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Venere in metrò

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Gaia, 38 anni, porta la taglia 38, vive nel centro di Milano e in equilibrio perfetto sul suo tacco dodici si muove disinvolta tra sfilate e locali alla moda: del resto ha un marito che le garantisce una grande agiatezza, un amante il cui profilo su Facebook dice sempre "innamorato", una figlia che va alla scuola steineriana, due amiche di nome Ilaria e Solaria, un iPhone, un iPod, un iPad e una psicanalista che a ogni seduta pronuncia queste parole: "Sono trecento euro". Madre in carriera, può vantare l'invenzione dell'apericena, rito che ha ormai contagiato l'intera penisola, e la soddisfazione di non avere fatto mancare nulla alla figlia Elettra senza per questo trascurare il lavoro. Nessuna sbavatura, insomma.
Eppure il passato bussa, implacabile, nel sonno. Un incubo ricorrente, che sembra voler riportare a galla qualcosa... Prima o poi Gaia dovrà decidersi a parlare di suo padre. E dei suoi tre anni di black-out. Anche perché a un tratto nel suo presente si è aperta una piccola crepa, destinata ad allargarsi come la tela di un ragno e a mandare in pezzi le sue sicurezze: il licenziamento dall'agenzia di comunicazione dove lavora, un'impasse sentimentale inattesa, la carta di credito bloccata, Elettra che lancia segnali di un disagio sempre più ineludibile...
Con irresistibile vena satirica, unita qui però a uno sguardo profondamente partecipe, Giuseppe Culicchia dà vita a un personaggio femminile tragico e grottesco, risucchiato in una spirale di menzogne e forzature che mostrano il volto più fasullo della borghesia d'inizio millennio, celebrandone i riti e insieme il declino; e al tempo stesso scrive un libro civile, capace di svelare il bene nascosto sotto la patina del nostro vivere quotidiano come le radici di un albero frondoso che spezzino la crosta dell'asfalto per dare ossigeno alla città.
Attraverso una vertiginosa capacità di scavare nei cliché linguistici e umani, Culicchia procede insinuando variazioni minime nell'infinito gioco di specchi nel quale nostro malgrado ci muoviamo. E - in bilico tra il dolore e il sorriso - libera sulla pagina quelle piccole rivelazioni che sono il nucleo di un cambiamento possibile. Perché, toccato il fondo della crisi, si può ricominciare a vivere, spogli di tutto ma ricchi come mai prima.

