Urania eccezionalmente breve, 121 pagine (e anche l’edizione originale è poco più lunga), al netto dell’appendice che contiene la curiosa terza parte di un racconto di Keith Roberts.
Se gli Urania venuti bene, come “Cronomoto” di Bob Shaw, possono essere paragonato a “B-movies”, cioè a quei film realizzati con pochi mezzi ma efficacemente incentrati su un’idea, questo somiglia piuttosto a un telefilm a basso costo: per la durata ma anche per la povertà degli ambienti e degli approfondimenti anche se l’idea di fondo non è male: le metropoli USA sopravvissute (più male che bene) a una guerra globale, che avrebbe addirittura sconvolto la struttura geologica del continente,. ridotte a guerreggiare tra loro.
2/5 è voto forse un po’ stretto ma quando ci vuole ci vuole.. tutti gli spunti potenzialmente interessanti (la rivolta delle “scimmie”, la rinascita delle città, il territorio in mezzo alle metropoli..) vengono ignorati: non è nemmeno un romanzo da ombrellone, ma tram affollato mentre si sta in piedi. Il buon Palumbo, Carneade della fantascienza in cui non si è più cimentato, come altri colleghi ha scritto soprattutto gialli ed è psicoterapeuta; in effetti nella essenzialità del romanzo spiccano ogni tanto frasi di taglio psicologico, con momenti di introspezione da parte dei protagonisti.
Buona traduzione di Bianca Della Frattina, a parte l’immancabile “panino caldo con salsiccia, senza mostarda” (cioè “hot dog senza senape”.. eppure a Milano dovrebbero conoscere la specialità di Cremona?), e un curioso “dopo le innovazioni tecnologiche, le città ripresero a lavorare” (qui “to work” è nel senso di “funzionare”).