Lungo una linea che risale fino alle leggende e ai miti tradizionali del Sol Levante, pur non disconoscendo la lezione dei grandi autori europei della seconda metà dell’Ottocento, come Verne o Wells, i sedici racconti che compongono La leggenda della nave di carta rappresentano una finestra su un mondo, una società, una cultura che sono altro da noi e che, proprio per questo, ci risultano affascinanti, sorprendenti. Distanti dagli stereotipi più diffusi, che vogliono la fantascienza giapponese legata all’epopea di mostri leggendari come Godzilla o alle saghe anime, questi racconti esplorano territori più accidentati e stimolano suggestioni profonde su temi complessi e insoluti come la rapida modernizzazione della società, gli strascichi del militarismo degli anni Trenta e Quaranta, l’inquinamento ambientale, l’isolamento culturale, la condizione femminile, la fiducia – spesso tradita – nel progresso tecnologico. Il ritratto che se ne ricava è quello di un mondo vulnerabile, scosso, proiettato verso il futuro e allo stesso tempo ancorato al suo passato recente, all’evento che ne ha sconvolto l’attualità, segnandone per sempre l’identità e l’immaginario: l’apocalisse atomica su Hiroshima e Nagasaki.
Una raccolta di sedici racconti curata da Carlo Pagetti e Ilaria M. Orsini. Tra di essi, quelli dei tre grandi della fantascienza giapponese, ossia Ryo Hanmura, Shinichi Hoshi e Sakyo Komatsu; poi Kobo Abe, che apre l’antologia con il suo caratteristico tocco kafkiano, e Tetsu Yano, che firma il racconto che dà il titolo alla raccolta, probabilmente il più prossimo alla letteratura tradizionale giapponese. Brevissimo e struggente il racconto di Takashi Ishikawa, tragicomici con sfumature nere quelli di Sakyo Komatsu. Straniante Yasutaka Tsutsui, in cui l’assurdo si rivela possibile. Infine i racconti di tre autrici: Shono Yoriko, Sei Takekawa e Mariko Ohara, che lasciano spazio a temi legati all’immaginario femminile.
Dopo un'introduzione dove si scopre l'argomentazione che fa da sfondo (e non solo) a questa raccolta di racconti e cioè il pericolo apocalittico/atomico ed un excursus sui racconti qui presentati e prima dei racconti veri e propri, c'è un prologo dove sono esposte alcune lettere di superstiti alla bomba atomica esplosa ad Hiroshima il 6 Agosto 1945. "E' mia opinione che anche se la maggioranza delle persone non vuole la guerra, c'è una minoranza che, anche se non desidera la guerra in se stessa, attribuisce alla guerra uno scopo. Se questa minoranza è costituita dallo stato, da un clan o da un singolo individuo, il suo scopo ultimo è il profitto, e l'assassinio è un mezzo per raggiungerlo. Chiunque desideri che l'uomo uccida un suo simile, non è un uomo, ma un demone." (La strada della vita - Teiyu Amano)
"Il diluvio" Kobo Abe - ***** "La scatola di cartone" Ryo Hanmura - ****1/2 "Tansu" Ryo Hanmura - ****1/2 "Bokko-Chan" Shinice Hoshi - *****+ "Eeehiii, laggiù!" Shinice Hoshi - ***** "La strada verso il mare" Takashi Ishikawa - ***** "Il campo vuoto" Morio Kita - *** "La bocca selvaggia" Sakyo Komatsu - *** "Fate la vostra scelta" Sakyo Komatsu - ***** "Triceratopo" Tensei Kono - **** "Fnifmum" Taku Maymura - ***1/2 "Donna in piedi" Yasutaka Tsutsui - **** "La leggenda della nave di carta" Tetsu Yano - *** "Complesso in curvatura temporale" Shono Yoriko - **** "Notte senza luna" Sei Takekawa - ****1/2 "Ragazza" Mariko Ohara - ****
lieve è l'aggettivo per meglio definire i primi racconti di quest'antologia, al momento, tranne quello di Kobo Abe che però è un grande scrittore e il suo racconto è surreale più che di fantascienza, gli altri scivolano via lievemente come non lasciassero traccia d'esser stati letti
confermo la sensazione iniziale è un libro per la gran parte dimenticabile...in effetti tranne un grande come Kobo Abe non riesco a immaginare scrittori giapponesi che immaginano mondi alternativi....
Chiunque abbia mai letto qualunque autore giapponese sa quanto questa letteratura sia differente da quella occidentale; la fantascienza non fa eccezioni. Sono racconti strani, alcuni molto inquietanti, la maggior parte molto originali, quasi tutti assolutamente godibili.
Allooora, cosa dire. Sempre più stufa di queste traduzioni dall'inglese che penalizzano così tanto il testo e i significati. In più, una raccolta di vari autori senza una bibliografia? sono perplessa. Da qui le mie due stelline, "it was ok".
I racconti in realtà mi sono piaciuti. Sebbene gli stili e i temi siano diversi, le atmosfere che riescono a creare sono particolarmente giapponesi e ogni racconto porta con sé un messaggio particolare.
