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Il padre degli orfani

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Il padre degli orfani è un altro giallo morale di Soldati. Ed è, sottotraccia, una rilettura moderna della prima novella del Decameron attraverso La Rochefoucauld, e attraverso Pascal: tra giansenismo e gesuitismo. Il racconto ha avuto in Cesare Garboli il suo miglior lettore: «Non so perché la critica soldatiana abbia sempre negletto questa cenerentola, sia pure a favore delle grandi sorelle. Magistrale studio di psicologia, il ritratto di Antonio Pellizzari, il protagonista, è non il cartone ma il modello, si direbbe, del futuro Alessandro Rorà della Busta arancione, il falso devoto, il roseo e livido omosessuale complicato, torturato, introverso, domatore e fustigatore inflessibile dei suoi istinti (...). Mansueto, dolcissimo, affabilissimo, incapace, in apparenza, di qualunque sentimento meschino, pieno di premura e di miele - ma solo a distanza, a condizione di non farsi mai vedere e conoscere nell'intimità della sua vera persona. Ipocrita, ma insincero più ancora con se stesso che con gli altri. Che uomo, direbbe Molière: che uomo! che uomo! Il tono di Soldati, in questo racconto, è meno divertito che negli altri (...); più serio, più concentrato, quasi doloroso. Ma c'è una sorpresa: un paio di gemelli luccicanti, dimenticati sul piano di una scrivania. Che ci fanno, lì, fuori posto quei gemelli. Perché hanno tanta importanza? Il grande studio psicologico si trasforma in giallo inaspettato e serrato, ma senza nulla perdere in tensione morale, in attenzione dolorosa, come se Soldati fosse vicino a scoprire non la soluzione di un caso, una verità qualunque, ma la verità della verità. Può sembrare strano, ma è proprio Il padre degli orfani, che è un racconto in apparenza minore, a darci la misura di Soldati, e a farci intravedere la sua grandezza».

104 pages, Paperback

First published February 1, 2012

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About the author

Mario Soldati

103 books20 followers
Nato a Torino nel 1906, spentosi a Tellaro (La Spezia) nel 1999, studia in un collegio di gesuiti e si laurea in lettere nella città natale con una tesi di storia dell’arte. Esordisce nella scrittura con la commedia “Pilato” (1924), ma s’impone all’ attenzione della critica soltanto con i racconti di “Salmace” (1929): non mancano, tuttavia, riserve da parte di prestigiosi recensori - quali Giuseppe A. Borgese ed Eugenio Montale - sui temi affrontati in almeno un paio di occasioni (la novella che dà il titolo alla raccolta e “Scenario”, ambedue di argomento omosessuale). Nel 1929, su invito di Prezzolini, si reca a New York, ove resta sino al ‘31; dal suo soggiorno come insegnante alla Columbia University nasce “America primo amore” (1935), diario narrativo di straordinaria felicità, all’inizio pubblicato su "Il Lavoro" di Genova. Frattanto, inizia ad accostarsi al cinematografo, l’altra passione della sua esistenza, collaborando a varie sceneggiature, segnatamente per pellicole del suo amico Mario Camerini (da “Gli uomini, che mascalzoni!” a “Il signor Max”). Nel 1937 licenzia, con “La verità sul caso Motta”, uno dei suoi libri migliori, muovendosi con abilità tra i registri del mistero e del grottesco; nel 1940 dirige, adattando per lo schermo “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, uno tra i suoifilm più suggestivi, che lo conferma anche nel cinema come “un romanziere dell’Ottocento con l’anima d’uno scrittore del Novecento” (C.Garboli). Le sue pellicole maggiormente significative - con l’eccezione di “Fuga in Francia” (1948), tra impegno sociale e neorealismo - sono trasposizioni di romanzi (“Malombra”, 1942, da Fogazzaro; “La provinciale”, 1952, da Moravia). E’ tuttavia l’attività di scrittore quella cui si dedica con continuità, avendo abbandonato nel ‘59 la regia. Ad interessarlo è il tema del peccato: derivante dalla sua formazione cattolica, è affrontato tuttavia con levità in virtù di un’intelligenza puntuta, vigile, ironica, che gli consente di descrivere i propri personaggi senza gravarli d’un giudizio moralistico. Così è, ad esempio, in due tra i suoi lavori più celebrati, “Le lettere da Capri” (1953) e “La sposa americana” (1978), storie d’adulterio scritte ad un quarto di secolo di distanza l’una dall’altra e contraddistinte da un talento narrativo inossidabile. Ma c’è, per soprammercato, un Soldati amante del “giallo” e propenso alla bonomia, quello de “I racconti del maresciallo” (1967), intrighi polizieschi - che sono innanzitutto ritratti della “più quotidiana provincia italiana, opaca e furba nella sua domestica banalità” (S.S.Nigro) - resi popolari dalla bella serie televisiva diretta da Mario Landi nel 1968. Cos’altro? Bisogna ricordare almeno i tre romanzi brevi di “A cena col commendatore” (1950) ove spicca “La giacca verde”, capolavoro che ha pochi uguali nell’ambito del nostro Novecento letterario; e le inchieste per la Rai "Viaggio nella Valle del Po" (1957) e "Chi legge?" (1960), reportage eccelsi, anticipatori del miglior giornalismo televisivo futuro. Il pianeta Soldati è immenso, quasi quanto la sottovalutazione che - colpevolmente e in tanti - hanno riservato al nostro.

