L'ho pescato da una pila di libri impolverati nell'angolo di una nota libreria dell'usato e, attratta dal titolo e dalla copertina con quella svastica enorme e quegli schizzi di poveracci disperati in basso, l'ho comprato così, a scatola chiusa. Ho poi scoperto che, non solo è molto apprezzato e che ne hanno tratto, negli anni 7o', una nota serie televisiva. Dopo "La chiave di Sarah" e "La casa delle bambole", un nuovo romanzo sull'Olocausto forse poco conosciuto eppure di straordinaria potenza narrativa. Une piccola grande perla nascosta alla massa, tutta da aprire, scoprire, assaporare. Gerald Green ci presenta due storie parallele ma che si incontrano più di una volta, sul terribile sfondo della seconda guerra mondiale: quella di Rudi Weiss e della sua famiglia, ebrei tedeschi che fuggono dalla Germania insanguinata andando incontro a destini diversi, e quella di Erik Dorf, spalla destra di Heidrich, uno dei mostri più temibili delle SS. Prima di entrare nelle SS Erik è paziente del padre di Rudi, valente medico, e le vicende che segnano la vita di questi due mondi si intersecano più volte, rendendoli sempre più distanti e più diversi. La conoscenza e la stima, poi la diffidenza, il distaccamento, l'indifferenza e la violenza giustificata con ordini che provengono dall'alto, finchè, alla fin fine, tutti i colpevoli parranno lavarsene le mani, Erik compreso. "Olocausto" è un libro forte, sconvolgente e bellissimo, che ci offre, in un racconto alternato ma incrociato, un panorama completo degli agenti coinvolti nella tragedia della Shoah, condannati e carnefici, i loro pensieri, i loro punti di vista, le loro paure, le loro ossessioni, le loro giustificazioni. Tanta azione, e tanto sentimento. Peccato che, come molte cose belle, pare che sia irreperibile (l'edizione che ho io è una vecchia del Club degli Editori, nessuna ristampa?). Che peccato, e che vergogna: certi libri dovrebbero urlare al mondo il bisogno di essere letti.