264 pages, Paperback

First published September 18, 2012

83 people want to read

About the author

Giuseppe Culicchia

69 books54 followers
Giuseppe Culicchia (Torino 1965), figlio di un barbiere siciliano e di un’operaia piemontese, cresce mangiando pane cunzato e leggendo l’enciclopedia Conoscere.
Vince il torneo di calcio della scuola in qualità di riserva disputando solo uno splendido secondo tempo da ala sinistra nella partita contro i professori. Per tutte le superiori passa il tema in classe al compagno di banco in cambio del compito di matematica, esame di maturità compreso.
All’università, abbozza storie in una biblioteca di Palazzo Nuovo e nelle sale del Caffè Fiorio a Torino. Tra i suoi eroi, Hem, Scott e Buk. Ormai ventiduenne, impara a nuotare. Poi finisce a fare l’aiuto-bibliotecario a Londra, e scrive i racconti pubblicati da Pier Vittorio Tondelli nell’antologia Papergang Under 25 III (1990).
Dopodiché torna a Torino e dato che vuol continuare a scrivere cerca lavoro in una libreria, dove scopre che Thomas Bernhard ha dato alle stampe un romanzo di circa 500 pagine con un unico punto a capo, più o meno a metà. Commesso/edicolante/magazziniere/tuttofare per una decina d’anni, pubblica il long-seller Tutti giù per terra (1994, premio Montblanc e Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente).
Grazie al romanzo d’esordio finisce in copertina su L’Indice dei Libri del Mese, cosa che gli procura molti nemici e molto onore. Invitato più volte al Maurizio Costanzo Show, rifiuta di parteciparvi. Nel 1997 il suo primo romanzo diventa un film con Valerio Mastandrea per la regia di Davide Ferrario. Seguono Paso Doble (1995), Bla Bla Bla (1997), Ambarabà (2000), A spasso con Anselm (2001), Liberi tutti, quasi (2002), Il paese delle meraviglie (2004, premio Grinzane Cavour Francia) e Un’estate al mare (2007), tutti editi da Garzanti e tradotti in una decina di lingue. Nel frattempo, per sei mesi suona la batteria in un gruppo fantasma chiamato Ratones, che però si scioglie dopo che lui propone agli altri membri una canzone intitolata McChicken il cui testo sotto forma di haiku recita: “McChicken / McChicken / McChicken”. Comunque: con Laterza pubblica Torino è casa mia (2005) e Ecce Toro (2006).
Da Einaudi, l’atto unico Ritorno a Torino dei Signori Tornio (2007). Da Feltrinelli, il memoir Sicilia, o cara. Un viaggio sentimentale (2010). Per Mondadori scrive i romanzi Brucia la città (2009), Ameni Inganni (2011) e Venere in Metrò (2012). Nel corso degli anni traduce tra gli altri Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald e Bret Easton Ellis. Gli piacerebbe tradurre il caro vecchio Ernest, in particolare Fiesta, o al limite Festa Mobile, o anche solo l’ultimo capitolo di Morte nel Pomeriggio, o giusto il racconto Colline come Elefanti Bianchi, ma non gliel’hanno mai proposto. Purtroppo non conosce il norvegese, altrimenti avrebbe fatto di tutto pur di tradurre Knut Hamsun. Collabora o ha collaborato con i quotidiani La Stampa, La Repubblica e il manifesto, con i mensili GQ, Traveller e Linus, con il settimanale Gioia. Tifa per la squadra di calcio di Torino, il Toro. Ma, da vero sportivo, tifa anche per tutte le squadre che in tutte le serie e i tornei incontrano di volta in volta l’altra squadra cortesemente ospitata in città.
Cos’altro? Ama giocare a calciobalilla, anche se non ha mai frequentato l’oratorio (e si vede). Ogni anno a Ferragosto guarda Il sorpasso. Desidera essere sepolto a Marsala. Non subito, però.

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1 star
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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Sandra T.
27 reviews42 followers
August 8, 2015
Questo libro mi ha fatto sentire i brividi di disgusto. La protagonista è una cretina a tutto tondo che vive una vita grottesca, circondata da famigliari, amici, amanti, colleghi, tutti ancora più grotteschi. Non sono la ricchezza, il lusso, la comodità a scandalizzarmi, ma la squallida ignoranza e la repellente superficialità con cui gli attori di questa storia scelgono di vivere. Mi aspettavo un romanzetto dai temi pesanti (quelli di cui sopra), ma narrato con leggera, seppure amara, ironia. Non mi aspettavo niente di degno di nota, ma era un mio ingiustificato pregiudizio. Il romanzo si apre con la prima fiammata di una crisi individuale: la protagonista cretina perde il lavoro e il matrimonio nel giro di qualche sms. Ho letto la prima parte del romanzo con tanti sorrisi tra l'allucinato, l'incredulo e il condiscendente, certi passaggi mi hanno anche fatto ridere apertamente, senza rendermi più indulgente verso un mondo che trovo disgustoso. La protagonista precipita sempre più velocemente, la sua crisi si rivela sempre meno individuale e sempre più espressiva di un problema sociale, economico, di valori su larga scala. Mi sono trovata coinvolta in termini meno banali del previsto fino alla fine, che mi ha colpito con un'angoscia inattesa, spiacevole e che non scorderò presto.
3 stelline e mezzo: lo stile narrativo e la tridimensionalità psicologica non hanno quel quid che rende brillante un romanzo. Ma... L'angoscia sincera che mi ha provocato merita una nota di incoraggiamento.
Profile Image for Marco Pavanello.
1 review1 follower
October 6, 2012