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Profile Image for ALEARDO ZANGHELLINI.
Author 4 books34 followers
September 30, 2020
Not sure what to make of this one. The overall message -- not to humiliate folks by visiting on them our knowledge of their moral failings -- is relatable enough. The problem is that, for this message to actually work in the context of this particular story, the reader needs to assume -- with the narrator -- that both homosexuality and the desire to stay in the closet (even in a homophobic world) are moral failings (the former as a vice, the latter as a form of dishonesty). Since neither of those two evaluative propositions makes much sense to me, I found myself experiencing what philosophers of fiction call "imaginative resistance", and the story did not quite do its work for me.

There is a lack of logic in the tale, too. The narrator's friend, a closeted, wealthy homosexual, fails to financially assist an ex-lover/sex buddy/rent-boy currently in dire straits, with tragic consequences for the latter. Strangely, the narrator presents the choice faced by the rich gay man as one between either helping the ex-lover out but compromising himself, or keeping his reputation while failing to provide assistance to the lover. But it's really not at all clear why the rich man's financial assistance to the other man should have publicly compromised him in any way: there is no logical or practical reason why it should have... The basic human situation here -- the rich man's lack of generosity and stunted moral sensibility -- becomes subsumed under a purported dilemma of the closet, which simply does not arise under these particular circumstances. That dilemma does arise, instead, on another occasion: when the gay man, who is in possession of something belonging to the narrator, could explain the circumstances of his acquiring it, which would involve coming out to his friend. Instead, he choses to deny that the item in his possession is the narrator's, in order not to have to explain his sexual life to him. Curiously, however, when the narrator reflects about his friend's hypocrisy or lack of honesty, it is not this deceit, but (as I mentioned) the different fact of his friend's failure of generosity towards the ex lover that looms large in his mind... The confusion is probably due to an unstated assumption (on the part of the narrator and writer) that it is hypocritical and dishonest to be in the closet in the first place -- so that all of the gay man's moral failings (including his failing of generosity) become automatically coloured by that purported hypocrisy, whether or not they have much or anything to do with it...

There is a palpable ambivalence in Soldati's treatment of homosexuality. On the one hand he seems to feel compelled to treat it as a failing in and of itself: on the other hand, he intuits there is something problematic with so treating it, and he subverts that selfsame treatment, almost despite himself. In this short story or novella, Soldati sabotages his own unsympathetic treatment of same-sex desire by making the narrator finally lose conviction in his mission to reveal the truth, and through his decision no to confront his closeted friend with the facts he has learnt about him. In another book by Soldati I reviewed one can sense a similar tension; but it's resolved with rather more felicity there than here.
Profile Image for Dina Rahajaharison.
1,051 reviews17 followers
June 9, 2013
"Mais j'étais vieux, à présent, et le Cova aussi, l'un et l'autre passés de mode; il fallait donc, par fidélité à ces plaisirs lointains et intacts, savoir renoncer."
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