"Quel processo, nel quale noi conosciamo una interiorità a partire da segni dati sensibilmente dall'esterno, noi lo chiamiamo comprendere. Questo comprendere si estende dalla facoltà di cogliere il balbettio dei bambini, fino alla capacità di intendere l'Amleto e la Critica della ragione pura. Dalle pietre, dal marmo, dai suoni intonati musicalmente, dai gesti, dalle parole e dalla scrittura, dalle azioni, dagli ordinamenti economici e dalle costituzioni, parla a noi il medesimo spirito umano e richiede una interpretazione."
Wilhelm Dilthey (German: [ˈdɪltaɪ]) was a German historian, psychologist, sociologist, and hermeneutic philosopher, who held G. W. F. Hegel's Chair in Philosophy at the University of Berlin. As a polymathic philosopher, working in a modern research university, Dilthey's research interests revolved around questions of scientific methodology, historical evidence and history's status as a science. He could be considered an empiricist, in contrast to the idealism prevalent in Germany at the time, but his account of what constitutes the empirical and experiential differs from British empiricism and positivism in its central epistemological and ontological assumptions, which are drawn from German literary and philosophical traditions.