Quando leggo un libro di Culicchia, so bene cosa aspettarmi. Il suo modo di scrivere è graffiante, ironico, pungente, e la ripetitività di alcuni paragrafi e frasi è il suo marchio di fabbrica. In questo libro viene descritta la vita di una giovane rampante milanese alle prese con la quotidianità che all'improvviso viene sconvolta da due avvenimenti importanti della sua vita. Da quel giorno in poi nulla sarà più come prima, e con il suo modo grottesco l'autore ci racconta le peripezie di questa donna nel barcamenarsi per sopravvivere alla mondanità milanese. Alcune citazioni politico/storiche arricchiscono la trama portando il lettore a riflettere sul modo di vivere che nel nostro paese si è instaurato nell'era del consumismo. Un ottimo libro che mi sento di consigliare.
Profile Image for Valeria Prex.
64 reviews2 followers
August 20, 2017
Cosa succede se la tua vita cambiasse completamente da un giorno all'altro?è quello che ci racconta il , divertente e ironico, Culicchia. Gaia è milanese, di quelle che hanno tutto, che vanno ad ogni evento fashion, che hanno un lavoro appagante, un marito, un amante ed una figlia!Ma all'improvviso il mondo le crolla addosso, rimane senza soldi e non sa come "tirare a campare". È un libro leggero che si legge senza problemi, il sorriso spunta per qualche cosa che fa Gaia, ma quel sorriso ogni tanto si trasforma in amarezza e ci viene da pensare che esistono davvero persone del genere, non tanto per la loro ricchezza ma quanto per la loro superficialità. Culicchia è sempre bravo a raccontare un qualche spaccato italiano, ricordo ancora il suo "Tutti giù per terra " che ho adorato quando ero più piccola e che ancora ricordo. Se volete leggere un libro leggero ma con un pizzico di serietà questo farà sicuramente a caso vostro.
Profile Image for Svalbard.
1,142 reviews68 followers
February 14, 2023
Recentemente Culicchia ha scritto un libro sui luoghi comuni e le ipocrisie del nostro tempo e dei nostri modi di essere. Doveva essersi parecchio allenato con quest’altro precedente libro, che in effetti quanto a luoghi comuni sulla Milano “da bere” non scherza. Narra di una giovane donna (39 anni, possiamo definirla giovane) che vive di eventi, di moda e di immagine, con una madre con cui non parla e una figlia con cui ugualmente non parla, finché tutto non le si rivolta contro; all’improvviso si trova senza lavoro, senza marito, senza amante, e in teoria dovrebbe cominciare la sua personale discesa agli inferi, ma sembra talmente tonta e fissata nel suo ruolo da non riuscire nemmeno a concepire che potrebbero essercene altri, ad esempio quelli del disagio e dell’indigenza. Poi, alla fine, anche per lei arriva una specie di redenzione (rinuncia alla vita dispendiosa e al grande appartamento prestigioso, recupero del rapporto con la figlia, spesa al LIDL) ma sembra una cosa appiccicata lì più per far finire il libro che perché lei, o il suo autore, ci credano davvero.

Di fatto, tra shopping addicted, fotomodelle dell'est postsovietico minorenni, sedicenti broker, creativi gay, grandi professionisti self-made di dubbia moralità, figli incapaci di questi che si rovinano al gioco, supermaschi che alla prova dei fatti si rivelano grandi bluff magari preda di perversioni nemmeno divertenti, figlia caratteriale, disfunzionale e mordace, lei e tutti i personaggi di contorno finiscono per sembrare ridicole macchiette, esattamente quello che ci si immagina che siano i milanesi se milanesi non si è e tutto sommato Milano non la si conosce nemmeno troppo bene. (Tipo l’amica che intercala “figa” ogni tre parole, mai sentita una milanese esprimersi in questo modo).

Un libro critico e satirico su Milano scritto da un non milanese, nella fattispecie un torinese* finisce per sembrare una rosicata di proporzioni intergalattiche. Ne ho letto altri, non satirici, che centravano molto meglio gli aspetti anche non molto edificanti di quella città e di quella cultura, tipo “amiche mie” di Silvia Ballestra, “Lei” di Nicolò Targhetta o il recente “Il mio gatto mi ha detto ti amo” di Eva Polanski, libri peraltro secondo me non esenti da difetti (tranne quello di Targhetta, v. nel caso le mie recensioni). In ogni caso di tanto in tanto questo libro qualche sorriso lo strappa, ad esempio nell'eterno ritorno tipo giorno della marmotta delle serate della tipa e le sue amiche, per le quali cambiano i locali ma non le situazioni, remix di Raffaella Carrà e battute identiche compresi. O le sedute di psicoterapia anch'esse sempre uguali, in cui la psicologa apre bocca solo per regalare alla paziente alla fine della seduta perle di saggezza di raggelante banalità e farle pagare trecento euro.

