Eravamo in piena guerra fredda, quando il nemico era chiaro e si poteva indicare a dito, ben lontani dai tempi di Gorbaciov e Raissa, dalla glasnost e dalla perestrojka. Sul ponte delle spie andava di moda il baratto fra dissidenti e agenti segreti, sui tetti delle ambasciate grappoli di paraboliche codificavano il mondo, orrore e sangue senza imbarazzo e tacita consegna di non aprir bocca, in palio per tutti la sopravvivenza.
Quello che mi è piaciuto di questo libro è il senso di un cambiamento epocale, irreversibile che ricordo di aver percepito all'epoca dei fatti narrati nel romanzo da adolescente che iniziava a guardare con una certa attenzione tg e programmi di approfondimento... una sensazione che si respirava anche da lontano e che deve aver respirato ancora di più chi si trovava a Berlino in quei giorni decisivi del 1989... quello che mi ha convinto meno è una certa fretta nel raccontare alcuni episodi, ma resta un libro interessante, per cui aspetto a rispedirlo all'autore sperando che qualcuno si incateni dopo di me..
dimenticavo un fattore importante: la narrazione del giornalista / protagonista inizia nel 1983 quando la guerra fredda era ancora in corso e i cambiamenti che sarebbero arrivati non erano prevedibili... per cui si sente nel libro il cambio di atmosfera tra i due monenti temporali... apparentemente vicini perché in mezzo c'è una distanza di soli 6 anni, ma politicamente lontanissimi...
Lo spunto è originale: raccontare due amori che in parallelo vivono in modo diverso la segregazione del muro di Berlino fino alla sua demolizione. L'ambientazione è interessante, la trama promette di suscitare la curiosità del lettore. Ma lascia un retrogusto di occasione sprecata: l'autore si perde con i troppi giri di parole che lo allontanano dalla trama e che gli danno quasi un tono di autocompiacimento, e alla fine risulta un libro con troppe pagine inattive e "filosofiche". Peccato, poteva essere un libro molto più interessante da leggere, con una storia vivace e uno stile piacevole.