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Mabel dice sì

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«Chiunque abbia lavorato in un hotel giurerà di avere a disposizione un'aneddotica pressoché sterminata sulla clientela», dice il protagonista di questa vicenda ipnotica.
La sua aspirazione sarebbe quella di diventare «un virtuoso del pianoforte», ma per sbarcare il lunario si vede costretto a fare il portiere di notte in un albergo. Ed è lì che conosce Mabel, una collega con «poco seno, pochi fianchi, nessuno slancio - capace di comunicare una morbidezza del tutto assente nelle sue forme». Il fascino e la complicità che sprigiona ogni suo gesto sono le armi più affilate di un personaggio disarmante e inafferrabile che - accettando «tutto quello che le viene incontro con arrendevolezza» - fa infuriare ogni donna e seduce ogni uomo. Sarà proprio Mabel a illuminare lo scorrere lento delle notti del protagonista - incapace di trovare il coraggio per mettere a fuoco la sua vera identità -, e a impartirgli un'inconsapevole lezione sulle qualità che deve possedere un artista.

137 pages, Paperback

First published September 1, 2012

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About the author

Luca Ricci

75 books30 followers
Luca Ricci è considerato uno dei migliori scrittori italiani di racconti. Tra le sue opere ricordiamo L'amore e altre forme d'odio (2006, Premio Chiara), Come scrivere un best seller in 57 giorni (2009), Mabel dice sì (2012) e Fantasmi dell'aldiquà (2014). Tiene corsi di scrittura per la Scuola Holden e la Scuola del Libro, e cura per “Il Messaggero” la rubrica settimanale di libri Ricci & Capricci.

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,469 reviews2,444 followers
September 10, 2022
UN’INTENSITÀ FUORI DAL COMUNE

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Gustav Klimt: La Musica (1895).

Luca Ricci è uno scrittore che mi piace: ho imparato ad apprezzare la sua ironia tagliente di chiara matrice toscana prima in L'amore e altre forme d'odio e dopo in La persecuzione del rigorista.
Qui sembra averla messa un po’ a riposo – qui, è come se avesse sentito il bisogno di essere serio - qui la scrittura è ancora più essenziale, scarna, addirittura ossuta.

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Le pagine sono poche in partenza e scorrono veloci: ben presto, la mano destra ne trattiene molto poche, è chiaro che la fine è vicina: e invece arriva inaspettata, ti sorprende improvvisa, trasmette inquietudine, malinconia, un sottile senso di malessere che non se ne va facilmente.

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Del protagonista non sappiamo il nome: è l’io narrante e non sente il bisogno di presentarsi col nome proprio. Sappiamo che avrebbe voluto fare di sé un’opera d’arte, ma dall’arte finisce col fuggire, finisce con lo scegliere un presente senza futuro, un modo per adattarsi senza coinvolgimento. La routine del lavoro sostituisce la mancanza di talento del pianista mancato, ma conduce anche a una svolta, il passaggio dall’oggi allo ieri per tornare all’oggi che scandisce il libro è anche il passaggio dalla giovinezza al mondo adulto.

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Di Mabel sappiamo anche meno, rimane protagonista silenziosa e defilata, indecifrabile.
Ma quello che sappiamo è essenziale: Mabel, colei che è amabile, dice si, accetta, se la cerchi la trovi, Mabel c’è, accoglie – offrire il suo corpo è una forma di generosità, un modo d’amare, di comprendere.
Mabel è una donna forte, non è vittima, ma è anche una donna fragile, alla fine è lei quella che si sacrifica: la sua apertura e disponibilità verso l’universo maschile sono comunque una forma di incomunicabilità, e Mabel è più sola di tanti.
Mabel dice sì come Bartleby, the Scrivener diceva “I would prefere not”, il suo è un sì forte come un no, altrettanto spiazzante, altrettanto diverso.
Mabel è una superficie accogliente sulla quale specchiarsi, ‘riflettere’.

