Sergio Corazzini morì di tisi ventunenne. Ebbe solo cinque anni di tempo, a un’età in cui non si è ancora smesso di giocare, per fare della sua breve vita un’opera d’arte, un cammeo di amore, sofferenza e poesia. Questo volume, che comprende l’intera produzione letteraria del poeta romano, dà la possibilità di indagare l’epoca, la temperie culturale, i modelli, il percorso artistico di un autore che compare in ogni antologia letteraria. Al di là di ogni riflessione critica, è alla fantasia e al cuore delle persone che parla il “piccolo fanciullo che piange” il poeta “che non sognerà più / fino alla morte”, ma che esprime con immagini di lucidità folgorante il proprio misero mondo poetico, nella certezza, davvero moderna, che non esista alcuna parola salvifica.
Sergio Corazzini (6 February 1886 – 17 June 1907) was an Italian poet, a member of the Crepuscolari movement.
Born in Rome into a wealthy family, Corazzini formed at the Collegio Umberto I, where he was passionate author and director of the college's puppet theater. Because of his family's economic difficulties due to his father's reckless speculations on the stock market and to his mother's disease, he was forced to leave the college and to work in an insurance company.
Corazzini's poetical activities officially began in 1902, when his verses started to be regularly published in the magazine Pasquino de Roma (later Marforio). His first poetic collection, Dolcezze, was released in 1904, and was shortly later followed by L'amaro calice, which got critical acclaim and critical comparisons to Stéphane Mallarmé, Francis Jammes and Jules Laforgue, among others. In 1905 Corazzini founded the short-lived literary magazine Cronache latine, wrote his only drama play Il traguardo, and released a third poetry collection, Le aureole
Seriously ill with tuberculosis, in 1906 he moved to Nocera Umbra, before being hospitalized at the Nettuno sanatorium in autumn of the same year. In sanatorium he started an unfinished translation of Joséphin Péladan's Sémiramis and kept composing poetries, partly collected in Libro per la sera della domenica. In 1907 he eventually returned in his home in Rome, where he died on 17 June 1907, aged 21 years old.
La malattia è la conseguente aspettativa della morte sono gli elementi preponderanti della poetica di Corazzini. C'è un forte (e comprensibile) senso di precarietà nelle sue poesie, ma la fine, sentita sempre come incombente, imminente, inevitabile, non viene vissuta con paura o sgomento, bensì con pacata rassegnazione: quasi grazie a un simile atteggiamento, Corazzini fosse riuscito a sublimare i suoi limiti umani e a trascendere eroicamente la morte stessa. Liriche indubbiamente tristi, a volte opprimenti, ma dolci, delicate, profonde come poche, intense e, forse, meno piane e pacate di quelle di altri esponenti crepuscolari.
Nelle sue prime poesie, raccolte in "Dolcezze", Corazzini ha la bocca sporca di latte e il poster di D'Annunzio sopra la scrivania.
Nella seconda raccolta, "L'amaro calice" e nella successiva "Le aureole" inizia a cercare la sua voce. Ma pecca di ripetizioni volte alla spasmodica ricerca della rima mentre, per mantenere la metrica, alcuni frasi sono spezzate in maniera brusca e innaturale. Troppa forma a discapito del contenuto.
In "Poemetti in prosa" e "Piccolo libro inutile" Corazzini sembra aver trovato la sua strada. Lo apprezzo molto quando sceglie di abbandonare rime e metrica per abbracciare il verso libero. Senza catene Corazzini si esprime con frasi secce che hanno un che di Majakovskijano, non fosse che Sergio poi dissipa molta dell'energia che ha piangendosi addosso. Atteggiamento che solitamente disprezzo ma il poeta ha una solida attenuante visto il critico stato di salute. Non fa il depresso, sta morendo.
"Libro della sera per la domenica" è il suo lascito ma probabilmente la sua vetta poetica è l'enigmatica "La morte di tantalo" scritta una settimana prima di morire di tisi a soli 21 anni.
Chiariamo, Corazzini non è Montale e nemmeno Quasimodo. Però resta il rammarico del banale ma inevitabile "chissà se fosse vissuto di più" anche se io sono della scuola Se Jim Morrison fosse morto a 70 anni oggi non se lo cagherebbe nessuno.
Vorrei leggere un libro in prosa scaturito da ognuna di queste poesie. Oppure, vivere dentro le stesse atmosfere decadenti e languide ivi trascritte. Il poeta bambino mi ha sollevato l'anima.
La poesia di Corazzini non lascia indifferenti: patetica, spesso tendente al melodramma e molto malinconica. Ma domina in tutta la sua produzione un profondo sguardo per le piccolo cose anche quelle apparentemente più insignificanti ed una delicatezza (anche nel presentimento di una morte imminente) che evitano ogni pietismo artificioso e anzi mostrano una sincera ed autentica spontaneità poetica, quasi confermata dalla sua diartita precocissima. Un poeta da leggere e rileggere più volte.