recensione a cura del blog "Libri Magnetici" by Ila
Sarebbe stata un’unione eccellente, perché lui era ricco e lei era bella. Lui non è soltanto ricco, in effetti, è anche attraente, elegante, brillante, e lei non è solo bella, ma anche spiritosa, eccitante, arguta.
Accidenti, che coppia fantastica sarebbero!
Eccoci arrivati cari Magnetici al quarto volume della serie Austen Society retelling di un libro che non ha sicuramente bisogno di presentazione: Ragione e Sentimento.
La storia delle sorelle Dashwood, che qui diventano Beckett, è qui ambientata al Norland Hotel, albergo di lusso situato in una cittadina sulla costa inglese in cui le due sorelle e la madre vedova lavorano e vivono.
Elinor è innamorata da sempre di Edward, aspira ad una vita tranquilla e semplice magari dirigendo in futuro un hotel di sua proprietà. Marianne la più giovane e ambiziosa, che trova opprimente vivere in una piccola città e aspira ad elevarsi di status magari tramite un matrimonio con un uomo facoltoso.
Forse è davvero venuto il tempo di tirare una riga netta su quegli ultimi anni pieni di malinconia e nostalgia. Forse è venuto il tempo di abbandonare sogni irrealizzabili e dedicarsi alla paziente costruzione di un futuro tranquillo, sereno, senza scosse, in compagnia di un uomo affidabile, magari un po’ noioso ma prevedibile, sicuro dei suoi sentimenti per lei, senza figli veri o presunti da precedenti relazioni assurde, senza titubanze e tentennamenti.
In questo romanzo ho trovato quasi un ribaltamento di ruoli rispetto all’opera originale: Elinor è la sognatrice che rincorre un amore per tanti, forse troppi anni in una visione quasi anacronistica se si considera che, ai nostri giorni, chi attenderebbe così tanto per un chiarimento. Marianne invece è la ragione, nella sua caparbia ricerca di un sentimento che di calcolo e pragmatismo non ha proprio nulla.
Ognuna di loro dovrà, per così dire, sconfinare nel territorio dell’altra poiché appunto non esiste sentimento senza ragione e viceversa.
Non si è mai considerata una donna romantica, tutt’altro: lei è razionale, realista, a volte cinica, e nessuna delle caratteristiche delle donne romantiche le è parsa mai appartenerle. Eppure… Non è una sentimentale, ma non ha forse vissuto gli ultimi dieci anni appesa ai propri sentimenti per Edward? Non è una sognatrice, ma quanto del proprio tempo ha dedicato ai sogni a occhi aperti su Edward e sulla loro possibile vita insieme? La verità, forse, è che l’amore ti cambia, rendendoti simile a tutti gli altri innamorati, mettendoti in bocca le stesse parole sdolcinate e imbottendoti la testa di cotone, quando sei con quello che ami.
Una scelta stilistica particolare quella di utilizzare la terza persona e porre la narrazione al presente, all’inizio confesso che mi ha un po’ spiazzato, ma poi con il proseguo della lettura ne ho apprezzato l’utilizzo perché rende al meglio e con immediatezza i vari personaggi, soprattutto le protagoniste.
Una menzione particolare all’autrice per aver elevato la figura del colonnello Brandon, o dottore in questo libro. Io l’ho sempre percepito un po’ come una seconda scelta fatta da Marianne, una sorta di ripiego per un uomo che in realtà l’ha venerata in silenzio per tutto il romanzo. L’autrice lo ha decisamente “riabilitato” facendolo apparire non più come una sorta di “premio di consolazione”, ma come l’unica e vera scelta possibile. Io l’ho trovato giusto, voi mi direte cosa ne pensate.
Mi trovo costretta a ripetermi, ma fare un retelling in chiave moderna di opere del calibro di queste è una scelta coraggiosa, perché se da un lato devi comunque mantenere la storia riconoscibile dall’altro occorre darle un tocco personale e moderno senza eccedere, qui ho trovato entrambi questi aspetti quindi direi che la missione è compiuta!
quattro petali