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Dall’Introduzione:
La scelta di un titolo italiano per questo libro non era facile e forse non è stata felice, perché i santi musulmani sono molto diversi dai nostri; non esiste un termine applicabile con perfetta aderenza ad ambedue.
La primitiva Chiesa cristiana chiamava santi tutti i suoi membri, vivi e morti; in seguito fu considerato santo, solo dopo morto, chi aveva dimostrato virtù eroiche, anzitutto il martire di una fede lungamente perseguitata. A consacrarlo bastava la venerazione dei fedeli; più tardi spettò ai vescovi garantire l’autenticità del merito. Ora, da qualche secolo, il santo riceve dal Pontefice l’infallibile definizione dopo esami e processi che durano anni.
L’Islamismo è rimasto fermo al primo stadio: i suoi santi, vivi e morti, sono consacrati soltanto dalla vox populi, secondo criteri variabili; fra i santi giustamente venerati dai Musulmani per doni spirituali e altezza d’ingegno, spiccano figure che resisterebbero ad ogni più severa indagine, ma i Musulmani non hanno una Chiesa gerarchica e centralizzata che li valuti e li proclami, e manca nel Corano una dottrina della santità; credenti, profeti, «nazioni», vi compaiono soggetti a un Dio così smisuratamente trascendente da non lasciar quasi emergere, su livello umano, figure caratterizzate da virtù sublimi. Maometto non è un santo, è l’uomo, molto umano, che Dio, per sua imperscrutabile volontà, ha prescelto profeta. L’idea di amore del devoto per l’Onnipotente, di contraccambio d’amore fra l’anima e il suo Creatore, di unione mistica, entrarono tardi nell’Islamismo ed incontrarono per molto tempo l’ostilità radicata dei giuristi-teologi…
413 pages, Hardcover
First published January 1, 1968