Flaiano presenta questo libro, composto dal racconto lungo “Oh Bombay!” e dal riuscito romanzo breve “Melampus”, sostenendo che i due manoscritti si completano a vicenda e si riflettono l'uno nell'altro; perché il primo è la trasformazione di un uomo, il secondo di una donna. Le loro storie, spiega l'artista, sono “sempre meno improbabili in una società dove la metamorfosi è una vita di ricambio, tra il gioco e il massacro”. E sono raccontate da un narratore che sembra stia già immaginando un film tratto dai suoi scritti, come spesso accadeva: la prosa di Flaiano è sempre visiva, e dialogica; le descrizioni sono fluide ed evocative; le sospensioni improvvise – per intervalli d'aforismi, di satira o di boutade – costituiscono una cifra stilistica. “Melampus” ha ispirato il film “La cagna” di Marco Ferreri.
Flaiano wrote for Cineillustrato, Oggi, Il Mondo, Il Corriere della Sera and other prominent Italian newspapers and magazines. In 1947, he won the Strega Prize for his novel, Tempo di uccidere (The Short Cut). Set in Ethiopia during the Italian invasion (1935–36), the novel tells the story of an Italian officer who accidentally kills an Ethiopian woman and is then ravaged by the awareness of his act. The barren landscape around the protagonist hints at an interior emptiness and meaninglessness. This is one of the few Italian literary works (which has been constantly in print for sixty years) dealing with the misdeeds of Italian colonialism in Eastern Africa. In 1971 he suffered a first heart-attack. "All will have to change", he wrote in his notes. He put his many papers in order and published them, although the major part of his memoirs were published posthumously. In November 1972 he began writing various autobiographical pieces for Corriere della Sera. On November 20 of the same year, while at a clinic for a check-up, he suffered a second cardiac arrest. His daughter Lelè, after a long and grave illness, died at age 40 in 1992. His wife Rosetta Rota, sister of composer Nino Rota, died at the end of 2003. The entire family is buried together at the Maccarese Cemetery, near Rome. [edit]Flaiano's Rome Flaiano's name is indissolubly tied to Rome, a city he loved and hated, a caustic witness to its urban evolutions and debacles, its vices and its virtues. In La Solitudine del Satiro Flaiano left numerous passages relating to his Rome. In the Montesacro quarter of Rome, the LABit theatre company placed a commemorative plaque on the facade of his house where he lived from 1952. Critic Richard Eder wrote in Newsday: "To read the late Ennio Flaiano is to imagine a bust of Ovid or Martial, placed in a piazza in Rome amd smiling above a traffic jam. In his antic, melancholy irony, Flaiano wrote as if he were time itself, satirizing the present moment."
"Tutto l’orrore è nell’esserci, nell’esistere realmente e nel saperlo di colpo, per esempio scendendo le scale di un albergo sconosciuto." ( Oh, Bombay!, p. 76)
"Non posso prendere impegni superiori alle mie debolezze." (ivi, p. 87)
"Ho vissuto commettendo errori, l'unico modo di vivere senza cadere. Vivere è una serie di errori interrotti a tempo, ognuno dei quali sostiene il precedente e si appoggia sul seguente. Finiti gli errori, finito tutto." (Melampus, p. 255)
"A una certa età ci si accorge che un amore riassume tutto e che si amano varie ipotesi di una stessa persona o, se preferite, una stessa ipotesi di varie persone." (ivi, p. 264)
Due racconti abbinati dal tema delle metamorfosi (diceva lo stesso Flaiano), a mio parere un po’ forzatamente. In realtà nascono in tempi e con modalità molto diverse. Quasi “su commissione” il primo (“Oh, Bombay”), più breve e molto meno incisivo, ambientato in quei salotti del bel modo intellettuale (o intellettualoide) romano un po’ annoiato e decadente che Flaiano stesso stancamente frequentava e che saranno in qualche modo “cantati” con altissimi risultati da Fellini (con cui Flaiano stesso come noto collaborò a lungo) e più recentemente con il Sorrentino di “La Grande Bellezza” (che molto, a mio parere, deve ancora a Flaiano). Molto più riuscito e interessante il secondo (Melampus), nato come copione di un Film che Flaiano voleva realizzare in prima persona anche come regista, ma il cui progetto abortì per i contrasti con tutti i possibili produttori cui fu proposto (e il rifiuto a scendere ai compromessi da loro imposti la dice lunga su quanto l’autore tenesse a questa storia, così come lui voleva narrarla). Solo più tardi l’autore decise di tramutarlo in un racconto e fu pubblicato in abbinamento al precedente sotto il titolo di “Il gioco e il massacro”, con il quale vengono riproposti da Adelphi ancora oggi. Ironia della sorte il film poi lo girò Marco Ferreri (“La cagna”) che ne acquistò i diritti, con Mastroianni e quella Catherine Deneuve che lo sponsorizzò fin dall’inizio. Flaiano stesso aveva proposto a lei il ruolo di protagonista femminile, la Liza che vuole vivere il suo innamoramento con la profonda e totalitaria dedizione del tutto naturale ed istintiva che solo un animale come il cane può donare al suo padrone, fino ad assumere comportamenti canini. Ma l’autore del soggetto originale non lo riconobbe mai come il film che avrebbe voluto lui, anche per le molte e profonde varianti apportate alla sua storia dalla sceneggiatura di Jean-Claude Carrière. Un gioco o una follia? Una fuga dalla realtà in ogni caso (e non una storia di solitudini a sfondo un po’ misogino, con risvolti sado-maso, come nel film di Ferreri), cui il protagonista non riesce a lasciarsi coinvolgere fino in fondo, se non alla fine (ma non dico come), mostrando tutte quelle resistenze e insicurezze tipiche dell’uomo che si sente trascinato suo malgrado in una danza che viene inaspettatamente condotta dalla dama. La scrittura di Flaiano è come sempre di altissimo livello: elegante, ricca di grande senso ironico, capace di adattarsi a diverse ambientazioni e contesti (molto romano il primo, americano il secondo, dove il protagonista è un italiano a New York) descritti con un grande senso della misura. Un grandissimo scrittore comunque. Che meriterebbe una vera riscoperta per vedergli riconosciuto il posto che gli compete di diritto nel nostro secondo ‘900.
Difficile, molto difficile. Quasi incomprensibile, due storie che non hanno né capo né coda, almeno così sembra. Però vien voglia di leggerlo, per capire il turbinio di parole e quello che accade intorno a loro, se hanno un senso, se non lo hanno. Due storie strane che mi hanno lasciato perplesso.
Melampo è geniale. La prima novella un po' troppo "distopica" per i miei gusti, ma Flaiano ha una penna fantastica. È un grado di esprimere tutta la problematicità di un rapporto. Ottimo acquisto presso una bancarella dell'usato. Piccolo tesoro della letteratura italiana.
Incipit Verso la fine di settembre di tre anni fa Lorenzo Adamante si trovò a Hong Kong di ritorno dal Giappone, dove era andato per un festival di cinema....
Primo Flaiano che leggo. Vi ritrovo in parte il suo lavoro di sceneggiatore, soprattutto ne apprezzo il comando della lingua, anche se a tratti formalismo e intellettualismo paiono uscire dal controllo. Dei due racconti, forse meglio il primo, Oh Bombay!, più breve, allucinato, incisivo. Il secondo, Melampus, soffre un po' la lunghezza e l'eccesso simbolico della donna che si fa cane.