sparsi intorno, sono impazziti addirittura. Si stringono sempre di più alla gola di chi vive questo nostro tempo virtuale. Il rumore diventa sempre più assordante, il senso si scioglie e si diluisce, le immagini aumentano a dismisura e diventano illusioni. Tutto accade contemporaneamente, nulla resta. Insomma è il vecchio “tutto scorre”. Un giorno o l’altro anche io scorrerò definitivamente, come lui, e lui come gli altri. Ma nessuno sembra rendersene conto. E allora che facciamo? Ci fermiamo? Spegniamo le TV e i computer? Chiudiamo i giornali o la bocca dei giornalisti? E poi chiudiamo noi, bloggers, forumisti, chatters, gossippari, ipoddari, facebookisti, twitteriani. E dove ce ne andremo? Cosa faremo? Nel frattempo riascoltiamoci un pò di rumore con Raffaella Carrà ...