Profile Image for Nood-Lesse.
431 reviews328 followers
May 6, 2021
L'eleganza del Ricci

…e una volta aperti gli occhi vivacchiare intontito fino a pomeriggio inoltrato, si avvicinava di molto alla mia massima preferita dell’epoca: «Fare di sé un’opera d’arte»

Questa cosa di fare della vita un'opera d'arte la sottolineai anch’io sull'antologia scolastica. Ricci non ne svela la paternità, è di Gabriele D'annunzio, arriva da “Il piacere” che è un libro assai più denso di questo Michelle Mabel (sont des mots qui vont tres bien ensemble). Senza strafare, in modo onesto e in prima persona, ci viene raccontata la storia di un ragazzo che inizia a lavorare come portiere notturno per mantenersi agli studi e finisce per omologarsi e lasciar perdere l’arte
(Nel suo caso la musica, ha studiato al conservatorio. Riconoscerà però in Mabel un’altra forma d’arte e ne sarà affascinato)

Mi ero irrobustito, con il trascorrere lento del tempo. Non vivevo più d’emozioni, bensì delle cose piccole o grandi che riuscivo a portare a termine in una giornata. La concretezza fa proseliti di continuo, e io potevo dirmi un convertito.

La città in cui il romanzo è ambientalo, pur non venendo mai nominata, è sicuramente Pisa
Guardavo la Torre svettare in alto sbilenca… (…) il mio vero datore di lavoro era proprio quel monumento…
– Deve proseguire fino al lungofiume. – Appunto, – gesticolò con una mano. – È impossibile perdersi, questa città è un buco. Per un istante soppesai i vantaggi e gli svantaggi di vivere in una città nella quale era impossibile perdersi, come aveva detto lui.


È vero è una città in cui non ci si può perdere, si gira in tre ore e poi si abbandona come una ragazza conosciuta su un divanetto di una discoteca di villeggiatura. Non ci si può fermare a lungo a Pisa, essa ci ricorda le nostre pendenze.
Meno originale che nella raccolta di racconti “L’amore e altre forme d’odio” dove la forma (appunto) ha un ruolo che in questo romanzo breve non ricopre, ma più leggibile del romanzo ambientato fra Tribeca e Soho che ho abbandonato di soppiatto dopo le prime pagine decidendo di imbarcarmi tosto per il Galileo Galilei.

Colonna sonora
Le Variazioni Goldberg suonate da Glenn Gould
https://youtu.be/Ah392lnFHxM
Profile Image for Ilenia Zodiaco.
286 reviews17.8k followers
October 26, 2014
Leggendo le prime pagine di Mabel dice sì verrete trasportati in una dimensione senza tempo, che mi ha ricordato un classico del Novecento (per la precisione Mann). Anche il protagonista sembra essere uscito da quel tempo: non ha nome (nemmeno un’iniziale, come farebbe un altro scrittore di quel tempo lì) e nemmeno un’identità definita. Trasporta una peso non indifferente: l’inconsapevolezza di sé. Diviso tra arte e responsabile quotidianità, nutre velleità artistiche da musicista senza fiamma ma si rassegna ad un lavoro abitudinario e ottundente: il portiere di notte in un albergo. Proprio l’hotel è un’ambientazione surreale, “non sembra neanche un albergo”. è infatti un ex convento del tredicesimo secolo che racchiude qualcosa di misterioso e anomalo.
Anche il soggetto del racconto è d’ispirazione classica, Ricci pesca dall’altro lato dell’Oceano questa volta. Mabel - receptionist dell’albergo - infatti nasce per contrapposizione ad una delle bizzarre personalità di Mellville: Bartleby, lo scrivano e il suo “Preferirei di no”. Entrambe personalità devianti, irriducibili alla norma e incomprese dalla meschinità e dalla volgarità del mondo.
Luca Ricci converte la negazione di Bartleby - che nella Wall Street di fine ottocento si opponeva criticamente al nascente capitalismo finanziario (ma non solo) - in un atteggiamento di accoglienza totale. Se Bartleby vive in un mondo di sottrazioni, Mabel, bellezza fumosa e magnetica, esiste con il proposito di aggiungere felicità e sollievo alle vite degli altri. La sua è una naturale predisposizione all’espansività emotiva, alla generosità amorosa che si consuma nella lussuria ma è priva di malizia.

