"La menzogna: questo è il grande tema della letteratura"
"Questa è la missione dei superstiti: raccontare, ricreare, inventare, perché no, la storia degli altri. Prenda una quantità qualsiasi di episodi nella vita di un uomo, li distribuisca a suo gusto e piacimento, e avrà così un certo personaggio dalla verosimiglianza inconfutabile. Li disponga in un modo un tantino differente e, perbacco!, il personaggio è cambiato, è un altro, ma altrettanto vero."
E' Alberto Manguel stesso che prende parola in questo romanzo corale in cui le voci, che si passano il testimone, in questa staffetta letteraria, rispondono alla domanda del giornalista Terradillos:
« Chi era Alejandro Bevilacqua?».
Ricordi che viaggiano dall'Argentina pre e post-dittatoriale, allo scenario madrileño, enclave privilegiata degli intellettuali esiliati.
La vera protagonista, tuttavia, è la Letteratura che si fa scudo delle parole e lascia fare il resto all'immaginazione, filtro del reale.
"Scrivere è un modo per minacciare con ciò che non si pronuncia ad alta voce, con l’ombra delle lettere che si tormentano tra le righe.".
Ogni capitolo intesse una parte di ragnatela che contribuisce alla visione di quell'universo labirintico oscillante tra menzogna e verità, tra reale ed onirico.
Manguel che, sedicenne, leggeva per Borges (ormai prossimo alla cecità), ne eredita quella visione sfuocata dove tutto è possibile e nulla è nitido.
" Come fare a sapere, fra tante figure che ci appaiono negli specchi, quale ci rappresenta con precisione e quale ci tradisce? Dal nostro infimo punto nel mondo, come possiamo osservare noi stessi, senza false immaginazioni? Come distinguere la realtà dal desiderio?"