La parte di Genesi che riguarda Caino è cangiante, misteriosa, piena di silenzi, sottile nel suggerire i possibili doppi: agricoltura e pastorizia, erranza e stanzialità, azione contemplazione, razionalità animalità, e insomma piena di attrazioni tematiche. --- «Mi sono tenuta a una certa distanza dalla pagina biblica, lontana da qualunque tentativo esegetico, attratta piuttosto dal silenzio che regna intorno alla figura di Caino e dalla potenza di questa icona: si staglia solissimo in un deserto abbagliante, a muso duro, con un fratricidio che pesa sulle spalle, la maledizione della terra, la lontananza dal volto della divinità. E poi eccolo dare inizio, con la costruzione della prima città, alle nere arti della tecnologia ¿ rese nere più che altro dallo smarrimento dell'etica che non ha seguito l'immenso sviluppo tecnico. [...] L'enigma del male, il mysterium iniquitatis, è un fondale che non possiamo non indagare, anche se non siamo capaci dell'immensa apnea che richiede. Questo è il mio primo tentativo, ancora impregnato dell'ombra che ho cercato di attraversare, colpita dalla reticenza di questo tema ad avere una parola definitiva. Non la si potrà mai pronunciare, per fortuna. Nessuno la possiede per intero: chi ha creduto di possederla ha troppo spesso seminato dolore. Io ho potuto solo balbettare».
Mariangela Gualtieri è nata a Cesena nel 1951. Si laurea in architettura allo IUAV di Venezia e nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga.
Ha pubblicato alcune raccolte di versi, fra le quali Antenata (Crocetti 1992), Fuoco centrale (Einaudi 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Bestia di gioia (Einaudi 2010) e Caino (Einaudi 2011).
Quanta notte s’è infittita nel suo fondo scuro quanto scuro cuore gli s’è strozzato nel petto come animale piccolo che non ce la fa. Quanto popolo dentro s’è messo zitto dentro lui e non vuole mangiare quanto bambino piccolo gli zoppica quanto zoppo respiro gli scassa il polmone.
Versi per il teatro. Una reinterpretazione del noto passo biblico per occasionare la riflessione sui poli opposti della vita e della morte, del bene e del male, dell'uomo e del Mistero, della natura e della città. La scrittura è limpida, semplice, densa di lirismo e pregna di scelte lessicali e sintattiche che delineano inconfondibilmente la penna dell'autrice ("scancellare"...). Dentro si stagliano i passaggi per superare l'Arte ed addentrarsi nella filosofia, nella teologia, nello spiritualismo... e per ritrovare il senso dell'esistenza. Un lavoro eccellente, al pari del suo "senza polvere senza peso". Se insegnassi porterei Mariangela nelle scuole in modo che i giovani possano saggiare la vera poesia contemporanea... e sarebbe una occasione utile anche per "alleggerire" la nostra letteratura di qualche nome esageratamente approfondito.
Mariangela mi sei carissima, oramai è divenuta per me una fonte sicura: ogni cosa che leggerò mi scuoterà, sarà puntuale con il mio spirito e risuonante con il mio cuore. E anche Caino, nella sua umanità archetipale, ha avuto lo stesso effetto su di me. Questo libro è la rivisitazione biblica della storia di Caino in chiave poetica e teatrale, una messa in scena con altri personaggi come l’Alato, figura che danza con la voce di un poeta, tesse movimenti sottili, è enigmatico; il Coro con i suoi sei giovani interpreti che illuminano la scena e raffigurano tutto lo spettro emotivo, dall’allegria alla ferocia, dalla pietà all’essere spietati; l’Illusionista come un Caino giovane, associato ad un Lucifero (così come in diverse dottrine esoteriche), che è sia malinconico che dominante, regale e perverso. Anche Abele c’è, ma non parla mai, è descritto come corpo, appare in scena nell’uccisione, nella rievocazione della sua vita umana, ma non ha voce.
È tutto intenso, profondo, a tratti onirico ma così umano. E così una delle più antiche storie bibliche dell’umanità racconta più dell’uomo che del divino stesso, che della religione. Nella dimensione del divino, le poesie che hanno evidenziato un confronto con la terra come dea madre e generatrice di vita e il cielo come dio che impugna una spada e condanna, proprio come è effettivamente accaduto nella storia dell’umanità, mi sono piaciute tantissimo. Mi sono sentita coccolata in un nido fatto anche per me. Non c’è stata censura nell’evocare la crudeltà, apparsa spoglia e vera. Così come spogli e vedi erano la ricerca di perdono, di amore. L’amore che - come sempre - sostiene ogni cosa e rende questa storia spoglia, vera e umana. Caino come un archetipo.