“Mabel colei che è amabile; Mabel la principessa invocata contro fulmini e serpenti. Raramente un nome aveva saputo racchiudere un’essenza come nel suo caso”.

Diffidenze e malumori finiscono per riversarsi su di lei e sul suo amore profano. Il mondo delle malelingue è stato concepito per mostrare stupore di fronte a degli atti di gentilezza, di disinteressato calore. L’amore è sempre un gioco di potere, un equilibrio precario tra vittima e carnefice, per cui siamo disposti ad accettare il canonico rapporto di coppia esclusivo, anche laddove quell’amore distrugge e intossica, ma disapproviamo un incomprensibile atteggiamento di accettazione senza eccezioni o scarti.
Mabel risalta come una forma d’arte (contrapposta alla musica morta del protagonista), un enigma, un buio multicolore che attira e stravolge.
Mabel si dona, si lascia usare, si lascia divorare. E un pezzetto della sua persona rimane in ciascuno dei suoi amanti e dei suoi detrattori, ad infettarli.

Mabel dice sì è un racconto lungo sulla distanza che ci separa persino dai soggetti a noi più prossimi, sulle maschere e le finzioni che definiscono i rapporti tra noi e il mondo.
Amaro.
Profile Image for Bruno.
255 reviews144 followers
December 25, 2014
"E di certo non era perfetta, nonostante fosse riuscita, lei sì, a incarnare la massima: 'Fare di sé un'opera d'arte'. Del resto la perfezione non è di questo mondo, e soprattutto non è amabile."
Profile Image for Francyy.
679 reviews72 followers
July 25, 2021
Resti in sospeso per tutto il libro, ti chiedi quale sarà la svolta. Forse Mabel non è come la si dipinge, forse è una novella Boccadirosa, forse cambierà, forse si redimerà. Bravo Ricci a tenerci incuriositi con apparenti divagazioni e con il filo conduttore di Mabel, poi ti accorgi che il filo conduttore è la vita del narratore, i suoi irrisolti he ..........forse.................si risolvono proprio garzie a Mabel. Un portiere di notte, studente di pianoforte, single, che sale le scale della vita mentre il pianoforte scende quelle della sua casa. Mi è piaciuto molto (e l'ho capito solo nelle ultime dieci pagine) il significato estetico dei vasi Venini.
Profile Image for Moloch.
507 reviews781 followers
January 7, 2015
Ah, Luca Ricci. Quando mi chiedono “qual è il tuo libro/film/gruppo/show/autore preferito?”, spesso non so cosa rispondere: per limitarsi all’ambito dei libri, “consumo” le letture talmente in fretta, e spazio a tal punto di qua e di là, che tutt’al più riesco a definire un genere o un filone o una tematica che apprezzo, o al contrario cosa non mi piace. Però Luca Ricci riuscì a impressionarmi a tal punto con la sua opera La persecuzione del rigorista http://moloch981.wordpress.com/2008/0... che da allora, pur sapendo che con me questa definizione non ha grande valore, mi capita di annoverarlo fra i miei “autori preferiti” e credo di possederne l’opera omnia, o quasi (non è stata un’impresa poi così ardua, avendo egli esordito di recente e non avendo un catalogo di titoli vastissimo alle spalle). Anche questo ultimo Mabel dice sì (2012) l’ho acquistato “sulla fiducia”, senza farmi troppe domande (beh, le uniche perplessità erano sul prezzo del volumetto, tanto è vero che ho aspettato di trovarne una copia usata).

Non succede mai molto, nei suoi libri, anzi, quello che ci si aspetterebbe viene continuamente rimandato e poi al dunque finisce per passare quasi inavvertito, oppure non avviene mai, e si rimane “in sospeso”, “abbandonati” dall’autore che ci ha condotto passo passo fino a un certo punto e poi improvvisamente ci nega la via d’uscita ovvia, ci toglie “il tappeto” da sotto i piedi, o se ne esce non visto dal retro mentre noi ci aspettiamo chissà che, lasciandoci con una sensazione di non finito, di interrotto sul più bello. Quei suoi protagonisti/voci narranti senza nome che ci dicono, sì, cosa succede, ma solo fino a un certo punto, mostrandosi improvvisamente reticenti o vaghi o fumosi, si adattano bene all’atmosfera sempre un po’ “impenetrabile” dei suoi romanzi.

