È la storia di un piccolo gruppo di pazienti del padiglione 13, il reparto oncologico di un ospedale dell'Asia Centrale sovietica, due anni dopo la morte di Stalin; largamente ispirata alle reali esperienze di Solženicyn che, uscito dal gulag in Kazakistan, fu mandato in un distretto rurale del Sud Kazakistan. Già nel Gulag Solženicyn sviluppò un tumore che, non diagnosticato, si espanse, rischiando di morire. Nel 1954, gli fu permesso di farsi curare in un ospedale di Tashkent, nell'Uzbekistan, dove il tumore andò in remissione. Le sue esperienze furono la base del romanzo, nel quale compaiono una fauna di personaggi, da coloro che hanno beneficiato del "sistema" comunista , agli oppositori, a quelli che si sono adattati acquiescenti. Solženicyn esplora la responsabilità morale di coloro che hanno eseguito le Grandi Purghe staliniane, quando milioni di individui furono uccisi, mandati nei gulag, o esiliati.
Works, including One Day in the Life of Ivan Denisovich (1962) and The Gulag Archipelago (1973-1975), of Soviet writer and dissident Aleksandr Isayevich Solzhenitsyn, awarded the Nobel Prize for literature in 1970, exposed the brutality of the labor camp system.
This known Russian novelist, dramatist, and historian best helped to make the world aware of the forced Gulag.
Exiled in 1974, he returned to Russia in 1994. Solzhenitsyn fathered of Ignat Solzhenitsyn, a conductor and pianist.