Tutti i racconti a mio avviso si leggono nell'ottica di quanto viene presentato inizialmente: le brevi testimonianze degli hibakusha (sopravvissuti all'olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki) a inizio libro, che fanno da chiave interpretativa per tutto ciò che segue. Avendo scritto la mia tesi triennale sulla Genbaku Bungaku (la letteratura della bomba atomica) mi ero necessariamente dovuta leggere molte tragiche storie come quelle presentate nella prefazione di questo libro, così come ho dovuto parlare anche della Kaku bungaku (letteralmente "Letteratura del nucleare"), la letteratura post bomba atomica, ovvero tutta quella letteratura che viene ricollegata all'esperienza della bomba pur non essendo connessa in realtà con gli eventi accaduti il 6 e il 9 agosto del 1945.
Data la premessa fatta nel libro, immagino che questa sia tutta Kaku bungaku e che il sottotitolo di fantascienza sia stato inserito per altri motivi. Dopotutto, la definizione di fantascienza include effettivamente tutte quelle narrazioni fantastiche che sono basate in qualche modo su elementi scientifici. --> La fantascienza come genere letterario così come lo conosciamo (come siamo abituati a considerarlo) si è sviluppata dai romanzi di avventura e fantastici in un'ottica maggiormente occidentale. --> Poiché la Kaku bungaku, nel nostro sistema di critica letteraria può benissimo rientrare nei parametri della fantascienza e poiché la raccolta era destinata a un pubblico occidentale (la traduzione ci arriva dall'inglese) suppongo che per motivi editoriali abbiano dovuto etichettare la raccolta sotto un qualche genere conosciuto e appetibile al pubblico.
Ovviamente posso sempre sbagliarmi. Purtroppo non sono esperta di fantascienza giapponese, ma avendo questi dubbi leggendo il libro, sono andata a cercare del materiale per informarmi, così potrò farmi un'idea più precisa.
Strani. Non posso che definirli strani. Una raccolta di racconti che spazia dalla fantascienza al fantastico con notevoli virate verso l'horror e che ci mostra una narrativa a cui non siamo abituati. Alcuni mi sono piaciuti molto, altri mi hanno gelato, altri ancora non li ho compresi a fondo. Strazianti le testimonianze all'inizio, sulle conseguenze della bomba lanciata su Hiroshima. Interessante la paura che si percepisce in alcuni racconti, figlia del periodo guerra fredda con il secondo conflitto mondiale ancora lì, nei ricordi. Interessante vedere un modo di racconti così diverso ma nel complesso un libro non indimenticabile.
FANTAJAP Una dilettevole lettura che ci fa scoprire alcuni fanta-autori jap contemporanei, attraverso una serie di racconti che racchiudono un mix di futuro e tradizione, cioè l’essenza della cultura giapponese.
Chi mai si sognerebbe di vendervi una raccolta di racconti di fantascienza tedeschi o francesi o spagnuoli o quant'altro specificandolo nel sottotitolo del volume? In questo caso si fa: "Racconti di fantascienza giapponese". È un richiamo. Qua non si vende solo fantascienza, signori. Qua si vende anche giapponesità. Fantascienza con un surplus, quella giapponesità che, nel giudizio estetico, vale quasi sempre come complimento: "Com'è giapponese!" L'autore esotico guadagna valore non per le sue doti d'individuo, ma come esemplare d'una razza e dei suoi (presunti) tratti comuni.
E qui abbiamo a che fare con autori talmente esotici, ma talmente esotici, che evidentemente, nel 2002 (data di pubblicazione) non c'è stato verso di tradurli dalla lingua madre alla nostra, e s'è invece veduto bene (?) di ricorrere (per giunta scorciandola) a un'antologia americana. Racconti giapponesi tradotti dall'inglese. Prologati da testimonianze sul bombardamento di Hiroshima. L'introduzione non nomina geisha, zen o samurai ma, insomma, per una volta ci si può accontentare.
- Il diluvio (Kobo Abe): ★★★☆☆ - La scatola di cartone (Hanmura Ryo): ★★★☆☆ - Tansu (Hanmura Ryo): ★★☆☆☆ - Bokko-chan (Hoshi Shin'ichi): ★★☆☆☆ - Eeehiiii, laggiù (Hoshi Shin'ichi): ★★☆☆☆ - La strada verso il mare (Ishikawa Takashi): ★★☆☆☆ - Il campo vuoto (Kita Morio): ★☆☆☆☆ - La bocca selvaggia (Komatsu Sakyo): ★★☆☆☆ - Fate la vostra scelta (Komatsu Sakyo): ★★★☆☆ - Triceratopo (Kono Tensei): ★★★☆☆ - Fnifmum (Mayumura Taku): ★★☆☆☆ - Donna in piedi (Tsutsui Yasutaka): ★★★☆☆ - La leggenda della nave di carta (Yano Tetsu): ★★☆☆☆ - Complesso in curvatura temporale (Yoriko Shono): ★☆☆☆☆ (*) - Notte senza Luna (Takekawa Sei): ★★☆☆☆ - Ragazza (Ohara Mariko): ★★☆☆☆
(*) Nota: in questo racconto "bubble economy" è tradotto con "ribollimento economico".
Il popolo giapponese, sotto una pesante patina di perbenismo e ordine, nasconde un'immaginazione fervida e innumerevoli perversioni. Per questo sono così adorabili. Mi aspettavo molto da questa antologia del Sol levante e non sono stato deluso: escludendo un paio di racconti il livello è indubbiamente alto, sia in termini di qualità narrativa che di inventiva e gusto weird. Viste le poche occasioni di lettura di letteratura fantascientica giapponese per noi italiani (al di là dei manga) questo La leggenda della nave di carta è un libro caldamente consigliato.