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Storie di cinema (e d'altro): Raccontate a Margherita d'Amico

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Suso Cecchi d’Amico è stata tra i maggiori sceneggiatori della storia del cinema italiano, assumendo nel tempo rilievo internazionale. Collaboratrice, amica e confidente di artisti e intellettuali come Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Cesare Zavattini, Anna Magnani, Nino Rota, Mario Monicelli, Ennio Flaiano e Roberto Rossellini, firmò le sceneggiature di alcune fra le più importanti pellicole italiane di tutti i tempi “quando agli autori venivano chieste delle storie e dei testi, e non qualche suggerimento per utilizzare gli attori”.
Il gattopardo, Ladri di biciclette, I soliti ignoti, Salvatore Giuliano, Rocco e i suoi fratelli, Senso, Bellissima sono solo alcuni esempi. Ma Suso si trovò anche al centro di una eccezionale costellazione familiare che, oltre ai Cecchi e ai d’Amico, si estende fino ai Croce e ai Pirandello. In questo dialogo ricco di aneddoti con la nipote Margherita sfilano dunque i protagonisti della vita culturale italiana di quei decenni – scrittori, giornalisti, attori, ma anche un giovane Cuccia ai tempi del fascismo.

282 pages, Kindle Edition

Published May 31, 2023

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Profile Image for Paolo Ventura.
405 reviews2 followers
April 11, 2025
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Con il passare degli anni, seguendo una metamorfosi che ho osservato in parecchi produttori, la passione di Ponti per il cinema si trasformò nella passione per i soldi.
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Era attore nel vero senso della parola: non si portava appresso quello che era in effetti nella vita, ed era completamente diverso da come lo si vedeva sullo schermo. La Magnani, ad esempio, nei film ha fatto quasi sempre la Magnani. Totò nel lavoro non ha mai fatto se stesso, ma ha interpretato altri personaggi, anche nei gesti, nel modo di muoversi.
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Da bambina era successo anche a me di immaginarmi morta e disperatamente pianta da familiari e amici dai quali credevo di aver subìto un’ingiustizia; adolescente mi ero poi commossa immaginandomi nei panni dell’agonizzante eroina di un romanzo.
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Non so spiegare come sia potuto accadere che io continui a sentire presenti le persone che ho più amato e delle quali dovrei soffrire la mancanza. Il rapporto che ho avuto con loro nel passato continua inalterato, tranquillo, né faccio nulla per trovare una risposta a questo mistero che mi è proposto, e dal quale traggo la confortante persuasione che tutto ciò che è esistito esiste.
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La corsa di Nannarella dietro la camionetta è certamente una delle più belle scene del cinema di tutti i tempi. L’avrò vista duemila volte; non invecchia di un secondo.
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De Sica chiamava la Bergman “la Grande Ignara”, perché non si rendeva conto di cosa la aspettasse. Quando piantò il marito per Rossellini, in America fu uno scandalo senza precedenti. Per farti un esempio del fascino di Rossellini: raccontava spesso di una sua fantasiosa infanzia a Ladispoli, di galoppate a cavallo sulla spiaggia con una zia baronessa un po’ matta, con un castelletto sulle dune. Hai presente Ladispoli? È il posto più brutto del mondo: un agglomerato al cui confronto Ostia è la Costa Azzurra. Quando arrivò la Grande Ignara, Rossellini organizzò su richiesta di lei una gita a Ladispoli, di cui lei aveva sentito decantare le meraviglie. Amidei andò con loro e tornò esterrefatto, perché la Bergman aveva passeggiato mano nella mano con Roberto, in mezzo alle case più squallide che si possano immaginare, mormorando rapita: “È proprio come me l’avevi descritta.”
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Come si fa a definire il fascino? Non era bella, spesso cupa come il suo cane lupo color dell’ebano. Aveva sempre le occhiaie, un colorito terreo e i capelli neri come non si può immaginare, della consistenza di una matassa di seta pesante. Le gambe erano magre e leggermente storte, era piccolina e forte di fianchi. Aveva un décolleté splendido, come pure lo erano le mani e i piedi. Dovunque entrasse e in scena, non guardavi altri che lei.
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Lo sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi.
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Il periodo del nostro distacco non durò a lungo, intendiamoci, ma quanto bastò a lasciarmi il segno indelebile del rimorso che, per quanto mi riguarda, è la sola forma di dolore.
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Non si può in nessun caso parlare di un film e di un romanzo come se fossero la stessa cosa. Non lo saranno mai, e se qualche conclusione debbo trarre dalla mia lunga esperienza di lavoro, è che per suggerire con la trama anche il tono, il sapore di un romanzo, bisogna avere il coraggio di tradirlo.
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Che cosa auspichiamo? Un popolo di sceneggiatori? Non sarà questo il segno premonitore di un futuro il cui unico linguaggio sarà quello affidato alle immagini? La prospettiva mi spaventa, e non poco.
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L’idea de La dolce vita è di Flaiano e contiene elementi autobiografici, per non parlare di Otto e mezzo, a proposito del quale Flaiano si sfogava amaramente dicendo: “Mi ha rubato anche l’infanzia!”
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Il Padrino fu fra l’altro una tragedia per Sergio Leone, che aveva sempre sognato di fare un film del genere in America. Un suo cognato colto leggeva per lui i romanzi, gli sconsigliò Il Padrino, e i diritti furono acquistati dalla Paramount.
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Nel cinema i musicisti sono gli unici a percepire una percentuale sugli incassi, diritto inalienabile. Quei cretini degli altri autori, prima ancora che facessi il cinema io, ci avevano rinunciato.
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Profile Image for Berniniandre.
41 reviews
February 23, 2026
Meravigliosa testimonianza di arte di cultura. Mi sono preso una pausa. La sofferenza di Luchino mi turbava
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