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Ricordatevi di noi

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Di Leonard Daventry, un nuovo autore inglese che si situa ad alto livello nella linea di Clarke, di Windham, di Shaw, i lettori di Urania già conoscono il tremendo Terremoto di grado XIII dove l'umanità si riduce a pochi superstiti che forse riusciranno a perpetuare la specie dell'homo sapiens. In questo Ricordatevi di noi la situazione è ben più critica. Qui non sembrano esserci forse. L'umanità appare fatalmente destinata a spegnersi sull'ultimo pianeta che gli ultimi terrestri sono riusciti fortunosamente a raggiungere. A meno che qualcuno, all'ultimo momento, non abbia un'idea...

Copertina di Karel Thole

178 pages, Mass Market Paperback

First published January 1, 1980

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Marco Rossetti.
143 reviews6 followers
October 24, 2017
Ogni tanto mi capita di prendere e pescare, quasi a caso, un libro della famosa serie "Urania". Quella che nel mio immaginario rimane e rimarrà sempre legata alle copertine bianche con tondo e grafica al centro, che mi capitava di trovare a casa di mia nonna, fra i vecchi libri di uno zio. Mi sembra ancora adesso di riuscire a sentire la percezione al tatto della copertina e l'odore, segnato dal tempo, delle pagine.

Torniamo a noi dopo questa struggente premessa dai de-saturati toni della true malinconia. Come da intro: prendere un libro a caso e leggerlo non è cosa molto da me, ma complice il kindle e complice la nomea della "Serie Urania", solo per questa collana, mi concedo l'atteggiamento out-of-the-box. Perché? Semplice, perché raramente mi è capitato di rimanere deluso da qualche libro selezionato. E poi, diciamocelo, già l'incipit di questo "Ricordatevi di noi" aveva saputo catturarmi a dovere con una piccola, semplice, mai trascurabile, parolina magica: "post-apocalittico".

Il romanzo di Daventry si legge rapidamente e con una buona scorrevolezza narrativa, non immaginatevi (almeno a mio modo di vedere) una pietra miliare della letteratura sci-fi post-apocalittica. È un libro con una storia a tratti tirata un po' per i capelli e tenuta assieme con sputo, colla coccoina e stuzzicadenti con gli ombrellini, ma di fondo l'idea è riuscita ad intrigarmi e forse, dico forse, avrebbe meritato una sorte migliore nel suo sviluppo.

Il libro ci porta tutti su un'astronave, la "Nuovo Mondo", che è una sorta di "Arca di Noè" spaziale, costruita per raccogliere la crème della razza umana alla soglia di un conflitto nucleare. Qualcosa tuttavia non va come preventivato e le prime bombe lanciate in maniera incontrollata fanno sì che nello spazio non si ritrovino proprio esattamente gli equipaggi preventivati, bensì il meglio di quel che si era riusciti a raccattare nelle ultime fase concitate del grande show della fine del pianeta terra by miriadi di esplosioni atomiche from human mankind with love.
Un po' come quando devi spiegare ad un neo diciottenne chi potrà scegliere alle prossime politiche, insomma.

Sotto la guida di un capitano da tutti definito "simpatico come due dita in c**o", la voce narrante dello psichiatra di bordo, laureato all'università della vita (e, a differenza dei giorni nostri, con una fottuta paura di essere scoperto), ci guida nella storia che Daventry tesse, a volte dimenticandosi che se inizi a cucire con filo nero su tessuto nero, non puoi cambiare improvvisamente colore senza almeno pungerti un dito.

Il grosso tarlo del comandante-simpatia è uno solo: "la razza umana DEVE sopravvivere". No matter what. Quindi diventa una di quelle fisse tali che gli fan dimenticare tutte quelle cose che ci fanno rimanere sani di mente in qualità di esseri umani: fare minchiate (ogni tanto), sorridere (ogni tanto), scambiare due parole con qualcuno senza avere una scopa in culo, pensare anche ad altro, tipo svagarsi proprio.

Ora, la mia etica no-spoiler mi dice che nei confronti della storia è bene non aggiungere altro per non rovinarvi la miriade di trovate ge-ni-a-li che il nostro "major-Tom" d'occasione arriva ad escogitare per portare avanti questa sua fissa fotonica. Vi dico solo che sono un crescendo di assurdità, e che sono così assurde da riuscire a fare il giro dell'orologio e diventare quasi credibili. Insomma Daventry ti convince proprio che non devi fare come il comandante, devi toglierti la tua, di scopa in culo, e lasciarti andare ad una storia sci-fi che ti vuol provare anche l'inimmaginabile.

Mandate a dormire il vostro ego, quindi, e godetevi un po' di sano "entertainment" old style, su carta stampata. E comunque, devo dirlo, mi sembra molto molto strano che del libro non abbiano tirato fuori quantomeno una sceneggiatura per qualche film, perché ad una certa ogni frase sembrava urlare "ti prego, fai un film di me e di tutto questo!".

La morale di questo libro è: non si può vivere mangiando solo patatine e popcorn, ma c'è anche da dire che ogni tanto patatine e popcorn ci stanno.
Di brutto!
Profile Image for Marco Beneventi.
340 reviews10 followers
October 15, 2021
1999, dalla Terra ormai distrutta da un olocausto nucleare, parte la "Nuovo Mondo", una navicella spaziale contenente cinquanta persone, probabilmente gli ultimi superstiti della razza umana, mandati a cercare nuovi pianeti abitabili da colonizzare.
Dopo aver incontrato sulla loro strada una navicella alla deriva recante strani simboli, fra l'equipaggio si svilupperà un morbo che rischierà di ucciderli tutti, la situazione sembra ormai disperata sino all'intuizione salvifica di qualcuno.
Gli uomini sopravvivranno? Troveranno un nuovo pianeta abitabile? E come faranno per perpetrare la razza umana?

