With or without you...
... ma prima, molto prima, l'aveva già detto Ovidio "Ego nec sine te nec tecum vivere possum", a dimostrazione di quanto siamo "vecchi" noi uomini "moderni", come diceva il mio coltissimo professore di latino e greco.
E il passato, sotto forma di tradizioni anche letterarie, di sacro rispetto per la natura, è uno dei due temi che permeano il romanzo; l'altro, senza dubbio, è l'amore.
Entrambi sono radicati nel protagonista, ne costituiscono la sua ossatura psicologica e sono allo stesso tempo fonte di gioia immensa e di dolore, inestricabile binomio nella vita dell'ormai novantenne Bjarni che, in una lettera tardiva alla sua donna Helga, riflette su di sé e sul mondo, sui cambiamenti. Non è un reazionario, Bjarni: c'è equilibrio nel suo modo di guardare a ciò che di buono il nuovo ha portato, c'è entusiasmo per il nuovo rappresentato dall'esuberanza della gioventù; ma con la stessa lucidità vede quanto si è perso in senso umano, quanto manchino, nel mondo moderno, la mano di chi lavora, l'impronta che ognuno dava nel lavoro artigianale, l'identità di sé nel manufatto. La vita in città è per lui la somma di questa perdita che, con sguardo aperto sul futuro, crede sarebbe diventata anche la perdita dell'amore.
Un amore fortissimo, carnale nel senso più animale della parola perciò autenticamente spontaneo, un amore che non lo abbandonerà mai per tutta la sua lunga esistenza, un amore che si trasformerà presto in diuturna sofferenza.
Ma la scelta non era possibile per quest'uomo, lo dice anche, a un certo punto della lettera-narrazione, attribuendo tale possibilità solo ad Helga.
E' stata una bella lettura, mi ha colpito per l'originalità e per le atmosfere; talvolta mi ha, per così dire, scioccata (mi riferisco a certi dettagli legati al lavoro di Bjarni), in un'occasione mi ha fatto sorridere non poco, ma nella stessa occasione mi ha fatto riflettere su come si possano considerare in modo così naturale la vita e la morte.