Pisa: un giovane studente del conservatorio, aspirante pianista, “si adatta”, per guadagnare qualcosa, a fare da portiere di notte in un albergo. Fra i suoi colleghi vi è anche una ragazza, di nome Mabel, all’apparenza neanche particolarmente attraente o brillante, che però esercita sugli uomini un fascino magnetico e irresistibile. Mentre si ritrova ad essere spettatore voyeur della vita di questa ragazza enigmatica che a malapena conosce, ma il cui mistero lo intriga, e dei suoi tanti uomini, il protagonista, poco a poco, “rinuncia” alla sua vita, finisce per essere sempre più assorbito, risucchiato dal microcosmo dell’hotel, dai suoi ritmi e dalle sue mansioni, dal via vai di tanti “tipi umani” fra la clientela con le sue stranezze e sgarberie. Si rende conto insomma che la sua vita al di fuori del lavoro non esiste quasi più, i rari contatti che ancora prova a coltivare (l’amica Giusy) sono superficiali e insoddisfacenti, e soprattutto la carriera da musicista gli appare sempre più come un sogno adolescenziale patetico, non gli interessa più. La rinuncia alle velleità artistiche e la scelta di un impiego “grigio” e stabile possono essere visti sia come un arretramento sia, al contrario, come una crescita verso l’età adulta: le rinunce sono dolorose ma logiche, il “sacrificio” del pianoforte ormai inutilizzato e l’accettazione della promozione sono una sconfitta o una vittoria? Non c’è una risposta definitiva, “giusta”, così come il destino finale di Mabel non viene mai chiarito, rimarrà un episodio “anomalo” e dal vago ricordo inquietante nella biografia del protagonista, al pari della permanenza nel paesino abruzzese del giovane prete protagonista di La persecuzione del rigorista: parentesi apparentemente insignificanti che però, nel bene e nel male, ci restano addosso perché mai completamente chiuse o comprese.

