Nicolas si appresta a trascorrere una settimana bianca in montagna, con i compagni di classe. Ma mentre gli altri partono insieme, lui arriva il giorno dopo insieme al padre, che si è impuntato per accompagnarlo. Quando il padre se ne va, Nicolas si accorge di aver dimenticato nel bagagliaio dell’auto il borsone con i suoi effetti personali, e il padre stranamente resterà irreperibile per tutta la settimana.
Inizia così, con un fatto banale, questo giallo ipnotico e inquietante di Carrère, forse non tra le sue migliori opere a detta di chi lo conosce bene, eppure a me non ha lasciata indifferente. L’autore ha confessato che, mentre lo scriveva, nella sua casetta in Bretagna, era sempre più terrorizzato. E così anche Nicolas, un bambino altamente suggestionabile e dotato di fervida immaginazione, che comincia a fare degli incubi e ad immaginare situazioni terribili e paurose. E così anche il lettore, tanto più che, man mano che le pagine vanno avanti, un coetaneo di Nicolas, improvvisamente scompare. Non siamo nel terreno dell’horror, come ho letto da qualche parte. Siamo nel terreno del giallo, quello degli orchi della vita di tutti i giorni e della paura che può prenderci alla gola sempre e ovunque.
La storia è tutta giocata sul non esplicitamente detto, col tentativo di allontanare ciò che, ai nostri occhi, è fin troppo evidente. E Carrère è fenomenale nel farci entrare nella mente di Nicolas e a vivere, con lui e per lui, le sue angosce, le sue paure, fino all’amarezza per quel futuro che gli si prospetta così doloroso, dopo che avrà compreso tutto da solo, senza grosse rivelazioni.
In definitiva si “dice” poco, ma si vive sulla propria pelle il disagio e la paura del protagonista, destinato a perdere l’innocenza in maniera così brutale, come una terribile doccia fresca.
Felicissima del mio approccio a Carrère….mi chiedo tuttavia, fra i suoi altri lavori e considerati i miei gusti, con quale proseguire.