Il Generale Magno Massimo è realmente esistito, così come la maggior parte dei contemporanei che leggeremo fargli da contorno nella trama: dagli Imperatori Giulio Valente e Flavio Graziano al Generale Teodosio il Giovane (futuro Imperatore), dal Vescovo di Mediolanum Ambrogio (futuro Santo e Patrono) all’Arcidruido Taliesin, e così via. Lo seguiremo, quindi, muoversi in un contesto del tutto congruo al proprio tempo (la fine del IV Secolo d.C.) e nel rispetto di quanto gli storici ci riportano di lui, nonché della situazione politica, militare e dinastica negli Imperi Romani d’Occidente e d’Oriente di allora.
Ma, Magno Massimo - uno degli ‘usurpatori’ più temuti della storia del tardo Impero (e per questo, non sfuggito ad una spietata Damnatio Memoriae) - fu prima di tutto l’ultimo Governatore delle Britannie. Egli governò quelle terre non solo difendendole dalle razzie crudeli dei Pitti e dei Sassoni con la forza militare, come si limitarono a fare i suoi predecessori, ma anche conoscendone e condividendone i riti e le tradizioni, i miti e gli incanti.
E se la storiografia romana ufficiale dell’epoca s’affrettò a cancellare ogni traccia di colui che era diventato il più fiero avversario dell’Imperatore Teodosio I (detto poi il Grande), al contrario la tradizione orale dei Celti di Britannia lo elesse al ruolo di indimenticato protagonista di più di una leggenda. Di lui, di Macsen Wledig, accompagnati dal suono cristallino delle arpe, i bardi avrebbero nostalgicamente cantato nei secoli a venire.