4/5

http://moloch981.wordpress.com/2013/0...
Profile Image for Grazia Palmisano.
346 reviews9 followers
February 22, 2018
E’ sempre un bel libro quello che ti fa dire mentre lo leggi “ma sembra lo abbia scritto per me!”. Io il pianoforte sì, lo amo, ma non l’ho mai suonato. Però è certo: una parte di me se ne è andata con quel pianoforte, lungo le scale, giù, lontano. Fin dall’inizio ho amato l’alone di mistero che Ricci è riuscito a creare e a mantenere dalla prima all’ultima pagina. Mai avrei creduto che il tizio del colloquio potesse essere lo stesso che aveva studiato per otto anni in conservatorio. Eppure. E’ questo il personaggio che ho amato di più, anche se spesso volevo entrare nella pagina e urlargli “ma che fai? Non puoi! Smettila!”. L’ho seguito per tutto il racconto trepidante, sperando fino alla fine che quel pianoforte non lo lasciasse andare, che si decidesse a terminare ciò che aveva cominciato. Nel frattempo ho scoperto i vasi di Venini, ho conosciuto Mabel. Sì, la Mabel del titolo. A modo suo mi ha toccata, ma è il portiere di notte quello che mi ha incantata. La capacità dell’autore di dargli un tono allo stesso tempo dolce e forte, trasognato e concreto, è qualcosa che mi è rimasto anche dopo aver terminato la lettura. Lo vedo alla perfezione muoversi dal banco della reception su verso le stanze, fuori a fumare una sigaretta, nella camera che gli farà scoprire la Mabel che dice sì e il Tommasini che la aiuta a dirlo. Lo vedo distratto e non coinvolto con Giusy, imbarazzato a suonare al matrimonio, impensierito nell’auto di Nicola. Un portiere che è entrato nella propria vita quasi per sbaglio, accorgendosi troppo tardi di quanto il lavoro lo avesse cambiato dentro, fino a fargli abbandonare l’idea di “fare di sé un’opera d’arte”. La mia tristezza è stata davvero grande. Non è che si sia arreso, non è che abbia rinunciato al suo sogno. E’ che forse un sogno non ce l’aveva, o forse lo aveva ma non ci credeva abbastanza. Insomma mi ha messo una tristezza infinita. Anche se poi a tutti gli effetti può dirsi un uomo realizzato, da portiere di notte a responsabile, un livello in più, contratto da tempo determinato a indeterminato, ufficio personale, una casa invece di una stanza in condivisione, la collezione di vasi Venini sulla mensola. Che dire? Va tutto per il meglio. No, invece no, proprio no. Il pianoforte è sparito per sempre, non suonerà mai più, la musica è svanita, è tutto molto concreto, troppo concreto, molto normale, troppo normale. Perfino il finale, che a modo suo chiude un cerchio, aggiunge mestizia. La sorte di Mabel mi ha intristito molto meno della sorte del portiere. Perché lei diceva sì, sapendo perché lo diceva. Lui alla fine si ritrova nei propri sì perché non ha ben chiaro a cosa stia dicendo no. Narrazione coinvolgente che scorre fluida avvincendo e non lasciando spazi di noia. Un racconto lungo, o un romanzo breve, come si preferisce, di certo una storia di lunghezza perfetta.
Profile Image for Simone Subliminalpop.
668 reviews52 followers
January 7, 2013
Il nuovo romanzo di Luca Ricci è ambientato in un Hotel e ha come protagonisti principali un giovane pianista-portiere, ma soprattutto Mabel, l’addetta alla reception attorno alla quale ruota maggiormente l’intero libro, nonché gli innumerevoli uomini ai quali lei sente di non dover fare poi molto altro se non dire sì.
È strano perché, a distanza di qualche mese, non sono ancora in grado di dire chiaramente quanto mi sia piaciuto o non piaciuto questo libro. Di sicuro c’è la scrittura, asciutta e decisa, che già conoscevo, vero punto forte del libro, meno riuscita invece è la storia, non convince fino in fondo. Il pianista-portiere in alcune parti mi è sembrato un po’ stereotipato, forse addirittura innocuo nella sua resa incondizionata agli eventi, mentre la fumosa presenza di Mabel (nonostante poi sia invece molto fisica negli atti), descritta poco e caratterizzata più per le reazioni altrui che per le azioni proprie, è come se fosse arrivata anche qui, lasciandomi confuso, a tratti perplesso.

http://www.subliminalpop.com/?p=6826
Profile Image for Pino Sabatelli.
597 reviews68 followers
November 22, 2017
Due stelle e mezza.
La scelta di Ricci di ambientare la storia in un non-luogo, la reception di un albergo, sembra contagiare in qualche modo anche i suoi protagonisti. Mi sembra, infatti, che l’anonimità del contesto si trasmetta sia alla voce narrante, un pianista che, alle soglie del diploma al conservatorio, abbandona senza motivi apparenti i sogni artistici per diventare portiere di notte, che a Mabel, una strana femme fatale che, pur priva di particolari attrattive fisiche (“di certo non era perfetta”), risulta irresistibile per gli uomini che incrociano la sua strada e rimangono intrappolati in una ambigua ragnatela fatta di dipendenza e gelosia: “sembrava che per lei l’amore fosse una specie di atto caritatevole, un tentativo di prestare soccorso che però generava più male che bene”.
Pur apprezzandone lo stile asciutto e preciso, mi sembra una storia con troppi punti in sospeso, poco ispirata, che lambisce l'anodino.
Profile Image for Leggere A Colori.
437 reviews14 followers
January 4, 2015
Del protagonista ignoriamo nome, sembianze, aspetto, storia, legami familiari, tutto tranne la rinuncia alla carriera di pianista dovuta a una bocciatura all’esame dell’ottavo anno di conservatorio.
Per guadagnare qualche soldo accetta il lavoro di portiere di notte di un albergo di provincia. Svolge con scrupolo e serietà quel lavoro rendendosi conto che in fondo è soddisfatto e che può rinunciare senza frustrazioni a una vita di artista. Da portiere di notte diventa portiere e poi responsabile del personale.

Continua a leggere su http://www.leggereacolori.com/letti-e...
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