Odifreddi viene spesso presentato come uno dei Maitre a penser del pensiero ateo contemporaneo tanto da venir consultato su questioni inerenti la fede ad ogni piè sospinto.
Andando aldilà della viscerale antipatia che mi suscitano i tipi che appaiono presuntuosi e pieni di certezze oltre ogni dire come il nostro o come in altri campi i vari Sgarbi, Busi, Ferrara e via elencando, ho voluto leggere questo suo saggio.
Precisazione necessaria: Io credo in Dio, sono cristiano e addirittura cattolico, (almeno mentre scrivo queste note, domani chissà).
Non mi piace, non mi piace proprio. Non pretendo che si debba credere a quello che credo io, ma non mi piace che chi non crede a quello che credo io debba tentare di farsi gioco di me, sostenendo che io sono un "imbecille", forse sarà anche così (e con onestà ogni giorno mi interrogo) ma ... "da che pulpito deve venire la predica..."
Il matematico si esibisce in una lunga dissertazione esegetico-teologica senza averne l'apparato metodologico ne l'umiltà di dichiarare le sue tesi come semplici ipotesi di riflessione.
Ben diversi erano gli originali di Russel e Croce a cui il titolo vuol fare il verso.
Con il metodo di schernire e ridicolizzare i credenti non credo che si vada molto lontano, quanto è più interessante il Dialogo (si proprio con la maiuscola) con chi invece si interroga e si confronta con rigore intellettuale e razionale ma con rispetto e sincero desiderio di capire il punto d vista dell'altro. Devo citare Cacciari, Scalfari o Zavoli ?
Certo il Piergiorgio ha studiato, come no, ma qualche volta sembra proprio non aver capito (direbbe la mia solita e mitica prof. di Italiano).
Insomma la fede è una scommessa, direi con Pascal, e quindi nessun novello Aquinate, potrà dimostrare l'esistenza di un Dio allo scettico, ma lo scettico che pretende di dimostrare il contrario mi induce piuttosto a compassione per lo sforzo e la fatica degna di miglior causa.
Se proprio devo scommettere scelgo di farlo sull'ipotesi dell'esistenza di un Dio per quanto assurdo ciò possa sembrare al nostro, rimanendo in compagnia di altri "imbecilli" come Teilhard de Chardin, Einstein, ma anche il Galilei che pure è assurto a simbolo di indomita razionalità, più per gli errori dei suoi persecutori che per le sue grandissime scoperte.
Ok adesso l'ho letto, e sono andato anche fino in fondo, ma non mi sono arricchito molto e il nostro autore non è riuscito a "salvarmi". Peccato.