In una tiepida notte di giugno 1915, cinque fuggiaschi si allontanano dalle rovine del loro paese nella valle di Mush, distrutto dai Turchi della terza armata con i suoi abitanti e le millenarie tradizioni del popolo armeno. Hanno perso tutto, casa e famiglia, ma hanno salvato un tesoro di inestimabile valore e sono determinati a portarlo ad ogni costo in salvo. Questa è l'ultima storia dell'antichissimo Libro di Mush.
È il primo libro che leggo di questa autrice. Leggendo su di lei avevo capito che si trattava di una testimonianza ma non avevo comunque idea di cosa aspettarmi. Una storia breve con pochi personaggi, delineati solo a tratti, ma con quelli giusti. La Arslan non si dilunga, sembra aver scelto con cura le parole per dire ciò che ha da dire senza consumare troppo inchiostro, o annoiare il lettore. Sono poche le notizie storiche, e all'inizio mi sono trovato catapultato in un mondo e una cultura che non conoscevo, senza idea di cosa avrei trovato. Il racconto è fluido, anche se a volte l'autrice mi ricorda Manzoni che mette in pausa la storia e si rivolge al lettore. Però è sempre distaccata, quasi stesse scrivendo un saggio.
Ho trovato poco interessante la storia nel senso comune del romanzo. Personaggi poco delineati, solo un nome e qualche tratto, non fai in tempo a conoscerli. Stessa cosa per i luoghi. Ma non credo la Arslan volesse intrattenere. Il romanzo è una corsa disperata di poche persone, quasi provvidenzialmente scelte, per salvare l'ultimo simbolo di una civiltà, quella Armena, che rischia di sparire nel nulla. I protagonisti sono veri e propri eroi, nel senso classico del termine, eppure non hanno nulla di straordinario, né alla fine della storia saranno celebrati come eroi. Commovente il rapporto fra Anoush e Housep.
Un racconto dell'epopea e dello struggente coraggio del popolo armeno e il salvataggio di un'opera d'arte, simbolo di vita, di cultura, di memoria nella valle di Mush. Molto bello l’inizio del libro che sembra una sceneggiatura di un film;le donne nel fiume, serenamente nude a godersi il ristoro del bagno perché avvolte dalla nebbia che le protegge da sguardi indiscreti, mentre su di loro e su tutto il loro mondo incombe la marcia dell'esercito turco in arrivo a dare distruzione:non c'è nulla di morboso, ma l'ansia cresce e diventa quasi angoscia, perché si è spettatori consapevoli dell'avvicinarsi di un disastro. Un po’ delusa dal finale che per me è tronco.
A inizio 2012 è uscito con l’Editore Skira specializzato in pubblicazioni dedicate alle arti figurative -e con attenzione alla narrativa-, l’ultima opera della studiosa padovana di origine armena Antonia Arslan: uno scritto breve ed intenso, Il Libro di Mush. Dopo aver trattato, nei primi due romanzi, la tragedia armena attraverso le vicissitudini della propria famiglia, con il terzo lo sguardo comprende l’intero Popolo, in quanto tale. L’idea di scrivere quest’opera, davvero preziosa, è nata in California in occasione dell’apertura di un’esposizione sul Popolo Armeno, cui l’Autrice aveva partecipato. Le vicende ivi rappresentate, le immagini, i colloqui con le persone presenti (negli USA vive una folta comunità diasporica), le loro sollecitazioni hanno fatto riemergere i ricordi dei racconti uditi tanti anni prima. E ne è scaturita la presente storia. Il Libro di cui si tratta è un manoscritto medievale (del 1202), consistente in una raccolta di omelie (Msho Charantir, cioè Omiliario di Mush), ornata di stupende miniature che ne fanno un tesoro inestimabile, composta all’inizio del XIII secolo nello scriptorium del monastero di Avakvank (presso Erzynka) su commissione di un sensibile mercante. Un volume enorme, alto un metro e largo mezzo, del peso di circa ventotto chilogrammi. Di lì a pochi anni tuttavia il mercante fu ucciso durante l’invasione mongola e il libro rubato, come sovente accade in simili circostanze. Qualche tempo dopo i monaci di Surp Arakelotos Vank (Monastero dei Santi Apostoli) di Mush vennero a sapere che l’opera scomparsa era in vendita; dopo lunghe trattative e a caro prezzo lo comprarono e così, per diversi secoli, il prezioso manoscritto vegliò sugli abitanti dell’omonima Valle e su tutto il Popolo Armeno.
Մի քանի ժամում կարդացի, իրոք՝ մի շնչով կարդացվող վեպ է, հեղինակն էլ հայերեն թարգամանության շնորհանդեսին նշեց, որ 3 ամսում է այն գրել (եթե չեմ սխալվում), սակայն դժվար է այն գնահատելը: Ես ավելի շուտ կարծիք կհարցնեմ օտարերկրացի ծանոթներիցս: Օրինակ, ինձ համար անհամոզիչ էին Մշո Ս. Կարապետի հայ հոգևորականի՝ Հայր Իլարիոն անունը, 2 հույների կերպարները, բացի այդ, Մուշ, Սասուն և մյուս տեղանունների մոտ չի մարսվում նաև "Անատոլիա"-ն [մի՞թե գեղարվեստական գրականության մեջ էլ ենք զիջել այս հարցում...]: Մի քանի տեղերում էլ թարգմանությունը բավականին խրթին էր ստացվել, թեև ընդհանուր առմամբ այն թերևս հաջող կարելի է համարել, իսկ գրքի ձևավորումը՝ շատ ճաշակով: Ամեն դեպքում շարունակում եմ մնալ նույն կարծիքիս, որ գրել եմ էլի ցեղասպանությանը նվիրված մի ուրիշ գրքի առթիվ (այստեղ՝ http://wp.me/p3gOYu-gT). բացահայտ ասված խոսքը, հիրավի, այնքան ազդեցիկ չէ, որքան ակնարկված, սքողված խոսքը: Միաժամանակ հասկանում եմ, որ այս տեսակի գրականության պակաս կա:
Ավելին էի սպասում ու շատ հիասթափվեցի. կարծում եմ շատ արագ գրված գիրք է, ավելի շուտ մի պատմվածք... Մշո Ճառընտիրի հրաշալի ավանդությունը ոչ մի հուզմունք չառաջացրեց ինձ մոտ... շատ տարօրինակ էր, ընդհակառակը, հեղինակի ոճը` ամբողջ պատմությունը գրված էր ներկա ժամանակով, որին այդպես էլ չկարողացա համակերպվել...