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Perché siamo antipatici?

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Come sono andate le cose lo sappiamo. Il governo Prodi è durato meno di due anni, e alle elezioni dell’aprile 2008 la sinistra ha subito una sconfitta paragonabile, per dimensioni, soltanto alla disfatta del Fronte Popolare nel 1948. Ma tutto ciò era in qualche modo prefigurato nella prima edizione di questo libro, apparsa nel 2005.
E adesso, siamo ancora antipatici? Sul piano del linguaggio alcuni progressi sono innegabili: il discorso è diventato meno astratto e involuto, le formule sono meno ambigue e incomprensibili, alcune idee di senso comune – ad esempio che la sicurezza è un diritto – stanno lentamente aprendosi un varco nel discorso della sinistra.
E il complesso dei migliori, che fine ha fatto? Qui la questione è più complicata. La credenza in una superiorità morale in virtù della quale la sinistra rappresenta la parte migliore del paese, mentre «gli altri» ne rappresentano la parte più gretta, non solo è controproducente perché offende l’elettorato di destra, ma ha anche una precisa funzione identitaria. Essa ha permesso e permette di fornire una risposta elusiva («siamo quelli che si preoccupano del bene comune») a domande cui la sinistra non è più in grado di rispondere: chi siamo? chi rappresentiamo? difendiamo ancora i deboli? La sinistra perde non soltanto perché è arrogante, presuntuosa e insincera. Perde anche perché, avendo smarrito la capacità di ascoltare e di intendere, non è in grado di guardare il mondo senza filtri ideologici, non capisce la società italiana, non sa stare fra la gente. A meno che...

240 pages, Hardcover

First published January 1, 2005

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About the author

Luca Ricolfi

27 books28 followers
Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano.

Al 2011, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino, responsabile scientifico dell'"Osservatorio del Nord Ovest", direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e tiene una rubrica su Panorama.

Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l'analisi della scena politica italiana (tratto da wikipedia)

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December 6, 2020
Ho letto questo libro interessato dalla discussione fra Ricolfi e Scalfari nelle pagine de L'Espresso. Il libro affronta un argomento interessante (e importante) con dei buoni spunti che però terminano in conclusioni affrettate, poco condivisibili e soprattutto abbastanza banali e poco interessanti. Inoltre, per dimostrare che la sinistra non è migliore della destra, l'autore arriva addirittura a falsificare i dati (ad esempio dice che il deficit attuale è uguale a quello lasciato da Amato, dimenticando l'avanzo primario, completamente mangiato nel corso dell'attuale legislatura: e omettere significa mentire). La cosa piú deludente è che alla fine si scopre che tutto ciò è strumentale unicamente all'esposizione del proprio "progetto politico", che naturalmente non ha nulla di nuovo. Unica cosa positiva: per vendere aria fritta l'autore si accontenta di poche pagine, perciò almeno non si perde troppo tempo. Se a tutto ciò si aggiunge il prezzo, non esattamente di favore per un libriccino di 200 pagine scritto a caratteri per talpe, il bilancio è decisamente negativo. In definitiva, il voto complessivo è sul quattro (non di meno perché non fa danni).
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