*1 e mezzo*
”Si tratta delle cose che stanno accadendo, e di quanto siano connesse fra loro anche se non sembra. Ci sono dei tentacoli invisibili che si stanno facendo strada nelle vite di alcune persone a caso, collegandole fra di loro e distruggendole”
Qui Erin sta spiegando alla sorella Bronte la situazione, una situazione che le tocca in prima persona e che sembra un caso, ma non lo è dal giorno in cui Erin ha ricevuto una telefonata da Lucy Grant appena prima che la ragazza venisse uccisa (o forse proprio mentre un folle assassino la stava uccidendo).
Da lì in poi la sua vita è andata sgretolandosi un pezzetto alla volta: la ricca e brillante avvocatessa specializzata in risarcimenti, proprietaria di uno studio importante si ritrova senza più un lavoro, un fidanzato, senza certezze e con il terrore strisciante che i suoi peggiori incubi che la tormentavano da bambina, siano tornati a perseguitarla.
Questi incubi portano il nome di Leland, il fratello che si è suicidato anni prima e che ha distrutto l’equilibrio mentale della loro madre.
È davvero morto? È relegato ad un passato di violenza e abusi a cui le sorelle non vogliono più pensare e che credevano di essersi buttato alle spalle?
Se sì, perché c’è qualcuno che lascia sulla segreteria di Erin le orrende filastrocche che cantava Leland? Chi altri le conosce?
Cosa vuole da lei? quante altre donne moriranno prima che riescano a fermarlo?
Lo scoprirete in questo romanzo che unisce al giallo qualcosa del thriller.
“cose che non dovresti sapere” è un titolo azzeccato : ci sono cose che un bambino non dovrebbe conoscere mai, e che Erin e Bronte purtroppo vivono sulla loro pelle.
Ci sono cose che nemmeno da adulti si vorrebbero sapere, e qui penso ai fascicoli sulle donne morte per mano del /dei serial killer che sta cercando di arrivare alle sorelle Paterson.
E questa cosa mi è piaciuta, ma per il resto … è un grande “mah” (e capisco perché Raffaella se n’è liberata regalandomelo) perché ci sono un po’ cose che non mi hanno convinto.
1- Il rapporto tra Paul ed Erin. Lei all’inizio non lo sopporta, lui la aiuta, qualcosa nasce, ma la loro storia non decolla mai, non c’è mai pathos tra loro. Ci sono solo gli sbalzi d’umore di Erin e una scena al ballo che mi ha fatto alzare gli occhi al cielo per la piattezza e la banalità dei dialoghi. E alla fine boh…
2- Alla povera Bronte hanno amputato un mignolo o l’alluce? La questione resta irrisolta.
3- Il passaggio da una scena all’altra a volte è strano, caotico, non si capisce quando e come le cose si siano svolte. Se è uno stratagemma usato dall’autrice per instillare il dubbio sulla presenza reale o presunta di Leland, non funziona come dovrebbe.
4- Sempre parlando di scene, alcune sono proprio messe per creare diversivi o suspence o l’effetto sorpresa come il capitolo finale ( prevedibilissimo, tra l’altro, e che poteva anche non esserci), ma un po’ in modo forzato, si sente che sono un di più. Sono inserite in modo poco omogeneo.
5- Erin che praticamente vive di solo vino e spizzichi di cibo. ma quando mai? Non dico di arrivare all’estremo come in “una mamma per amica” dove Lorelai e Rory mangiano praticamente sempre e sempre asporto, caffè e junk food, ma una via di mezzo!
6- I genitori di queste ragazze… no comment. E Finlay, il fratello che vive lontano? No comment anche qui.
Nel complesso non mi è piaciuto perché non mi ha presa, non mi ha coinvolto, non mi ha fatto stare incollata alle pagine, e quando mi ritrovo a dire a Stefano: “Amore mi tocca leggere”, vuol dire che proprio non c’è feeling tra me e l’autrice e/o la storia.
Sarà che sono abituata a Barbato, Manzini, Frascella, Carrisi ( cito questi per restare in Italia), ma questo giallo scozzese per me è stato una grande delusione, altro che il più bel giallo di Scozia come cita il retro di copertina.
1 stella e mezzo il mio voto!
Buone letture e alla prossima!