"Ricordatevi di noi" scritto nel 1980 da Leonard Daventry, si offre al lettore come un romanzo di fantascienza vecchio stampo.
Dal ritmo sostenuto e mai noioso, la storia si dipana in modo fluido grazie alle scelte narrative dell'autore.
I personaggi, ben descritti e credibili, riescono ad immergere il lettore in questo viaggio ai confini dell'Universo, in un avventura che sin da subito fa presagire l'importanza della spedizione.
Tra fantascienza e un tocco di filosofia, questo romanzo è un piccolo gioiello che merita di essere letto dagli amanti del genere ma non solo.
Profile Image for Francesco Granati.
246 reviews5 followers
March 18, 2021
pescato a caso dalla collezione Urania di Papa’. Non male!!
Profile Image for Artù.
29 reviews20 followers
September 6, 2022
"Sembriamo figure di pietra, immagini di dame e cavalieri distesi sopra la lastra tombale."
Profile Image for Antonio Ippolito.
462 reviews46 followers
December 3, 2023
Questo non è un Urania nostalgico, ma recuperato a seguito di segnalazioni di altri lettori: e non posso dirmene pentito.
Leonard Daventry è un altro Carneade che da noi pubblicò due Urania; questo il suo romanzo più noto, tradotto anche in tedesco (dalle recensioni non sembra valga la pena di leggere Terremoto di grado XIII).
È un romanzo breve ma intenso di coilonizzazione spaziale, ma caratterizzato dal trattamento problematico o ironico di molti temi classici: i coloni lasciano la Terra che si è appena autodistrutta in un conflitto nucleare; ma non sono lo sceltissimo equipaggio che era stato lungamente addestrato per questo, bensì una ciurma raffazzonata e raccogliticcia messa insieme alla bell’e meglio dopo che quello è stato annientato da un missile.
La storia è narrata dal sedicente psicologo di bordo, uomo peraltro di grande equilibrio e maturità, che racconta i problemi mentali di diversi passeggeri, impreparati alla solitudine del lungo viaggio attraverso il cosmo; gli sfoghi alla noia sono naturalmente il sesso e l’alcol. Il tono saggio e acuto del narratore è uno dei motivi di fascino della storia, narrata con sensibilità molto moderna quando si tratta di stupri e molestie; molto bella la relazione che il protagnista sviluppa e manterrà fino alla fine con Lorraine Parker (aggiungo che alla probabile “asciugatura” è sfuggita, in mezzo a una lista di coppie eterosessuali, un accenno a una coppia di donne.. i tempi stavano cambiando anche in Urania).
Dopo l’incontro con un misterioso relitto spaziale ai margini del sistema solare, l’equipaggio comincia a essere falcidiato da tumori maligni ovunque tranne che nel cervello; viene presa quindi, o meglio imposta, la disperata decisione di trapiantare i cervelli dei superstiti in altrettanti robot.. seguono quindi dilemmi esistenziali e personali dei protagonisti.
La storia si caratterizza presto per la disperata eleganza di Naufragio di Charles Logan o Ultima Thule di E. F. Russell, e appassiona fino alla fine; anche se avrei qualcosa da aggiungere a chi non teme gli:
SPOILER
L’autore è così bravo a gestire le scene che non ci si accorge quasi che.. la trama è del tutto insensata, oltre che non spiegata!
Lasciamo stare che nulla viene detto su chi (l’Ente superiore in cui il protagonista sente di credere?) abbia piazzato il relitto sul percorso dell’astronave, per poi guidarla a velocità ultraluce fino alla sua destinazione; lasciamo anche stare che non si capisce che cosa dovessero fare i terrestri arrivati finalmente a destinazione; ma perché farli ammalare di cancro, cosa che ha messo a rischio la missione? Perché dar loro i sogni di coppia, appena risvegliati (e solo alle coppie)? Perché l’autore fa morire i terrestri poco dopo l’arrivo? Perché il bislacco finale, dove il robot che nei sogni serviva gli amanti, “si avvicina inesorabile” (viene a finirli?)? Una bella serie di dilemmi esistenziali si conclude in un’avventura un po’ raffazzonata.
Bella copertina di Thole, che centra la scena finale del romanzo dandole un tono tra il surrealista e il metafisico. Buona la traduzione di Marco e Dida Paggi, che tradussero molti Urania in quel periodo, aggiungendosi alle traduttrici storiche.
Profile Image for Pietro Rivaroli.
118 reviews
April 6, 2021
Un bel libro di fantascienza; veloce e relativamente semplice.
Una buona lettura che tocca, seppur sommariamente, tematiche come la morale e l'etica nel rapporto con il progredire della scienza.

Fin dove ci si può spingere, a prescindere dagli obiettivi che ci si pone, prima di perdere di vista la questione più importante, ovvero il fatto che siamo esseri umani?

A voi la lettura e la risposta... o meglio, una risposta.
Profile Image for Elisa.
155 reviews26 followers
May 28, 2026
troppe poche recensioni per questo piccolo capolavoro Urania dal finale amaro.
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