Sono nato a Milano il 23 maggio 1980. E milanese sono per stile, carattere e abitudini. Giornalista professionista con una (sincera) vocazione: raccontare i fatti come attento osservatore dei costumi e della società. Ed è sempre questo fascino per le passioni che muovono l'uomo a spingermi a scrivere di politica ed economia con obiettività. Dal 2008 al sito web del Giornale, ho pubblicato nel 2011 "Il partito senza leader", un ebook sulla crisi di leadership nel Pd. Già autore di un saggio sulle teorie economiche di Keynes e Friedman, nel 2010 sono "sbarcato" sugli scaffali delle librerie con un romanzo inchiesta sulla movida milanese: "Unhappy hour" (Leone Editore). Nel 2011 ho doppiato l'impresa col romanzo "La notte dell'anima (Leone Editore). Due le mie passioni: la letteratura e la fotografia. Cattolico, sposato ed entusiasta della vita.
Vero che in copertina si parla di una indagine sulla diffusione di alcol e droghe tra i giovani milanesi di famiglie della medio alta borghesia nel periodo alla fine della prima decade nuovo millennio (che sembra un secolo fa per come è cambiata la fauna locale) e in effetti in chiusura del libro sono riportati alcuni articoli dello scrittore (giornalista) apparsi su vari quotidiani dell'epoca. Altrettanto vero che si tratta di scoprire l'acqua calda di un fenomeno che si protrae da sempre: dal vino dei "tranat" nelle osterie, alla psichedelia anni '60, all'eroina anni '70, alla coca della Milano da bere (poi diventata comune) e infine al modernismo delle canne (pubblicizzato come "chic" e "in" da tanta intellighentia tra cui i film di Salvatores) e all'ecstasy, per arrivare oggi all'apertura dei negozi di cannabis mentre alcuni "scoprivano" l'esistenza di uno spaccio a cielo aperto nel boschetto di Rogoredo che richiamava giovani da tutta la regione... Non una premessa inutile per la parte narrativa del libro perché lo scopo dichiarata è quello di mettere in luce comportamenti che il più dei genitori (forse) ignora. Altra cosa importante è che anche se i personaggi hanno portafogli gonfi si tratta di un comportamento trasversale,in cui i "vizi" e "comportamenti" si accordano alle possibilità di spesa. Nello specifico del racconto seguiamo un gruppo di amici (Andrea, Tommaso, Ricky, Daffo, Manuela, Francesco, Allie …) nel corso di una stagione, tra i prodromi estivi e l'autunno, quando tutti loro si trovano nel guado 25-30 anni, tra la fine dell'università, il lavoro che comincia a modellare la propria vita e gli assestamenti relazionali che di fatto sanciscono la fine "dei tempi del liceo". Ragazzi/e normali nel senso che per quanto bene dotati di possibilità di spesa superiore alla media, provengono da una borghesia lavoratrice dove non è consentito il cazzeggio ad libitum o l'essere studenti senza metà: infatti sono tutti attivi lavorativamente (finanza, giornalismo, informatica ma anche part-timers ) e chi sgarra facendosi travolgere dal "vizio" e non rientrerà nei binari del auto-controllo sarà alla fine abbandonato alla sua scelta. So bene che alcuni lettori diranno "viziati dell'alta borghesia" ma non è assolutamente questo il caso perché si tratta di ragazzi tutto sommato a posto, che spendono (tanto) quello che guadagnano (tanto) ma molto diversi da personaggi come i gomorroidi che pure in italia godono di ampia capacità di fascinazione il che francamente è per me inconcepibile La descrizione ambientale è abbastanza credibile (abito nelle stesse zone e frequentavo all'epoca gli stessi locali) anche se alcune cose mi sfuggono tipo la descrizione nelle prime pagine del libro dell'anziano che butta la spazzatura dalla tromba delle scale come fatto "ovvio" in zona piazza Piemonte (sarà un condominio "alternativo"?). Alcuni strafalcioni descrittivi ci sono. Il padre di Francesco ha avuto un infarto, lui arriva trafelato nella camera e il padre dopo avere espresso le sue preoccupazioni sul suo futuro, muore, con tanto di beep del macchinario. Una scena già di suo poco credibile in un film americano ma qui alla scena alquanto improbabile (doveva essere in unità coronarica dopo un infarto …) si aggiunge il fatto che Francesco è laureato in medicina e appena accettato alla specializzazione in cardio-chirurgia quindi il suo agire e le sue parole sono qualcosa di totalmente stonato da avermi fatto quasi ridere. Altra cosa che è impossibile non notare è l'apparente ossessione per il fumo (e parlo delle sigarette normali) che sembra emanare dall'autore: ognuno dei personaggi vive attaccato alla sigaretta che sembra quasi una virgola narrativa nelle scene in cui si vuole far fare qualcosa al personaggio. Sembra quasi uno dei film di Calà anni '80 quando ogni scena era buona per zoomare su di lui che metteva in bella mostra il pacchetto di sigarette. Al che il dubbio che Indini sia un ex-fumatore che sublima in questo modo la crisi d'astinenza. Non esagero se dico a furia di leggere di sigarette ne sentivo la tipica puzza sui vestiti … . Libro interessante come "vista d'interno" di un giornalista che scopre l'acqua calda di ragazzi della Milano post-da bere-che-può-bere-ancora. Non cercate indagini, sociologia spiccia o altro. Comunque sia una lettura non banale e ben scritta. p.s. certo che chiedere ad Alvin (Radio 105) di scrivere la prefazione del libro, lui che afferma candidamente di non essere un lettore, è alquanto singolare. Certamente ha senso perché conosce bene la fauna notturna e i locali più "in" ... ma la prefazione l'avrei chiesta per un biopic di Nicola Savino più che per un romanzo