Alcune delle mie poesie preferite:
“[…] Getta la rete. Vieni. Entra nella paura che ti tiene. È un posto interessante. Raccogli vento. Ciò che non si vede. Se l'angelo viene. Accoglilo nel petto. Lascia che parli. Inchina. Anche lui si inchina. Buon viaggio. Buona cima. Buon cammino terrestre. Comincia qui l'umano. Non temere. Cominci qui. Sei il primo di una infinità. Come ognuno che verrà, porti la promessa e porti il peso di tutti. Da te viene l'umanità. Farà opere immense. Traverserà l'inferno terrestre ma poi tutto sarà bene. Tutto bene. Tutto tutto. Traverserà l'inferno. Tanto di quel dolore. Percorrerà il male in tutte le sue cune[…]”
“CORO Che ci vuole a versare del sangue. A guastare ci vuol niente ci vuole. A versare a guastare. Ma creare io voglio. Fare uscir dalla terra tutti i frutti che voglio. Tutti i fiori. E le foglie. Io non voglio guastare. È creare che voglio. Migliorare 'sto secco. Ombreggiare il deserto. Farlo bello. È creare che voglio. Ce l'ho scritto nel sangue. Ed è bello. Creare. Dare forma. Tirar fuori da sotto la terra. Un colore. Un sapore che prima non c'era. E gustarlo. E goderlo. Stare bene io voglio. Stare meglio. E io so come fare. Che ci vuole a sgozzare. A sgozzare un agnello. Ci vuol niente a guastare.”
“L'ILLUSIONISTA «Allora è notte, è notte su ogni volto che abbiamo amato». CORO È notte, è sempre notte quando un denso si forma e spinge sul petto dà i suoi calci di ferro con un peso dentro il polmone con un fiato spaccato con fitte molto acute di terror panico terrore di perdita terror di cavallo vecchio terror di solo al mondo terror bruttezza terrore di cose che finiscono.”
“CAINO Io. Solo. Adesso. Peso addosso. Che ho. Intorno. Tutto. Com'era. Solo sangue fra adesso e prima. Versato per terra. Una voce che c'era e adesso non c'è. Uno che non ride e prima rideva. Cambiato - niente: sole, cielo, piante, pozzo, tutto com'era. Eppure. Eppure. Qualcosa è presente. Qualcosa ora c'è senza farsi vedere ha tolto colore alla scena. Che cos'è? Cos'è? Non consiste ma pesa non ha neanche l'ombra eppure smorza la luce. Cos'è. Come si chiama.”
Un libro molto profondo, pieno di poesia. È uno spettacolo teatrale, ma non c’è molta interazione tra i personaggi. È come se ognuno di loro rappresentasse un elemento dell’umanità. Caino siamo noi, è l’umanità, con tutti i suoi difetti e peccati. Tuttavia, Caino, come noi, è in grado di fare cose meravigliose, di creare la civiltà. Insomma, siamo, così, capaci di fare il bene e il male, perché entrambi sono dentro di noi.
Stupendo: una rivisitazione della storia biblica di Caino e Abele in cui Caino sviluppa pensieri ed emozioni nuovi e stimola riflessioni interessanti, narrata attraverso lo stile inconfondibile di Mariangela Gualtieri.
Sullo scarto tra sensibilità innata e processo tecnico, Sulla necessità di un Dio-Padre.
"Rendilo umano, fa' di lui un animale buono. Rendilo mite rallenta la sua corsa dagli l'intelligenza silenziosa del fiore. Fa' che salvi la terra da se stesso. Che la fecondi di nuovo."
Non ho visto la realizzazione scenica di quest'opera, ma posso dire che se ne può tranquillamente immaginare l'intensità. Con un coro greco che parla e incalza in un crescendo di pathos e ritmo, viene raccontata la genesi di Caino, dell'uomo e della sua fallibilità. Caino, il primo sbaglio di Dio, appare come l'Uomo: come tutti noi. Fallibile, desideroso di essere amato, invidioso e disperato nell'uccisione del fratello. Non fa ammenda, Caino, perché Dio non ode le sue suppliche né scende dal proprio posto per farglisi accanto: basterebbe una parola, per alleviare le pene di Caino. Caino è uomo e umanità intera: è attraverso di lui, delle parole dell'Alato e dell'Illusionista, che prende vita il percorso travagliato dell'Uomo attraverso le epoche. Nella prosa intensa e toccante di Mariangela Gualtieri è impossibile non scorgere la rabbia dell'uomo, le guerre, le scelte sbagliate, quei "verbi violenti tu hai". Basterebbe sentirsi amato, forse, per alleggerire il fardello delle sue colpe. La prosa della Gualtieri è incantevole e sublime, incanta e commuove con una liricità che è raro ritrovare, senza cadere in barocchismi e trucchi di stile, come se si mettesse a nudo - per prima - per il suo spettatore.
"Una spinta muove il polmone e alla fine Lo abbandona. Ma tu chi sei? Sei il polmone o sei la forza Che lo gonfia e lo svuota? Chi sei tu? Sei il tuo cuore, sei l’intreccio delle Fibre, la vena cava, il sangue, sei l’arteria, l’aorta sei? O sei la forza che tutto questo muove? O sei la forza? O sei la forza che"