*Che poi, “torinese” è un concetto molto relativo. Culicchia è nato a Torino ma da genitori immigrati siciliani, e a Torino lo “ius soli” non ha mai avuto troppo diritto di cittadinanza. Chi si definisse torinese, ma senza avere familiari torinesi o almeno piemontesi da millemila generazioni, verrebbe guardato dagli astanti con la stessa tollerante sufficienza che si potrebbe riservare a un nero che affermi di avere entrambi i genitori di sangue svedesi, biondi e con gli occhi azzurri. Almeno in questo, Milano è davvero un altro mondo.
Profile Image for Silvia.
70 reviews
June 16, 2020
Gaia, una donna di 38 anni che porta la taglia 38, con problemi di alimentazione, molto superficiale, che evita la madre che odia con amiche altrettanto superficiali, così come il marito, la figlia molto problematica che fa fuggire tutte le tate e un amante.
Una vita, diciamo normale, che viene sconvolta a causa di due SMS che sono il motore della narrazione fatta con spietata ironia, con una ripetitività da mantra, ma cambiando qualche particolare.
Io ho trovato il libro sconvolgente: davvero la società è a questo punto? La vita di Gaia a me non pare normale per niente, anzi sembra la parodia di una vita. Ad un certo punto ero addirittura angosciata, per lei, la sua situazione economica familiare e sentimentale. Ma quando la tensione ha raggiunto il culmine (mentre mi chiedevo se abbandonare la lettura perché non reggevo) c'è stata per fortuna una svolta che mi ha catturata e condotta a terminare il libro con una lacrima e un sorriso. Lo consiglio, ma non concordo con chi ha parlato di lettura leggera. Lo spaccato di vita che spietatamente ci presenta Culicchia appare surreale e porta a numerose riflessioni salutari.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Federica.
25 reviews
September 6, 2024
Di certo non facile da recensire 😅
La protagonista è talmente dentro allo stereotipo della borghese superficiale e riccona-ona-ona che all'inizio volevo solo mandare a cagare lei, tutto il libro e l'autore. Andando avanti nella lettura, però, ho potuto constatare che non soltanto Culicchia riesce attraverso espedienti ripetitivi (in parecchi capitoli ci sono praticamente le stesse frasi di precedenti) a far comprendere al lettore tutta la grottesca pochezza in cui i personaggi si muovono, ma anche a suscitare empatia (si esatto) a una tipa che, di primo acchito, vorresti solo prendere a schiaffi. Lo consiglio, alla fin fine è un libro discreto, godibile e per nulla frivolo come copertina e trama lasciano intendere.
Promosso, con 7, meno (ma in che razza di locali vanno Gaia e le sue amiche che mettono sempre Raffaella Carrà???)
Profile Image for Fabiana.
567 reviews5 followers
November 21, 2022
Niente di particolarmente appassionante, a tratti decisamente mal scritto. Interessante per alcuni aspetti la storia, ma non mi ha per nulla convinta. Non lo rileggerei
Profile Image for Davide.
66 reviews3 followers
June 16, 2013
Bello, forse un po' ripetitivo (volutamente), però nel complesso la lettura scorre bene e in maniera assai veloce.
Forse un po' banale il finale, ma nel complesso è una bella lettura, che regala anche sprazzi comici.
Se ci penso bene, è un po' triste il quadro dipinto dall'autore in merito ai cosiddetti "giovani bene" delle grandi città, ma forse è proprio reale, ed è per questo che il romanzo risulta così attuale e veritiero, certo, in alcuni tratti magari un po' esagerato, però fedele alla triste realtà.
Profile Image for Matteo Fumagalli.
Author 1 book10.7k followers
August 4, 2017
Un divertentissimo "racconto di formazione" di una macchietta che diventa una persona normale. Non il migliore di Culicchia, ma mi ha fatto ridere a più riprese.
Divertente anche riconoscere i vari riferimenti culturali, soprattutto impliciti: da quelli su Culicchia stesso e i suoi precedenti lavori agli Afterhours, passando per -ebbene sì - "Sposerò Simon Le Bon".
Profile Image for Mauro.
99 reviews
May 24, 2013
Fa ridere e sorridere e, alla fine, anche riflettere sulla situazione attuale del nostro paese. Una piacevole lettura, mi ha sorpreso. Bello.
Profile Image for Marco Raimondi.
5 reviews
July 2, 2013
Ben scritto, come sempre...forse un po' banale nella trama e nel finale!
Profile Image for Lorena.
114 reviews2 followers
March 22, 2015
...ed è strano, lo so. ma ad un tratto non ho più paura.
Displaying 1 - 12 of 12 reviews

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