Автор этой книги родился и вырос в семье бураку, японских неприкасаемых, людей, которые до последнего времени не могли вступать в браки с обычными японцами, которые могли заниматься лишь черной работой. Этим людям были закрыты все пути к богатству, кроме незаконных, все пути к образованию, кроме самообразования, и все выходы из их переулков и нищенских деревень, кроме, разве что, смерти. Но автор вовсе не настаивает на том, чтобы неприкасаемые были приняты в ряды одетых в костюмы служащих, у которых нет друзей, а есть сослуживцы, для которых не существует благородства, а есть только закон. Для автора описанная им семья и деревня, так похожая на его родину, — последнее прибежище живой души в стране, которая потеряла свою душу...
Kenji Nakagami (中上健次 Nakagami Kenji, August 2, 1946 – August 12, 1992) was a Japanese novelist and essayist. He is well known as the first, and so far the only, post-war Japanese writer to identify himself publicly as a Burakumin, a member of one of Japan’s long-suffering outcaste groups. His works depict the intense life-experiences of men and women struggling to survive in a Burakumin community in western Japan. His most celebrated novels include “Misaki” (The Cape), which won the Akutagawa Prize in 1976, and “Karekinada” (The Sea of Withered Trees), which won both the Mainichi and Geijutsu Literary Prizes in 1977.
During the 1980s Nakagami was an active and controversial figure in the Japanese literary world, and his work was the subject of much debate among scholars and literary critics. As one reviewer put it, "Nakagami was the first writer from the ghetto to make it into the mainstream and to attempt to tell other Japanese, however fictively or even fantastically, about life at the rough end of the economic miracle." Nakagami was at the height of his fame when he died, of kidney cancer, at the age of 46.
Karekinada, ovvero “il mare degli alberi morti” che da’ il titolo al libro, zona montuosa a ridosso del mare tra le piu’ povere della regione di Kumano. Vi crescono alberi con tronco e rami deformi e privi di foglie, per via della forte brezza marina. (209)
Ai burakumin (abitanti dei ghetti) era stata infatti proibita anche la conoscenza della lingua scritta e non potevano percio’ che tramandare oralmente la propria mitologia. Una delle principali chiavi di lettura dell’opera letteraria di Nakagami risiede proprio nella volonta’ dello scrittore di confrontarsi con il mito (inteso in senso lato), e nella sua determinazione a riscrivere la mitologia “ufficiale” prendendo in considerazione anche la posizione dei burakumin e, anzi, partendo per la prima volta da essa. (Nota di Irene Tessaro, p. 372-3)
Akiyuki vorrebbe realizzare la distruzione dell’esempio paterno e una vita serena tra la comunita’ dei Vicoli ma cio’ non e’ possibile, pena la rottura di equilibri secolari. (Nota di Irene Tessaro, p. 376)
La sua ombra si proiettava sul terreno. Akiyuki fendeva la terra con il piccone. Con il badile la tirava su. Il corpo, ora null’altro che un insieme di muscoli e membra in movimento, emetteva ritmico il soffio del respiro, in totale empatia con l’aria pregna dell’afrore di terra calda di sole, in perfetta simbiosi con la stessa terra che stava lavorando. Era il respiro della terra. Era il respiro dell’aria. No, di piu’: erano tutti i monti di quel paesaggio che respiravano in lui. Akiyuki trovava incomprensibile che un corpo fisico fatto di lavoro, cosi’ si sentiva in quel momento, potesse avere un passato o, addirittura, un presente. Avrebbe voluto liberarsi di tutto il suo passato. (60-1)
Akiyuki era un miscuglio di sangue e sangue, groviglio di rami e foglie che lo imprigionavano ancora: ma nel vento che lo accarezzava non era infine che pianta, albero, foglia. Un’erba che fermava su di se’ il soffio del vento: questo era Akiyuki. (89)
Lampi di luce guizzarono tra le foglie e le fronde degli alberi; raggiunsero il suolo sparpagliandosi d’intorno e ad Akiyuki sembro’ che il suo corpo ne fosse cosparso. (126)
Aveva sempre saputo che Akiyuki, da grande, sarebbe diventato identico a Quello la’. (314)
peccato che la quarta di copertina spoileri il finale questo libro è un capolavoro di cesellatura andrebbe letto senza nessuna introduzione e preambolo poi o piace o no a me è piaciuto...ma io non faccio testo: sono japanaddicted:-)
Тошнотворная фолкнеровщина, прочитал бы лет на десять раньше — была бы, наверное, любимой книгой, настолько восхитительно тягучее, вырастающее из отвалов бесконечных повторов повествование, но сейчас, к сожалению, невероятно этим утомила.
Not for me. Way too long for too little and too slowly. Rarely read something so repetitive too. Felt more like a movie script than a novel. Could look great tho.